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Il pasticciaccio delle Province Opinion leader

Il tema, maturo nel paese anche se un po’ meno nella politica, del superamento del livello provinciale si sta trasformando  da occasione di riordino e di maggiore efficienza in una vera e propria “farsa”. Dove hanno voce, nel mezzo al solito rumore di fondo del paese populista e demagogico contro la politica, le istituzioni e i partiti, principalmente i capi campanile e i difensori di poltrone ad oltranza.

Ed invece l’occasione era, ed è buona. Come rendere il sistema di amministrazione e di decisione istituzionale più tempestiva, trasparente ed efficiente eliminando l’eccesso di livelli di competenza, le sovrapposizioni di compiti e la farraginosità delle procedure di composizione dei diversi interessi territoriali. Non c’è dubbio che alla fine del processo di Riforma si sarebbero abbassati i costi della politica ma la cosa più importante è che avremmo avuto un sistema Istituzionale più efficiente e anche più trasparente. Chissà che non avremmo più assistito, al verificarsi dell’ennesimo disastro ambientale, al tradizionale “scaricabarile” di responsabilità a fronte di competenze multiple e poco chiare sugli stessi oggetti da parte dei più svariati Enti di primo, di secondo e anche di terzo livello.

Il Governo Monti ha fallito su questo punto. Prima ha lanciato l’idea del superamento delle province. Poi, sulla spinta dei tanti parlamentari che solo quello sanno fare, cioè rappresentare la “pancia” degli elettori della propria circoscrizione, è tornato indietro e ha proposto una mezza Riformuccia che non si regge in piedi. Senza cultura geografico-economica, senza cultura istituzionale e con un piglio esclusivamente matematico-ragionieristico.  Creando così nei territori delle “proposte monstre” che , se attuate, avrebbero stravolto in alcuni casi in maniera irrazionale l’equilibrio territoriale interno alle regioni frutto di anni ed anni di storia, di economia e di politica locale.

In Toscana siamo arrivati a veder proposta  l’aberrante provincia di Massa Carrara, Lucca, Pistoia ed anche  Prato che sarebbe diventata poi, nel gioco a concorsi proposto per la scelta del capoluogo, il capoluogo della nuova provincia. Siamo davvero arrivati al ridicolo. E dispiace che a questa situazione ci abbia portato un Governo che sulla tecnica, e quindi in contrasto alla superficialità e alla improvvisazione, è nato e ha maturato la propria legittimazione.

Bene ha fatto la Regione, ed il suo Presidente Rossi, a prendere in mano la “patata bollente” e a cercare di inserirsi in questa miniriforma demenziale con alcune proposte che, a parità di risparmio e forse anche con un contributo di taglio più rilevante, potessero rappresentare un punto di innovazione verso la Riforma dell’Ordinamento degli Enti locali.

E la proposta di tre province di area vasta è sembrata rappresentare, nel panorama nazionale, una delle più avanzate e delle più condivise ai vari livelli territoriali . Anche in considerazione del fatto  che in Toscana il perimetro di area vasta rappresenta già un riferimento istituzionale per alcuni, importanti settori di intervento (dalla gestione degli acquisti in sanità, dal tema rifiuti, e così via). Certo si tratta di una proposta che sta dentro il progetto nazionale di mantenimento del livello provinciale e che non contenta quanti volevano un superamento di questo livello. Ma tale scelta non poteva stare certamente nelle mani del Presidente della Regione.

Sarebbe stato interessante in tema di nuovo Ordinamento poter rivedere tutto il sistema, senza troppi vincoli e spinte alle mantenimento dello “status quo”, puntando ai due obiettivi della Riforma: e cioè il risparmio in termini di costi di funzionamento, in particolare della politica, e la maggiore efficienza operativa. Questi obiettivi avrebbero suggerito una revisione del numero e del perimetro delle Regioni, il superamento definitivo e totale del livello provinciale ed infine l’accorpamento significativo dei Comuni portando, per una regione come la Toscana, il numero dagli attuali 287 a non più di una cinquantina. In uno studio che ho seguito all’Irpet (Istituto regionale per la Programmazione economica della Toscana) quando facevo il ricercatore, ho applicato un metodo di aggregazione delle province sull’interscambio dei servizi e sono “scomparse” 7 fra regioni e province autonome. La Toscana si è “ridisegnata” aggregando a nord La Spezia e a sud  Perugia. Insomma un Governo tecnico credo che non avrebbe avuto  difficoltà a proporre idee di accorpamento e di aggregazione di Istituzioni in maniera più sensata per creare effetti di scala più adeguati ai compiti da svolgere  e semplificazione burocratica e operativa dei processi decisionali.

Comunque dicevamo che per il momento la Riforma si ferma al ridisegno del livello provinciale attraverso aggregazione delle istituzioni attualmente esistenti. L’accoglienza generale alla proposta delle tre aree vaste del Presidente Rossi  non è stata negativa. Certo i soliti distinguo, qualcuno che proponeva sempre di più e sempre di meglio (sport oramai in uso in grande stile nel paese!!!), ma, considerando la proposta Governativa come “paletto”, non è sembrato venire anche dal basso, dalle istituzioni locali, dai partiti e dalle forze sociali niente di più innovativo ed efficace nello stesso tempo.

Ma la quiete è durata poco. E, acquisita la proposta, dai territori è iniziata la battaglia campanilistica, in pieno stile toscano, sulla individuazione dei capoluoghi. Diventeremo livornesi dicevano a Pisa, con malcelato disgusto?  E, di rimando, da Livorno: mai coi Pisani! E così via in tutte le aree della Toscana. Intendiamoci la scelta del capoluogo, sia per i rilievi economici e sociali di tipo organizzativo, sia per i riferimenti agli importanti temi legati alla identità culturale e storica delle tante città della Toscana non deve essere sottovalutata. E non tutto il “campanilismo” che emerge da questo tipo di discussioni è da considerare come “merce di seconda mano”!

Questo dei capoluoghi delle nuove province, che, ripeto, ha un rilievo organizzativo e identitario, deve senz’altro essere approfondito. E deve trovare un “luogo e un momento” di discussione pacata, approfondita e rispettosa di tutte le sensibilità. Dico deve, ma sarebbe il caso di dire doveva. Perché nel frattempo, con una scelta che si fa fatica non solo a condividere ma anche a capirne la logica politica e istituzionale, il Presidente Rossi ha definito, all’interno di un dibattito estivo alla Festa del PD di Siena, quali saranno i capoluoghi delle tre province. Privilegiando, oltre la scelta naturale e scontata di Firenze, le città “storiche di Pisa e di Siena.

Con questa proposta ho paura che il dibattito sulla scelta istituzionale delle aree vaste e ogni altro dibattito sulla struttura dei Comuni passerà in secondo piano. E cominceranno invece le lotte “fratricide” fra le diverse città toscane. Ed in questa discussione verranno certamente fuori i peggiori spiriti del popolo toscano, emergeranno i peggiori politici dei diversi territori e vinceranno, ancora una volta, i conservatori dello “status quo”. Peccato, la Toscana su questi temi è sempre stata un passo avanti nel paese. Dispiace essere, in qualche modo, rientrati nel peggio della piccola e tradizionale “culturina medievale” della regione. Prepariamoci alla battaglia. O ritorniamo al mare, forse è meglio!!!!!

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