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Il Pd e Le Agorà, Urbinati: “Dialogo aperto per rifare il partito” Opinion leader, Politica

Prato – Mancano meno di ventiquattr’ore alla presentazione del “Manifesto Le Agorà” di Goffredo Bettini, nato “con lo scopo di dare voce a tante e tanti per contribuire ad un dibattito culturale, per la costruzione e il rilancio politico ed ideale del campo democratico e della sinistra”.

Un evento che si terrà su Facebook dalle 15.00 alle 18.00 e a cui parteciperanno importanti esponenti di partito come Gianni Cuperlo, Andrea Orlando, Roberto Speranza, Monica Cirinnà ed anche l’ex governatore della Toscana Enrico Rossi. Ci saranno “intellettuali d’area” come Mario Tronti, Andrea Riccardi fondatore della Comunità di Sant’Egidio.

E alla politologa Nadia Urbinati, che sarà tra i partecipanti alla diretta di domani, chiediamo, cosa pensa di questa novità politica che alcuni definiscono corrente interna al Partito democratico, altri invece un progetto straordinario o meglio “un ponte tra la sinistra del Pd e tutto quello che c’è fuori dal partito, alla sua sinistra”.

“Non so cosa sia una corrente e non faccio parte del partito. Sono un’anima che ama la discussione, la partecipazione e dove esse ci sono mi fa piacere esserci nel mio campo e nella sinistra. Perché come tutti i democratici se si tratta di dare una mano io la do”.

E allora secondo lei cos’è Agorà?

“Prende spunto dal libro di Goffredo Bettini “Agorà, l’ago della bilancia sei tu” e a me sembra un tentativo di tenere insieme dentro al partito democratico quella grande area di sinistra. Io capisco questo. Non mi sembra che sia una corrente, anche se in partenza ci sono persone che vengono da correnti.

 Come si spiegano, allora,  ben tre diverse presentazioni di Agorà?  Una domani con il suo Manifesto; il lancio sabato prossimo con Letta a cui parteciperà Franceschini, ed infine il 29 aprile in videoconferenza con il Segretario del Pd Letta insieme a Bettini, il neo leader del Movimento 5stelle Giuseppe Conte.

“La politica è questo! Cioè si fanno discussioni, si ricercano dialoghi. Si deve fare così. I partiti fanno questo. Devono fare questo”.

Grande assente però è, almeno per ora, Nicola Zingaretti.

“Ci sono tanti assenti non solo Zingaretti. Ma anche tanti presenti e non credo che si sia escluso nessuno. Da osservatrice penso che le persone non vengano escluse ed Agorà sviluppi un progetto di discussione ma che poi si vedrà. È chiaro che debba essere Letta a parlare con Conte e non Zingaretti perché Letta è il segretario del partito democratico. Quello che è importante, secondo me, è che ora il Pd incominci ad essere un partito e non più un’accozzaglia di leaders, di fazioni che tengono in mano la distribuzione delle poltrone. Perché l’abbiamo visto coi nostri occhi: Zingaretti ha detto il vero circa le battaglie sulle presidenze dei gruppi alla Camera e al Senato, sulle vicepresidenze ed altro. Per cui se il partito è solo questo sinceramente c’è poco da discutere; siccome vuole essere più di questo, c’è da discutere”.

Ad Agorà hanno aderito personalità politiche come la Cirinnà che ha fatto delle vere e proprie battaglie sui diritti civili al punto che alcuni sostengono che il Manifesto sia solo un progetto a loro favore.

“I diritti civili sono importantissimi e c’è chi li vuole indubbiamente sviluppare di più. Ma non è questo il mio compito. Che pure partecipo alla discussione. Non comprendo perchè si guardi ai nomi delle persone indentificabili coi progetti o con leggi. Ad Agorà non c’è soltanto la Cirinnà”.

L’associazione “Le Agorà” nasce da un’idea di Goffredo Bettini e per iniziativa di varie persone che, seppur con formazione differente, hanno attraversato il percorso del Pd fondato da Walter Veltroni nel 2007 che nasceva come modello alternativo da contrapporre a Silvio Berlusconi. Oggi invece il Pd ha la necessità di rifondarsi con la stessa urgenza per contrastare l’ondata di destra che sta attraversando l’Italia e l’Europa.

In tutto questo quale il contributo di Agorà?

“Io spero che Agorà nasca per contribuire alla costruzione di un partito, perché senza la costruzione di un partito e di politiche di partito e non mi riferisco alle politiche dei grandi banchieri o dei grandi tecnici, non si costruisce l’alternativa al populismo. La Merkel insegna! Personalmente sono una grande estimatrice di Biden e di questa riscossa della “politica progetto” che si sta facendo strada. È questa la risposta al populismo. Non è la tecnocrazia o un tecnico al governo. Mi auguro che il Pd prenda questa strada. Significherebbe rifare l’ossatura del partito che non c’è più, perché il Pd è un partito liquido, sfibrato, senza organismi interni di partecipazione, di discussioni e di controllo della leadership. Tutto questo deve cambiare ed Agorà potrebbe essere l’inizio del cambiamento, se poi questo non accadrà vorrà dire che ci siamo sbagliati e cambieremo”.

Alcuni osservatori all’interno del partito democratico guardano con diffidenza al nuovo progetto di Bettini definendolo un ulteriore tentativo di rimescolare le carte commettendo però l’errore di farlo dall’alto senza tener conto della base.

“Vorrei sapere dov’è questa base del partito democratico che vedo attivarsi nei Circoli dove vengono nominati o eletti i candidati. Il partito non c’è da un punto di vista organizzativo. Ma c’è un sistema di cooptazione di singoli candidati in campagna elettorale. Non c’è nessuno che dirige e lo si vede oggi nella scelta dei candidati a Sindaco. C’è una frammentazione che determina il ricorso ai propri elettori attraverso le primarie. E da qui non se ne esce a patto che il partito democratico non si decida a ricomporsi come partito dandosi nuove regole e regolamenti. Finora il Segretario Enrico Letta non l’ha ancora detto, ma la parola che dovrebbe dire sarebbe quella di cambiare lo Statuto perché è solo da lì che passa la ristrutturazione del partito democratico”.

Foto: Nadia Urbinati

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