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Il Pd fiorentino si gioca la posta: sulle primarie Politica

Lo Presti: “non è proponibile che il Pd non faccia le primarie”. Fantoni: “Non le farà” e nel caso è “uno spettacolo a cui non ho intenzione di prendere parte”. Giani le vuole ma “ma se per lui (Renzi), per quello che è il suo delicato momento, dovremo fare gioco di squadra e metterci d'accordo, naturalmente sarò il primo a prenderne atto". Fuor di metafora, è già in partenza per Roma, sottosegretario allo sport? E se Giani va via, chi saranno i contendenti? E se le primarie fossero negate seppure a maggioranza, come ne uscirebbe il Pd fiorentino?

“Non è proponibile che il Pd non faccia le primarie” dice Alessandro Lo Presti, della direzione provinciale del partito, promotore del Manifesto per la felicità pubblica, propugnatore della dialettica democratica fondante del Pd. “Nonostante forse qualcuno abbia in testa questo obiettivo, vale a dire saltare il passaggio primarie per la scelta del candidato sindaco, non è pensabile che questo avvenga, in quanto significherebbe negare la base stessa del Pd, uno dei suoi fondamenti”. Una posizione molto determinata che, insieme a questioni di principio, si rifà anche alle indicazioni precise che l'assemblea del Pd fiorentino dette in fase di riunione quando decise che, se il candidato fosse stato Renzi, era inutile mettere in campo delle primarie per un soggetto che aveva ricevuto, poche settimane prima, l'80 per cento dei consensi proprio in città. Sì, ma come spiega Lo Presti, l'indicazione ben precisa dell'assemblea fu che, nel caso il candidato non fosse più Matteo Renzi si doveva tornare necessariamente alle primarie. “Sconfessare una decisione di questo genere, presa dall'assemblea fiorentina, sarebbe gravissimo” conclude Lo Presti.

Del resto, il vero problema che potrebbe affacciarsi sarebbe quello di “mancanza” di candidati alternativi. Perché? Perché il vero ostacolo sulla strada di un Nardella intanto principe reggente potrebbe essere Eugenio Giani, il signore delle preferenze come spesso lo si è chiamato, soprattutto il più tenace e studioso fra coloro che hanno preso di mira la poltrona di primo cittadino di Firenze. Tant'è vero che sembra che per portarlo via dalla città del giglio, la carota abbia l'aspetto di poltrona di sottosegretario allo sport. Una carota molto gradita, quella romana, che se accettata (come potrebbe già essere stato deciso, viste le dichiarazioni dello stesso Giani sì a favore delle primarie, ma anche per un “accordo” capace di mantenere l'unità del partito) sgombrerebbe il campo da avversari pericolosi proprio per Dario Nardella, che in ogni caso si aggiudica il “soglio” per gli ultimi due mesi di legislatura, e che, se volesse presentarsi come sembra ormai certo per la corsa a sindaco, avrebbe dalla sua più o meno due mesi di visibilità pubblica “in prova”. Un sorta di anticipo di campagna elettorale.

Dunque, Fantoni? E' lui stesso a render noto, in un messaggio a dir poco polemico, che non crede si faranno, le famose primarie: “Le primarie –  spiega in una nota parlando di ‘monarchizzazione’ del partito – non credo verranno effettuate. Primarie che comunque sarebbero last minute, senza la possibilità di un vero confronto di contenuto e in un contesto a dir poco anomalo”. Prosegue l'ex-assessore al bilancio della giunta Renzi, l'unico che disse “no” al sindaco in corso d'opera: “Non possiamo e non dobbiamo rinunciare ad una politica ‘diversa’, al bene e al futuro della città come questione centrale. In questo senso non ho nessuna intenzione di tirarmi indietro ma non posso ignorare che per il Pd oggi si pone una questione pregiudiziale: è disponibile uno spazio di reale agibilità democratica? Il diritto di scegliere e sottoporre il giudizio agli elettori è cosa seria e non può essere ridotto a farsa, uno spettacolo a cui non ho intenzione di prendere parte”. Dunque, passo indietro? Del resto, la sua posizione politica non sembra comunque molto forte nello stsesso Pd fiorentino. Claudio Fantoni infatti ha incamerato lo svantaggio di essersi presentato troppo in anticipo rispetto ai giochi (già ad agosto, quando ancora, seppur nell'aria, la candidatura Renzi non era ufficializzata) con il rischio di apparire solo e semplicemente l'anti-Renzi. Poi, la polemica che si è aperta fra lui e il resto del Pd fiorentino quando si comprese che le primarie, candidato Renzi, non si sarebbero fatte, ha senz'altro creato una frattura che non si è certo colmata con gli ultimi avvenimenti. Quindi, sembrerebbe proprio che, seppure Fantoni si mettesse in corsa, difficilmente sarebbe sostenuto in modo convinto da un gruppo compatto del proprio partito.

Alla fine, sebbene vari candidati possano affacciarsi con prudenza sullo scenario, due elementi sono certi: da un lato, che il tempo per le primarie tecnicamente c'è, dall'altro che nel caso venissero “saltate” ancora, nel Pd fiorentino si aprirebbe il caos.

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