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Il pellegrinaggio ciclistico nel nome di Gino Bartali Sport

Firenze – Domenica è il giorno della memoria, del ricordo di “Gino Bartali postino di pace”. L’evento viene vissuto ogni anno con un ciclo pellegrinaggio partenza da Terontola, località toscana ai confini dell’Umbria, ed arrivo ad Assisi. All’invito degli organizzatori hanno sempre risposto centinaia di ciclisti. Pure domenica prossima saranno quasi settecento provenienti da ogni parte d’Italia.

Con questa multicolore carovana di ciclisti – tutti possono partecipare – i promotori dell’iniziativa intendono mettere in evidenza ancora una volta l’aspetto umano di Bartali. Insomma questo pellegrinaggio riporta alla mente episodi vissuti dall’indimenticabile campione durante la seconda guerra mondiale e segnatamente nella seconda parte del conflitto.

C’è un motivo preciso perché parte da Terontola e si conclude ad Assisi. Ma forse è giusto partire dall’inizio di questa vicenda bartaliana che il protagonista ha tenuto nascosta fino alla sua morte (5 maggio 2000).

In quel periodo della guerra “Ginettaccio” prestava servizio militare alla sede fiorentina dell’aeronautica ed aveva l’incarico di portare documenti nei diversi distretti militari italiani. Un certo giorno venne convocato dal Elia Della Costa cardinale di Firenze e dal senatore Giorgio La Pira. I due personaggi passati poi alla storia gli chiesero se fosse stato disposto a collaborare in iniziative atte a salvare la vita a tanti perseguitati politici portando documenti e foto con nominativi falsi. Lui in quanto popolare campione di ciclismo in sella sua bicicletta da corsa avrebbe potuto essere un prezioso postino eludendo qualsiasi controllo dei nazi-fascisti.

Bartali accettò di slancio incurante dei pericoli a cui andava incontro. Pedalando in completa tenuta da corsa dava l’impressione di essere in allenamento e tutti lo guardavano come popolare campione delle due ruote. I viaggi nelle vesti di “postino” nascevano all’alba presso la Curia vescovile di Firenze. Ritirava dei piccoli rotolini di carta che erano documenti falsi da portare ad Assisi. Materiale che nascondeva nel tubo sotto la sella.

Durante la sua pedalata verso la città di San Francesco c’era una sosta programmata alla stazione ferroviaria di Terontola. Bartali si fermava sul cavalcavia di quella ferrovia e quando vedeva arrivare il treno da Roma che lui aspettava si portava al bar della stazione. Ordinava un panino e un caffè.

La sua presenza, in un primo momento, richiamava l’attenzione anche dei poliziotti italiani e tedeschi in servizio a quella stazione. Ma una volta riconosciuto, i poliziotti tornavano a vigilare sui marciapiedi della ferrovia.  Con quel particolare treno arrivano da Roma altri mini documenti che poi ad Assisi sarebbero stati ristampati nella grandezza giusta. Secondo accorti movimenti all’interno della stazione quei piccoli fogli arrotolati finivano nelle mani di Bartali che in modo furtivo e riservato infilava nel tubo del telaio della bicicletta.

Una volta a destinazione sarebbero stati consegnati alla stamperia Brizi di Assisi, moltiplicati e resi documenti credibili da consegnare ad ebrei, comunisti, cattolici dissidenti nascosti in diversi istituti religiosi.  Ad Assisi i punti di riferimento di Bartali, ai quali consegnare il “materiale”, erano il Monastero di clausura di San Quirico dove le suore Alfonsina ed Eleonora provvedevano a dare a Bartali qualcosa da mangiare per il suo ritorno a Firenze. Una di quelle religiose ha confermato, anche tanti anni dopo, i “movimenti” di Bartali.

Ma faceva tappa anche al Convento di San Damiano dove incontrava Padre Rufino Niccacci e pure alla curia vescovile nella quale trovava l’arcivescovo Niccolini. Una volta consegnato il materiale che aveva ricevuto sia alla curia vescovile fiorentina che alla stazione ferroviaria di Terontola, Bartali inforcava di nuovo la bicicletta e tornava a Firenze. Pronto a rispondere alle successive chiamate del’arcivescovo Elia Della Costa.  Alla fine pare che la collaborazione di Bartali abbia aiutato a “salvare” 800 persone che grazie a quei documenti falsificati, erano riuscite a sfuggire alla caccia dei nazi-fascisti quindi ai campi di sterminio.

Alla stazione ferroviaria di Terontola, per volontà di Ivo Faltoni, ancora oggi al vertice del gruppo degli organizzatori, il 17 giugno 2008 è stata eretta una stele con la scritta “Gino Bartali postino di pace”.

Questo è il significato del ciclo pellegrinaggio che riporta appunto in primo piano le vicende bartaliane. E domenica prossima quasi 700 ciclisti partiranno, alle ore 8,30, dalla stazione ferroviaria di Terontola puntando su Assisi. Ma si metteranno in cammino solo dopo avere  assistito ad una funzione religiosa officiata davanti alla stele dedicata a Bartali dal parroco di Terontola don Alessandro Nelli.

Subito dopo la lunga carovana di ciclisti, maschi e femmine di ogni età e di ogni ceto, si metterà in viaggio alla volta di Assisi. Pedalerà per 72 chilometri per giungere a destinazione. L’arrivo è previsto verso mezzogiorno. Nella piazza davanti alla Basilica di San Francesco riceveranno la benedizione del Padre Priore della città, quindi parteciperanno alla cerimonia della premiazione. Tra i riconoscimenti le medaglie dei presidenti della Repubblica, del Senato e della Camera dei deputati.

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