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Il retore, il filosofo, il sofista Opinion leader

Era sicuramente uno spettacolo più edificante e più educativo delle esecuzioni pubbliche. Allo Stensen di Firenze, in un incontro dal titolo “Fede, Dubbio e Laicità”, abbiamo avuto la fortuna di assistere alla migliore espressione di questa forma di comunicazione delle idee, migliore certamente rispetto alle confuse discussioni televisive, “piene di strepiti e furore, che non significano niente”, come direbbe Shakespeare. I tre ospiti della serata hanno rappresentato egregiamente i tre ruoli, di stile metodo e contenuto, nei quali si incarna il ragionamento fatto in pubblico: il retore, il sofista e il filosofo. E, a conferma di ciò, Socrate è stato uno dei pensatori più citati, soprattutto per le sue ultime parole ai discepoli: ricordatevi di sacrificare un gallo a Esculapio, con il suo enigmatico richiamo alla religiosità. Ovviamente ciascuno dei tre oratori, Corrado Augias, Piergiorgio Odifreddi e Vito Mancuso è uscito dalla sala verde con la convinzione di essere stato l’autentico Socrate. In realtà come accade spesso nelle cose umane, ciascuno di loro ha rappresentato una parte della  verità ed è toccato agli spettatori trarne un insegnamento personale secondo la propria visione della vita e le convinzioni maturate con lo studio e l’esperienza. Ciò che invece è stato evidente per tutti è la diversità dello stile: i tre potrebbero fare tranquillamente parte di una casistica all'interno di un trattato sull’ars oratoria.

Per stile, tono e carattere Augias è stato il più sereno e moderato dei tre: retore di scuola classica. In medio stat virtus e la virtù per Corrado è talmente evidente che non occorre né enfatizzarla, né tanto meno gridarla: la laicità è parola cristallina e indica un metodo per garantire la convivenza reciproca. Nella sostanza essa significa che ciascuno è unico proprietario “della propria carcassa”, e di questo diritto è giusto che pretenda riconoscimento di diritto pubblico. Pertanto “non tollero che ci siano persone che impediscono di fatto ai rappresentanti del popolo che questo riconoscimento pubblico abbia luogo”. Insomma non ci  deve essere chi impone il proprio credo alla universalità dei cittadini.

Tutti coloro che erano sul palco e, credo, almeno l’80% degli ascoltatori non nutrono il minimo dubbio sulla correttezza di questa impostazione. Merito di Augias è aver dato subito una definizione di laicità, acquisendola una volta per tutte senza che ci sia stato bisogno di tornarci sopra.

Più articolato, e dunque più vivace, il dibattito sugli altri due argomenti dell’incontro, dubbio e fede. Non c’è alcuna contrapposizione fra dubbio e fede, è stato l’esordio di Mancuso, filosofo e teologo di eccezionale spessore, perché il contrario del dubbio è il sapere, non il credere. Dunque non c’è mai un eccesso del dubbio se dubitare significa pensare, discernere, far cadere dogmi e antidogmi. L’uomo procede per antinomie, incontra costantemente due leggi che sembrano entrambe vere e potrebbero essere entrambe false. Il dubbio è profondamente creativo se si esercita sui poteri di questo mondo, senza tralasciarne alcuno, perché “anche nell’attrazione estetica ci può essere tanta crudeltà”. Ma accanto al dubbio c’è un’altra importante esperienza umana che è “la percezione del mistero”: “Come uomo di ragione so di essere immerso nel mistero”, ha detto citando Norberto Bobbio, maestro del pensiero laico. E’ questa la condizione vitale dell’esperienza religiosa, “ciò che l’uomo fa della propria solitudine”.

Non è questo il punto di partenza di Odifreddi, logico e scienziato, ma soprattutto erede – anche nell’uso delle parole e degli argomenti – della tradizione sofistica. Credere e conoscere sono contrapposti. Si può procedere solo affidandosi ai fatti. Il mistero ha a che fare solo con la spiritualità, non con la ragione. Non bisogna dunque legarsi le mani con le contraddizioni come ha fatto il suo maestro Goedel, uno dei fondatori della logica matematica, con il teorema di incompletezza. La pratica della scienza è in contraddizione con la religione. Deus sive natura, Dio è la natura con le sue leggi. Qui ci si ferma, il resto è militanza, che non va bene se associata alla religiosità. Ma che non va altrettanto bene (questo però non l’ha detto) se associata al positivismo, al materialismo o all'ateismo, comunque voglia Odifreddi definire la sua posizione.

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