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Il riscaldamento globale? Va ancora a carbone Ambiente, Economia, Opinion leader

Parigi –  Che il carbone sia una delle fonti energetiche più inquinanti è un fatto assodato ormai da tempo. Ciononostante, e malgrado l’urgente e conclamata necessità di incamminarci il più rapidamente possibile sulla via del rispetto della natura e del clima, gli investimenti nelle miniere e nelle centrali termiche hanno registrato nel 2019 un forte aumento.

Lo ha  appurato l’Agenzia internazionale dell’energia rilevando come in un anno gli investimenti nella fornitura di carbone abbiano raggiunto i 90 miliardi di dollari, con un balzo del 15% rispetto al 2018. Nel 2020 l’Aie si attende a un forte calo degli investimenti  legato all’effetto dell’epidemia di Covid 19 dappertutto nel mondo (ma non in Cina) ma, secondo gli esperti,  senza rischi per questa filiera che sembra essere solidamente impiantata nel nostro pianeta. Nonostante dal 2015  i progetti di centrali a carbone siano crollati del’80% , oltre un terzo dell’elettricità prodotta a partire dal carbone o dalla lignite.

Il paese che più si affida al carbone è la Cina, che da sola rappresenta oltre la metà della produzione e della domanda. La Cina, che è anche il primo importatore mondiale, concentra due terzi degli investimenti mondiali nelle nuove centrali e mira a portare  la capacità di produzione di carbone delle sue miniere a 201 milioni di tonnellate l’anno, cioè dieci volte la sua capacità nel 2017. Secondo le proiezioni dell’Aie , il carbone rappresenterà ancora il 70% del mix elettrico cinese nel 2025 contro il 78% del 2018. Gli impianti cinesi, come quelli dell’Europa centrale e degli Usa, sono relativamente moderni contrariamente a quelli indiani che producono il più alto tasso di inquinamento al mondo.  Vecchie  sono anche le centrali russe e dell’est europeo.

Attualmente le centrali elettriche a carbone in funzione nel mondo sono sono 7.861. Tutte, anche le più moderne, influiscono negativamente sull’ambiente e sulla salute, provocando migliaia di morti all’anno. Bruciando il carbone rilascia  gas a effetto serra, particolato, anidride solforosa e numerosi ossidi. Nei paesi più ricchi si è fatto qualche passo avanti  nella protezione della natura non solo all’uso di tecnologie più moderne ma anche di combustibile di alta qualità, con un alto potere calorifico. Secondo dati recenti il carbone  ucciderebbe direttamente nelle miniere  tra le 10.000 e le 15.000 persone all’anno nel mondo. Indirettamente le vittime sarebbero assai più numerose e si avvicinerebbero a mezzo milione.

 

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