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Il Rosso e Pontormo, molto più di una mostra Cultura

Non è una mostra, questa volta è  di più, davvero un evento in cui Firenze torna a riproporsi con la perentoria rilevanza delle grandi uscite di trenta o quarant’anni fa. Si intitola: ‘Pontormo e Rosso Fiorentino. Divergenti vie della maniera’, è curata da Antonio Natali, trova sede in Palazzo Strozzi, resterà aperta fino al prossimo luglio.

Perché un evento? Perché propone una gran parte delle opere di due grandissimi artisti, il Pontormo e il Rosso che animarono da protagonisti la breve stagione fiorentina, ma non solo, della così detta ‘maniera’ (termine inventato dal Vasari) e che un tempo  trascurata dalla critica, trionfa oggi come momento altissimo, verso la fine del grande Rinascimento, di cui riprende certi aspetti ma con straordinaria novità e precede la nascita del Barocco.

Che cosa si intende  per Manierismo? Una pratica di pittura, sorta nella prima metà del ‘500, che segna da parte degli artisti l’abbandono dell’importanza del modello da rappresentare e del suo valore morale e religioso, per appuntarsi tutta sullo stile, sulla virtuosità tecnica, per essere per dir così – con una straordinaria anticipazione del moderno  – solo ‘pittura in sé’.
Pontormo e Rosso sono coevi, l’uno del 1494 l’altro di un anno dopo. Giovinetti hanno visto forse, in piazza del Granduca, Machiavelli che entrava alla cancelleria, Botticelli anziano che camminava con le stampelle, Michelangelo atteso, giovanissimo, alla statua del David. Fra poco la grande onda artistica del Rinascimento passerà da Firenze a Roma, ma qui si celebrerà appunto il Manierismo con Pontormo e Rosso, allievi di Andrea del Sarto e l’uno e l’altro influenzati dagli echi nordici del Duerer.

Oggi alcune opere di questi due grandi artisti sono note se non popolari, basti pensare all’‘Angelo musicante’ del Rosso, alle due ‘Deposizione’, quella del Pontormo e quella di Rosso, ai vortici misteriosi della ‘Visitazione’ di Pontormo.
Ebbero vite difformi. Pontormo, nevrotico solitario e infelice, compagno sempre del pensiero della morte. Onorato dai Medici ma scontroso: nella sua casetta di via della Colonna viveva in una stanza sospesa cui si accedeva da una scaletta pensile che lui ritirava per negare ad altri il passaggio. Allievo di Andrea del Sarto e maestro del Bronzino fece stupendi ritratti medicei. È sepolto nel chiostro dell’Annunziata.
Il Rosso (Giovan Battista di Jacopo) fu invece antimediceo e savonaroliano, viaggiò e dipinse molto, a Roma, a Venezia in Francia alla reggia di Fontainebleau.

Le opere di questi due grandi sono in buona parte e a Firenze in chiese e musei, altre sono qui convenute anche da fuori. Nella mostra compaiono anche due eccezionali restauri: quello della pontormiana ‘Visitazione’ di Carmignano e quello dello ‘Sposalizio della Vergine’ del Rosso.
Si visiti questa mostra. Si scoprirà, rispetto al nostro occhio di fiorentini rinascimentali, un linguaggio nuovo, una vivezza assoluta di colori, l’anticipatorio allungamento delle figure, il vortice dei movimenti, tutto alla ricerca di una espressione nuova e assoluta che precorre  misteriosamente l’inquietudine dell’arte moderna.
E dopo la mostra, i più attenti ricerchino quel prezioso e lapidario ‘Diario’ che Pontormo ci ha lasciato, stenografia della sua  necrosi. Vi sono appunti come questi: ‘Lunedì feci quello braccio di quella figura di testa che alza che lasciala insino quivi… domenica e lunedì cossi da me un poco di vitella e stetti que’ due dì in casa a disegnar, e cenai quelle tre sere da me solo’.

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