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Il sapere educativo incontra le neuroscienze Innovazione


Come spiega Gary Stix, autore di un interessante articolo apparso su Le Scienze (Ottobre, 2011) le recenti ricerche sul cervello umano fin dalla più tenera età stanno producendo una serie significativa di risultati che hanno ricadute pratiche per la progettazione di metodi, strumenti, tecnologie educative sempre più efficaci.  Le nostre conoscenze sulle potenzialità del cervello umano sono in continua evoluzione. Sappiamo, per esempio, che il cervello fin dalla primissima età, dimostra delle risposte tipiche di attivazione nei confronti di determinati stimoli sensoriali. In che modo impariamo nuovi concetti? Possiamo prevedere le difficoltà di apprendimento o del linguaggio nei bambini a partire dallo studio delle loro risposte elettroencefalografiche? Come progettare software interattivi che offrano un ausilio per quei bambini con problemi legati all’apprendimento della matematica? La musica può stimolare certe abilità cognitive di base trasferibili in altri domini di conoscenza?
Molti ricercatori risponderebbero in maniera affermativa a queste domande, a patto, afferma Stix, di avere un atteggiamento cauto e razionale nei confronti di questo nuovo e stimolante settore di ricerca. Assistiamo infatti anche alla diffusione di teorie sulla mente umana, compresa quella infantile, spesso prive di qualsiasi sostegno scientifico e alla divulgazione di metodi pedagogici basati su assunti molto discutibili. Esistono, infatti, dei veri e propri miti sul funzionamento del cervello umano che sono stati tacitamente interiorizzati da molti di noi anche grazie alla complicità dei media. Tra questi, l’idea che si usi soltanto il 10% del nostro cervello, che esistano individui caratterizzati da cervello destro o da cervello sinistro, che ognuno di noi abbia uno stile di apprendimento particolare, che ci siano delle differenze di apprendimento di nuove abilità legate al sesso. Principi che non hanno trovato particolare sostegno sperimentale.
Per fortuna, esistono ricerche più promettenti, come l’indagine, fin dall’infanzia, di quella che in psicologia è definita la ‘funzione esecutiva’. Il concetto condensa dentro di sé un insieme di agenzie cognitive come la capacità di attenzione, della memoria di lavoro, la tendenza a saper posticipare le gratificazioni, tutti fattori in grado di prevedere il rendimento scolastico e, sembra, il successo lavorativo.
Sono ricerche affascinanti, ma, allo stesso tempo, molto discusse a causa della notevole mole di risultati sperimentali spesso contrastanti. Su una cosa, forse, potremmo essere tutti d’accordo: il valore pedagogico della musica. Suonare uno strumento – è un dato rafforzato dalla ricerca –   migliora la funzione esecutiva, affina l’ascolto, aiuta nella comprensione del linguaggio, allena alla disciplina. In tre parole, educa alla vita.

immagine: http://neuro.fi.isc.cnr.it/index.php?page=job-offers

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