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Il sapere esce dalle aule e sceglie la strada Cultura, Società

“D’ora in poi, ho deciso di tenere le mie conferenza nei negozi, per la strada e nei centri commerciali, affinché si riconquisti tutti assieme la consapevolezza che siamo noi, esseri umani, che facciamo “il sapere” e non i luoghi dove ci dicono che il sapere esiste”.
E’ così che esordisce il professor Alessandro Bertirotti, classe 1964, diplomato in pianoforte presso il Conservatorio Statale di Musica di Pescara e laureato in Pedagogia presso l'Università degli Studi di Firenze, docente a contratto di Antropologia Culturale e della Mente presso l'Università di Firenze, Facoltà di Medicina e Chirurgia e di Psicologia generale presso l'Università di Genova, Facoltà di Architettura.
Nelle sue parole c’è una rivoluzione. Un metodo che scavalca le aule, le istituzioni, le facoltà, i templi del sapere, che si collega con quella voglia di parlare con la gente, di comunicare alla gente, di procedere insieme alla gente che sta percorrendo il pianeta.
Un messaggio similare, anche se non identico, a quello che giunge dalle accampate delle piazze europee, dove la politica-l’economia  è trattata dalla gente, con la gente e per la gente, sottratta al suo tradizionale destino di strumento per poche e ristrette elites che decidono. Il sapere sottratto ai circoli chiusi della cultura accademica, proposto là dove la gente reale si muove. Una rivoluzione. E di questa “rivoluzione” abbiamo chiesto conto al professor Bertirotti, che oggi 18 novembre alle 17,30 terrà la prima conferenza del ciclo, dal titolo “Le emozioni dell’amore, come riconoscerle, gestirle e utilizzarle”  presso Peraino Parrucchieri, via Angelo Aiuto 165, Trapani. La prossima si terrà a Milano, .

Da cosa scaturisce questa iniziativa, come il docente Alessandro Bertirotti abbia maturato la decisione di lasciare le aule e spostarsi nelle strade e là dove la gente passa buona parte della sua giornata è sicuramente una delle prime curiosità che saltano alla mente.
“Tutto ha preso inizio da una risposta ad una domanda che mi ero dato, rispetto al rapporto che stabilisco con i miei studenti –spiega Bertirotti – la domanda era: “Perché questi miei ragazzi partecipano attivamente alle lezioni, fanno domande, rimangono oltre il tempo necessario e passano tre ore con me senza alzarsi né sentirsi stanchi”? Perché, alla fine mi sono risposto, non solo comunico con il loro linguaggio, ma comunico con una mente che ama, ossia stabilendo un contatto affettivo paritetico, senza le false certezze che una presunta scienza oppure Accademia vuole esprimere per dire, in sostanza, solo a se stessa di essere importante. Mi sono così osservato, nel mio modo di essere e parlare ed ho notato che utilizzavo parole semplici, concetti universali, un affetto circolante, che passava da me verso di loro e da loro verso di me. Ho visto che discutevo con loro della teoria della mente e si interessavano così, quasi miracolosamente, ai loro desideri come fossero qualcosa che hanno in comune con tutti. Ho pensato che molte deviazioni del sapere nascono dal convincimento che vi siano luoghi del sapere considerati alla stregua di templi inviolabili, nei quali non possono entrare le tematiche di tutti i giorni. Ma la vera scienza è la nostra evoluzione, quella che avviene nelle strade, nelle case e dal parrucchiere, e che, se vogliamo, portiamo nella aule delle scuole. Sono le persone, con i loro amori, che rendono una scienza interessante, un sapere coinvolgente”.
E dunque, la scelta di trattare le relazioni affettive come prima tappa di questo nuovo modo di comunicare il sapere è in realtà la conferma che tutto passa attraverso relazioni emozionali.
“D’altro canto, gli studi scientifici ci dicono che il 97% delle nostre informazioni astratte, simboliche, quelle con le quali facciamo fisica, matematica e filosofia sono “impregnate di emozioni positive o negative” – ricorda il professore – Noi possiamo conoscere, o meglio “riconoscere”, solo attraverso l’amore, che è l’emozione iniziale di un sentimento durevole con il quale ci sentiamo legati al mondo e alle cose che esso contiene. Senza amore non esiste conoscenza reale, quella che modifica l’Uomo, il suo sentirsi parte del mondo e senza essere affezionati a quello che si impara, non si trattiene nulla nella nostra memoria”.
Cosa manca dunque nelle sedi tradizionali di tramissione del sapere, tanto da spingere il professor Bertirotti fuori, nella strada, nei centri commerciali, nei negozi?
“Manca la spontaneità, la pariteticità emozionale – conclude Alessandro Bertirotti – esiste una cattedra con ancora una pedana sotto, per alzarti, come docente, rispetto ai discenti. Ed andare dove? Più vicino al soffitto? È sempre un soffitto, non è il cielo. L’aula è chiusa, consacrata ad un rituale che ci allontana dal tempo che passa nella strada, dall’incontro con altre persone. Nei luoghi della scuola vi sono le regole per assumere un comportamento consono ad un sapere esatto: siamo tutti sacri, immobili e sicuri di quello che diciamo, mentre sono solo ipotesi. Vi è un esperto che parla e gli alunni che ascoltano, ma l’esperto non chiede ai ragazzi se quella mattina si sono alzati bene, se sono innamorati e perché sono lì ad ascoltarlo. Non chiede, il professore, quali sono i loro desideri verso di lui, e che cosa si attendono. Bene, io lo faccio, e imparo dai miei studenti in modo inequivocabilmente straordinario rispetto alla ordinarie lezioni che pure mi impartiscono tutti i libri e le teorie che studio”.

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