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Il senso della morte in tempi di covid, la psicologa Toti: “Aiutare i ragazzi” Breaking news, Cronaca

Firenze – Se c’è una cosa che questa terribile pandemia ci ha mostrato, è  che i bambini  sono e saranno quelli che, una volta sconfitto il virus, risentiranno a lungo dei suoi disastrosi effetti dovuti soprattutto alla chiusura di scuole, parchi, piazze e giardini. Un lockdown nazionale scattato nel mese di marzo poi sospeso tra la fine della primavera e l’estate scorsa ma ripartito, a macchia di leopardo, ad ottobre in varie regioni del Paese a causa dell’altissimo numero dei morti e dei contagiati. In brevissimo tempo sono cambiati modi e stili di vita di adulti e bambini ed i primi ad accorgersene sono stati proprio i più piccoli, che hanno vissuto e vivono ancora oggi le stesse esperienze delle loro famiglie: hanno sperimentato la scomparsa di persone care, per lo più i nonni; hanno genitori che lavorano “in prima linea” contro il virus, o che hanno smesso di lavorare da tempo perché o hanno perso il lavoro oppure lavorano da casa. Un insieme di nuove e non facili esperienze  che sono e saranno fortemente impattanti sulla loro salute, soprattutto psicofisica. Ne parliamo con la dottoressa Giulia Pia Toti,psicologa e psicoterapeuta che vive e lavora a Bergamo, autrice del libro “Bambini in lutto” .

Dottoressa inanzittutto che succede oggi nella sua città dichiarata nuovamente zona rossa? 
“La mia città è diventata zona rossa, ma non lo è rispetto a quando essa fu messa in lockdown nel mese di febbraio. E non le nascondo che la domanda che si pongono oggi i bergamaschi è piuttosto che cosa succederà tra gennaio e febbrai,  mesi in cui si raggiungerà il picco dell’influenza. All’epoca i morti furono davvero tantissimi e a Bergamo non c’è stato nessuno che non abbia perso una persona cara. I bambini poi hanno vissuto l’esperienza della morte coi loro occhi  perché hanno visto scomparire da un giorno all’altro un parente, un amico di famiglia, un vicino di casa. Tant’è che quelli più vulnerabili e sensibili hanno somatizzato queste esperienze manifestando  tic, regressioni, pipì a letto e un attaccamento eccessivo ai genitori”.
Quindi le conseguenze emotive causate dal Covid  per i bambini e gli adolescenti saranno difficili da superare?
 
“Conseguenze ce ne saranno senz’altro. E non solo per i giovani e i giovanissimi, questo perché non si è tenuto conto che l’essere umano difficilmente assimila la costrizione che genera senso d’impotenza e del limite, il non contatto, il non poter evadere, il non potere uscire. Siamo una specie tanto  evoluta ma che mal si concilia con quei comportamenti dettati da rigide regole. Dovremo per quanto possibile adattarci a nuove forme di comportamento sociale come mantenere le distanze ed indossare le mascherine, che sono difficili da osservare, perché in generale togliere un’abitudine per metterne un’altra in tempi rapidissimi non è cosí semplice, anche se riguarda la nostra stessa sopravvivenza”.

La psicologa e psicoterapeuta Giulia Pia Toti

Il suo libro “Bambini in lutto” come potrebbe venirci in aiuto?

Sono vent’anni che mi occupo per una serie di motivi anche personali di pazienti che si rivolgono a me per uscire da situazioni difficili e alla fine si arriva sempre alla richiesta di aiuto per elaborare un lutto,una perdita o una separazione. Spesso negli adulti persiste il bambino ferito, cioè la ferita procurata dal lutto non elaborato che ne ha congelato l’infanzia. Da qui problemi nelle relazioni, paura del buio e della solitudine. Ho deciso di scrivere sulla morte perché volevo fare una sintesi utile e pratica di un mistero molto complesso. E questo testo può rivelarsi una guida, spero preziosa, ovvero una specie di S.O.S., ma anche uno spunto culturale per parlare di un argomento non certo facile, e ancora per tanti aspetti un vero e proprio tabù”.
Una sorta di rimozione sociale insomma.
 
“Di morte non si parla e soprattutto ai bambini. Fino a pochi decenni fa venivano addirittura  esclusi dall’evento luttuoso; ritengo invece che ai bambini, anche a causa dello strano clima che stiamo vivendo a causa del Covid, andrebbe spiegato con semplicità e amore. Le barriere su certi temi li creano gli adulti, i bambini molto meno perchè non hanno ancora la “coscienza adulta” e quindi un genitore, l’educatore, oppure l’insegnante può, molto più facilmente, mettersi in ascolto per aiutare il bambino a far emergere tutte le sue paure e se necessario condividerne il pianto”.
Da come lei ne parla sembra semplice, ma bambini ed adolescenti sembrano invece spariti persino dall’agenda  politica e dall’attenzione di chi ci governa. E non è soltanto un effetto del coronavirus, anche se nei momenti di crisi le conseguenze delle disuguaglianze si manifestano chiaramente.
“In questi mesi dovuti alla chiusura forzata e all’isolamento sono saltati tutti i sistemi educativi e i bambini ne hanno risentito moltissimo. Su 10 bambini, otto hanno avvertito il
dolore di una perdita, hanno vissuto l’esperienza in prima persona della morte e l’hanno espressa a modo loro attraverso comportamenti regressivi, aggressivi, morbosità. Questa pandemia ha scaraventato grandi e piccini in una realtà in cui si respira ancor’oggi odore di morte e ci fa paura perché non sappiamo nè come viverla nè come affrontarla. E questo vale per tutti: sia per quelli che vivono nelle aree colpite come la mia, sia per coloro che vivono in zone  meno aggredite dal virus. E guardi che anche il richiamo all’uso collettivo della mascherina, che avrebbe una funzione preventiva e terapeutica, riporta invece alla paura del contagio e della malattia. Andrebbe, a questo punto, attivata, secondo me al
più presto, nelle  scuole una specie di educazione civica rispetto alla morte come avveniva nelle grandi civiltà del passato, ad esempio in quella egizia che ne esorcizzava la paura”.
Dunque guardare al passato per riproporre oggi un diverso schema educativo, ma secondo lei siamo pronti a nuove forme di apprendimento e lo sono soprattutto gli adolescenti?
“Dobbiamo allargare la mente e il significato che diamo alle cose; non possiamo cambiare ciò che accade ma possiamo modificarne  il significato. Innanzitutto cominciando a  capire ed accettare che il mondo in cui vivremo da oggi in poi non è più lo stesso e che ci sono adesso nuove regole.  E noi essendo esistenza possiamo trasformare il nostro potenziale in creativo e trovare così soluzioni costruttive. La polemica fine a sè stessa a cui ho assistito in questi giorni, mi creda, serve a poco. Per cui con le dovute cautele facciamo un respiro ampissimo e convinciamoci che alla fine e non troppo in là supereremo anche questo”.
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