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Il significato delle dimissioni di Benedetto XVI Opinion leader

Una decisione di questo livello, inedita per la storia della Chiesa dal quindicesimo secolo, non può che essere messa a fuoco sulla base di più fattori. L’8 febbraio, 3 giorni prima dell’annuncio delle dimissioni, nella “Lectio Divina” tenuta nel pontificio seminario romano maggiore, Benedetto XVI parla della prima lettera di s. Pietro. In particolare approfondisce il significato di tre parole contenute in tre versetti. Le parole sono “rigenerati”, “eredità”, “custodi della fede”. Rigenerati: essere cristiano non è solo un atto della mia volontà, è un atto di Dio. Rigenerato non concerne solo la sfera della volontà, ma la sfera dell’essere. Vengo fatto rinascere dal Signore nella profondità del mio essere. Eredità: noi siamo eredi non di un determinato paese, ma della terra di Dio. Essendo cristiani sappiamo che nostro è il futuro e l’albero della Chiesa  non è morente, ma  cresce sempre di nuovo. Come ha detto Papa  Giovanni, la Chiesa si rinnova sempre, rinasce sempre. Custodi della fede: la fede è come il “vigile” del mio essere, della mia vita, della mia eredità. Dobbiamo essere grati per la vigilanza della fede che ci protegge, ci aiuta , ci guida, ci da sicurezza: Dio non ci lascia cadere dalle sue mani

La lezione dell’8 febbraio può aiutare a capire le motivazioni di Benedetto, oltre allo stato fisico, che l’hanno portato alla sua inedita decisione: la situazione della Chiesa oggi!
Una Chiesa che ha dovuto subire lo scandalo della pedofilia, che da decenni interagisce con lo scandalo dello Ior. Allo stesso Pontefice sono state trafugate,  dal proprio appartamento privato,  documenti consegnati poi ai media. La Curia vaticana  è molto divisa. Già Paolo VI aveva parlato del “fumo di Satana”  penetrato nella Chiesa.

La questione base che si ha di fronte riguarda la posizione e la missione della Chiesa nel mondo contemporaneo, particolarmente mutato negli ultimi secoli. (Il Cardinale Martini ha affermato che la Chiesa è vecchia di 200 anni). Nell’incontro con il clero di Roma, del 14 febbraio u.s., Benedetto XVI si è rammaricato “di non essere riuscito a portare a termine la riforma della Curia iniziata da Paolo VI”. Quella riforma era parte dell’attuazione vera del Concilio Vaticano II . 

Aiutare l’attuazione concreta delle indicazioni del Concilio voluto da Giovanni XXIII, sarebbe un prezioso risultato delle dimissioni di Benedetto XVI. Si sta vivendo, a livello planetario, una stagione che richiede una capacità di dialogo e collaborazione tra gli uomini, che non ha precedenti nella storia. Questo richiede lo sviluppo di una Chiesa disposta ad apprendere ed aperta al dialogo con tutti sia perchè  è la sua funzione,  in un pianeta popolato da sette miliardi di uomini, sia perché, finalmente, potrebbe superare il suo stato di crisi morale di cui la pedofilia è, purtroppo, solo un segnale molto negativo.

E’ necessario capire con intelligenza come  fare tesoro del messaggio cristiano all’interno dell’attuale crisi ecologica e sociale. “Il problema centrale non è  la Chiesa, ma il futuro della madre  terra, della vita e della nostra civiltà”. La Chiesa può aiutare “solo dialogando e sommando le  forze con tutti”

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