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Il sindaco pisano dal cuore viola Calcio, Società

«Da ragazzino lo avvicinai. Era ospite a Villa Baciocchi, a Capannoli, per ritirare un premio. In mano avevo il libro che volevo fargli autografare, “Io, Giancarlo Antognoni”. Ma ovviamente lì intorno c'era un sacco di gente, tutti a scattare foto ricordo, a fargli domande, a stringergli la mano… In quella calca, in quell'affannato pigia pigia, all'ultimo metro mi è mancato il coraggio, ho desistito. Il libro è rimasto senza firma».
Falchi, primo cittadino di Palaia, quel sospirato volume, Bonechi Editore, 1983, acquistato a quattordici anni, ce l'ha ora in mano, mentre con lo sguardo accarezza gli altri pezzi della collezione: ovviamente tutti i libri che parlano della Fiorentina e delle sue più fulgide stelle, ma anche un “Topolino” del '76 sulla cui copertina due piccole squaw coccolano il bel giglio («Fa parte di una serie interamente dedicata ai simboli delle squadre di pallone»); e, soprattutto, una miriade di figurine. Graziosi, grintosi ritratti di atleti eternamente giovani. «Quasi tutte sono perfettamente intatte, solo un paio sono state staccate da un album». Toglie l'elastico da uno dei minuscoli plichi: «Ecco il pezzo forte della raccolta: tutte le figurine di Antognoni in viola, dalla prima stagione del '72 all'ultima, 15 anni dopo. Ho anche gli altri grandi, certo, Batistuta, Baggio, ma Antognoni è il primo che ho cercato».
In una remota fase che lui stesso definisce «fortunatamente transitoria», il cuore di tifoso di Falchi era occupato non dalla Fiorentina, ma dal Milan. «Una curiosa eccezione, perché in casa mia erano tutti viola. Ma c'è una spiegazione: il mio giocatore preferito era Chiarugi, che all'epoca era del Milan». Luciano Chiarugi, pisano anche lui (di Ponsacco), classe 1947, attaccante dal cuore generoso. «All'epoca, ma questo l'avrei scoperto dopo, Chiarugi era l'idolo dello stesso Antognoni. Questo, a ben guardare, il mio primo passo verso la Fiorentina. In quegli anni le edicole vendevano magliette con davanti la foto a tutta figura dei calciatori. A Forcoli, che è a due passi da qui (Falchi vive a Montanelli, piccolo borgo del comune di Palaia, ndr), vidi più volte sia quella di Chiarugi, coetaneo e conoscente di mio padre, sia quella di Antognoni, ma quando arrivò la volta di comprarne una, quelle con l'immagine dell'attaccante pisano erano terminate. Di tornare a casa a mani vuote non se ne parlava, presi la maglietta di Antognoni. Chiarugi, in quel periodo, fu venduto al Napoli, quindi il Milan non mi significava più nulla. Devo dire: è un po' la storia dei cow boy e degli indiani. C'è chi per indole parteggia sempre e comunque per i secondi, e io sono tra questi. All'epoca, nel calcio, i cow boy erano quelli della Juve, che vincevano facile, che l'indiscutibile superiorità dell'organico, della società, dei mezzi a disposizione, te la schiaffavano sotto il naso come un distintivo. Vedevo il Milan come una sorta di possibile alter-ego dei più forti, di auspicabile alternativa allo strapotere dei soliti noti; poi è passata, mi sono ravveduto. Insomma, da quel giorno della maglietta in avanti, ho tifato Fiorentina».
Da sindaco, Alberto Falchi ha realizzato alcuni dei suoi sogni di bambino. Uno su tutti: trovarsi in un campo di calcio con Chiarugi. «È stato un paio d'anni fa. Il Comune ha dato a Chiarugi il Tartufo d'Oro, premio dedicato ai grandi nomi dello sport. Dopo la cerimonia abbiamo fatto una partitella: posso dire che i calci d'angolo li batte meglio Chiarugi a sessant'anni suonati che i giocatori di Serie A di oggi».
Ma quel libro che Bonechi pubblicò nell''83, “Io, Giancarlo Antognoni”, è ancora lì che aspetta il suo autografo, la sua lungamente attesa dedica. Ci vuole un'occasione per avere qua l'amato campione? Non c'è problema, la si crea. «Un premio il Comune di Palaia glielo darà di sicuro, a Antognoni, questo è garantito, lo scriva pure. Appena capita l'occasione la cogliamo al volo. Com'è garantito che tra gli autografi che Giancarlo farà ce ne sarà uno per me». La presente intervista, ovviamente, può già essere considerata un invito ufficiale.

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