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Il sodalizio artistico di Zeffirelli e Filistrucchi Cultura

Ha perto ieri, venerdì 28 marzo, al Teatro della Pergola una curiosa e interessante mostra che unisce la tradizione artigiana di quasi 300 anni della “Bottega Filistrucchi” con il mondo del teatro e del cinema, testimone un nome importante come quello di Franco Zeffirelli.

Prendendo avvio dal contesto teatrale fiorentino degli anni Quaranta del ‘900, i figurini e le locandine suggeriscono un percorso artistico dei giovani amanti dello spettacolo, dai piccoli teatri cittadini, dove si poteva far pratica del “mestiere”, all’eccezionale festival del Maggio Musicale Fiorentino, nel quale Luchino Visconti nel 1949 mette in scena Troilo e Cressida, un imponente spettacolo che vide la partecipazione di nomi molto noti.

La seconda sezione della mostra illustra la collaborazione del maestro Zeffirelli con Pietro Filistrucchi e nel carteggio le idee diventano segni, le acconciature prendono forma, definendo i caratteri dei personaggi, mentre la fiducia e la reciproca stima tra l’artista e l’artigiano si consolidano.

Gli anni Cinquanta sono rappresentati dalla collaborazione con Maria Callas, alla quale è dedicata la terza sezione, in un percorso documentario che si snoda tra lettere autografe, fotografie e figurini disegnati per lei dal maestro Zeffirelli o in bottega.
L’ultima sezione della mostra è dedicata a cinque Grandi Opere e ripercorre i momenti più salienti del rapporto lavorativo e umano tra il maestro Zeffirelli e la Bottega Filistrucchi.

La nascita della ditta Filistrucchi risale al lontano 1720, all’epoca in cui a Firenze era reggente l’ultimo Granduca di Toscana appartenente alla dinastia medicea, Giangastone e in quel momento storico, il “coiffeur”  era anche il barbiere, parruccaio, speziale, flebotomo, profumiere, acconciatore e truccatore sia per donna che per uomo.

La parrucca in quest’epoca era un accessorio in crescente evoluzione, venica usata da nobili, dame, cavalieri e servitori e  l’esigenza di “trasformarsi” per le rappresentazioni sceniche sempre più in uso, dette alla Bottega un’impronta teatrale.
Attraverso queste esperienze la tradizione si è tramandata di padre in figlio:  iniziando dall’idea e dal figurino, attraverso l’opera del parruccaio e truccatore, per trasformare la “persona” in “personaggio” ed approdare alla più perfetta “metamorfosi” scenica.

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