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Il Teatro Povero compie 50 anni e racconta la crisi di tutti Spettacoli

Firenze – Nel 50° anniversario della sua fondazione il Teatro povero di Monticchiello guarda al di là delle sue mura. Ed è una realtà oscura e impenetrabile di dolore e sofferenza quella che la gente del borgo della Val d’Orcia osserva nella notte, assediata dai demoni  della crisi. La sua prima reazione è quella di chiudersi ancora di più, di alzare bastioni e torri per difendersi dall’angoscia.

Ma non è quella la soluzione per capire cosa sta accadendo, che viene invece dalla completa apertura verso il mondo esterno. Cadono le mura, si rovesciano le torri ed eccoli tutti di nuovo in piazza pronti a combattere  a viso aperto sul campo di battaglia: ma è il palcoscenico sul quale da mezzo secolo hanno raccontato la loro storia, le loro esperienze, i  traumi dei cambiamenti, il ritorno alle origini contadine. “La lente di ingrandimento dell’ansia deforma la realtà ma nello stesso tempo la restituisce in modo più chiaro”, spiega Andrea Cresti, regista e drammaturgo degli autodrammi.

Questo è il succo di Notte di Attesa, il cinquantesimo autodramma della gente di Monticchiello che andrà in scena dal 23 luglio al 4 agosto (lunedì esclusi) sulla piazza del borgo medievale. Non è la prima volta che il singolare teatro che porta in scena un’intera comunità paesana si misura con quanto avviene all’esterno. Il valore artistico delle loro messe in scena è stato sempre quello di tenere in equilibrio le vicende del territorio e il suo sentire comune con i fatti dell’attualità che più o meno li coinvolgono.

Questa edizione, tuttavia, rappresenta un salto di qualità. La condizione umana e civile in questo primo ventennio del millennio è messa sempre di più alla prova. Non se ne può uscire da soli. Il Teatro povero è pronto a fare la sua parte con gli strumenti di cui dispone e che sono quelli del palcoscenico.  Così il testo che hanno messo a punto i 250 soci della Cooperativa di comunità Teatro povero di Monticchiello sotto la guida di  Cresti  sottolinea che “l’unica vera forza è trovare il modo di unirsi, raccogliersi, scontrarsi magari ma uscendo dalla solitudine”.

La rappresentazione simbolica di questa apertura  totale e convinta è la presenza in scena di  tre profughi del Gambia, ospiti del paese dal novembre scorso​ per i quali la cooperativa si è mobilitata organizzando per loro anche un percorso scolastico.

Il cinquantesimo anniversario della  “esperienza straordinaria” come l’ha definita la vicepresidente della Regione Toscana Monica Barni, e che vede un Comitato d’onore del quale fa parte il ministro per i Beni artistici e culturali Dario Franceschini  e tutte le istituzioni regionali a partire dal presidente Rossi,  prevede una serie di eventi e iniziative.

Per le vie, le piazze e gli spazi del Teatro Povero un’esposizione di foto, manifesti e costumi storici che ne ripercorre la storia. Dall’1 luglio al 31 agosto sarà inoltre visitabile nel borgo la mostra di sculture “Memorie”, a cura di Daniela Capaccioli.  Dal 7 al 9 ottobre 2016, inoltre è in programma un convegno ​che approfondirà la storia di questa straordinaria esperienza guardando anche al suo futuro. Fra le presenze già confermate Alberto Asor Rosa, intellettuale e studioso di letteratura; gli antropologi Pietro Clemente e Fabio Mugnaini; tra gli studiosi di teatro Marzia Pieri, Andrea Mancini, Gianpiero Giglioni.

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