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Il terrorismo si combatte con leggi dure e vero intelligence Opinion leader

Pistoia – Sembrava una città in assetto di guerra quella di Bruxelles, ieri. Strade deserte ed impaurite, polvere e volti spaventati che scappavano. E di nuovo il terrore, lo sgomento, le urla, la rabbia. Colpire la capitale della politica europea ha un chiaro e forte messaggio, quello di spaventare chi si sta adoperando per costruire gli Stati Uniti d’Europa attraverso buone politiche. Bruxelles e Salah. L’arresto ed ancora una volta la strage.

Salah collabora, deciso a rivelare i mandanti e le strategie. E poi la “bomba umana” colpisce in aeroporto civili ignari e colpevoli solo di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. E poi la Metro. Urla di bambini hanno girato il mondo, lasciando l’amarezza di non averli protetti a sufficienza. C’è una carenza assoluta di competenza specifica, c’è assenza di Intelligence che ci tuteli adeguatamente in queste circostanze. Si leggono commenti xenofobi, specie da parte di alcuni politici ben schierati, contro gli immigrati ed a favore dei muri di isolamento così da prevenire l’aumento di islamici. Diciamolo, perché dobbiamo, poco c’entra con tutto ciò l’emergenza profughi o le guerre lontane dei loro paesi, qui c’è un terrorismo endogeno, nulla c’entra con chi è entrato in Europa, in fuga dal loro paese proprio per fuggire da ” queste” realtà.

I terroristi , lo sappiamo ormai, sono cittadini con il passaporto europeo in tasca, regolari residenti, e devono essere combattuti con i metodi che si usano in questi casi. L’Unione Europea, che sappiamo essere divisa anche su questi temi, si è troppo distratta con il problema “emergenza frontiere” da dover fronteggiare ma non ha pensato seriamente alle realtà presenti, le cosiddette  “kalashnikov”,  presenti da più generazioni e nati in casa nostra. Dormienti vengono chiamati, perché all’occorrenza sono pronti a svegliarsi. Lo abbiamo visto bene, lo ha visto bene anche chi oggi non lo racconta perché privato della coda più importante : la vita.

Si parla troppo spesso di valori quali libertà e democrazia. Ma la democrazia, perdonatemi, non è di per sé un antidoto efficace al terrorismo. Non conta neppure l’origine,la provenienza, la nazionalità, perché il nemico della libertà e della nostra cultura è già in casa. Non dobbiamo evitare l’uomo con la barba, la donna con il velo, perché il nemico non ha le sembianze del nemico, per come ci viene trasmessa dai media l’immagine da combattere. Sono persone, queste, perfettamente inserite nel nostro contesto sociale, con tanto di regolare documento, lavoro stabile, famiglia e figli regolarmente iscritti a scuola. Frequentano le moschee e si indignano pure se non vengono loro costruite perché è un Diritto poter pregar chi si desidera.

Ci mancherebbe. Anche di non voler vedere il crocifisso nelle aule, ci mancherebbe. Rispetto ed educazione, noi. Loro un po’ meno. Noi crediamo fortemente al concetto dell’Islam «moderato», ai valori della tolleranza, dell’integrazione e del pluriculturalismo. Noi occidentali, sì. Nel nostro paese, l’Italia, esistono forti presenze di comunità islamiche, sono cittadini come noi, hanno i nostri stessi diritti e possibilità. Aiuti e sussidi, ascolto, accoglienza e comprensione.

Ma ciò che si rende sempre più  evidente è la lontananza culturale che riguarda comportamenti che l’Occidente non potrà mai accettare. Come avete tre mogli, magari massacrarle di botte perché ritenute infedeli, o non sufficientemente suddite al proprio marito, come la dedizione allo spaccio perché ” bisognosi” di denaro per vivere e dare sostegno alla propria famiglia, come fosse una giustificazione.

Questo non deve creare emarginazione e fenomeni di razzismo, tanto meno demonizzare chi appartiene a religioni diverse. Ho conosciuto persone splendide con il “cencio” in testa che portano avanti battaglie per i diritti di tutti, prima di tutto per loro che si sentono in qualche modo additati. E che tengono molto a precisare che non sono assassini ma cittadini esattamente come noi. Ricordate bene, qualsiasi persona può essere un terrorista, grandi e piccini ( il che fa riflettere ancor di più), chiunque può organizzare un massacro e può avere addosso tutto l’esplosivo che vuole. Ma qui c’è una Europa che oggi vive nella paura, e che così continuando cadrà sempre più nel baratro.

Questo tipo di terrorismo islamico ha un preciso obbiettivo, quello di distruggere l’Occidente, con tutti i nostri valori, le nostre tradizioni e la nostra civiltà. E se gli jihadisti ci dichiarano guerra è perché hanno trovato terreno fertile in Europa. E diciamolo, fuori dai denti. Il nostro “buonismo” che ci rende sicuramente migliori apre le porte a chi di questo ne fa cattivo uso. Una sorta di ” cavallo di Troia ” ciò che abbiamo permesso? In qualche modo parrebbe essere stato così. Il nostro  atteggiamento buonista ci ha spinto alla chimera dell’ illusione di essere in grado di controllare gli integralisti e di sognar l’integrazione. Un fallimento totale, diciamo pure questo. Perché occorre prima di tutto sapere e capire che cosa è l’Islam, e che per l’islamismo radicale contano solo due aspetti da fronteggiare: il proprio, di chi si ribella, e quello degli infedeli. Cioè noi. Quindi i loro nemici.

Ma, quindi, è possibile fermarlo? Occorre riconoscere realisticamente e sempre la storia e la natura di questi eventi drammatici. Meno ideologia occorre, e più pragmatica. Oggi più che mai si rende urgente redigere Leggi, severe ed autorevoli, contro questo tipo di reati. Sappiamo oggi che i terroristi erano ben conosciuti dalle autorità belga, erano stati condannati anni fa per detenzione di armi , esplosivi ed attivita terroristica. Fatti nove anni di carcere, poi diminuiti per buona condotta, quindi liberati.

La riflessione sorge spontanea. Leggi più dure e severe, senza sconti a nessuno per questo tipo di reato. Indagini con professionisti capaci  ed adeguatamente formati. Una vera Inteligence . “Tutti uniti” può sicuramente connota l’alto concetto di Stati Uniti d’Europa, ma non basta. Non è sufficiente a combattere il nemico, chiunque sia. Perché il nemico esiste, ma sicuramente non lo è quel bambino che ieri ha sollevato un cartello con su scritto :” Sorry for Bruxeles”. No, non ha nessuna colpa lui. Lui no.

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