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Il Tigri senz’acqua porta alla luce una città perduta Cultura

Parigi – La siccità ha avuto per una volta un merito, quello di far riportare alla luce lungo le rive del Tigri le rovine di un’antica città di cui si era persa ogni traccia, quella di Zakhiku, un centro particolarmente attivo in  Mesopotamia alla fine dell’età del bronzo. La scoperta è legata al riscaldamento della terra, un disastro che sta particolarmente danneggiando l’Iraq e soprattutto le rive del Tigri e che ha obbligato il governo ad attingere come non mai  dal suo maggiore  serbatoio d’acqua, per salvare le coltivazioni lungo il fiume.

E’ così che col il calare delle acque della riserva idrica sono apparse nel serbatoio che si trova nel nord del paese vicino a Mossul, i resti di di una città antica vecchia di circa 3.500 anni, forse distrutta da un terremoto nel 1350. Archeologi dell’Università di Tubinga e di Friburgo, tra i primi ad esaminare le rovine, si tratterebbe dell’antica città di Zakhiku dell’impero Mitanni, un impero formato da varie popolazioni hurrite che era fiorito tra il 1550 e il 1350 nel nord della Mesopotamia e che é ancora non molto conosciuto. « Sappiamo che questo regno trattava da uguale a uguale quello egizio, grazie a degli scavi in Siria » hanno precisato gli arechlogi tedeschi.

Dalle acque del serbatoio sono emersi rovine di palazzi, torri,  fortificazioni e un silos per il grano di  dimensioni particolarmente grande che lascia supporre, secondo gli archeologi, che accogliesse la conservazione e l’importazione di quantità di beni provenienti dalla regione.  In anfore e giare sono poi state trovate un centinaio di tavolette di argilla ricoperte di scrittura cuneiforme che prima di essere decifrate dovranno ora essere restaurate.

Gli archeologi non hanno però avuto molto tempo a loro disposizione per studiare l’antica città destinata a tornare sott’acqua. Per cercare di limitare i danni e assicurare nuovi cicli di studio, le rovine sono state già ricoperte da teloni impermabili. La spedizione archeologica tedesca, coadiuvata da colleghi turchi, é comunque già riuscita a mappare e reportoriare le rovine e anche gli affreschi che decorano il palazzo. In vista dei prossimi scavi che dovranno ora attendere una nuova ondata di siccità.

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