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Il tipping point. Ovvero uomo avvisato mezzo salvato Ambiente

In tutte le cose sembra esserci un momento oltre il quale ciò che pensavamo potesse accadere senz'altro accadrà. A forza di mangiar male e tenere uno stile di vita sregolato, prima o poi, se ne pagano le conseguenze in termini fisici. Anche se magari si aveva abbracciato da qualche tempo una condotta più sobria. Al tempo stesso, il tanto decantato e vituperato spread, giunto alla simbolica soglia di 700 punti, porterà con ogni probabilità un'economia al collasso. In barba a qualsiasi ben architettata revisione della spesa. Si potrebbero veramente citare centinaia di esempi per rendere conto di ciò che gli scienziati chiamano il "tipping point", ovvero il punto di non ritorno di un certo processo naturale. Oltrepassato il tipping point, le dinamiche che hanno innescato il processo diventano irreversibili. Ebbene, alcuni studiosi si sono iniziati a porre una domanda tanto affascinante quanto macabra: esiste un tipping point del clima terrestre, superato il quale i suoi cambiamenti diventerebbero incontrollabili? E, in caso affermativo, lo abbiamo forse già superato?


Searching for Clues to Calamity – Si intitola così un curioso quanto ben scritto articolo apparso in questi giorni sul New York Times a firma di Fred Guterl, executive editor della rivista Scientific America. Searching for Clues to Calamity, ovvero alla ricerca di indizi sui disastri naturali. Sembra un gioco ma non lo è. Prendiamo ad esempio il lavoro di Marten Scheffer, un biologo dell'università di Wageningen nei Paesi Bassi. Scheffer avrebbe ridato lucentezza e pulizia a stagni e laghi olandesi “semplicemente” applicandovi la teoria dei sistemi dinamici, che può servire a spiegare i cambiamenti improvvisi dello stato di un sistema.


Alghe e sistemi complessi – In pratica, le piante dei laghi morirono e le alghe invasero i loro specchi, a causa dello scarico di fertilizzanti esausti dalle fabbriche limitrofe. Non filtrando i raggi del sole la fotosintesi delle piante fu interrotta e sopravvissero solo alcuni pesci di superficie. In un primo tempo si pensò di ripiantare le piante e rimuovere le alghe per sanare le acque, ma questo non bastò. I pesci, infatti, sollevavano sedimenti e mangiavano lo zooplancton, il che dà un lato rendeva comunque impossibile la fotosintesi e, dall'altro era un forte deterrente alla pulizia dell'acqua. Scrive Guterl che Scheffer, «applicando i principi dei sistemi dinamici è stato in grado di comprendere come liberare i laghi. Una volta che hai raggiunto un punto critico, è molto difficile far tornare le cose com'erano. È facile far rotolare un masso giù da una discesa, molto più difficile è farlo rotolare indietro. Una volta che i laghi erano diventati torbidi non era sufficiente ripulire e ripiantare. Si doveva riportarli al loro stato originale».


El Niño e affini – Scheffer e altri scienziati, secondo quanto riportato dal New York Times, stanno cercando di «identificare i primi segnali d'allarme per il clima che possono prevedere bruschi cambiamenti». Tim Lenton, dell'università di Exeter in Inghilterra, sarebbe riuscito a individuare «un gruppetto di sistemi climatici che potrebbero raggiungere il loro tipping point non molto lontano nel tempo». El Niño e il monsone africano occidentale sono modelli climatici che si comportano come sistemi dinamici, in grado di passare da uno sato all'altro. La più minacciosa delle prospettive tracciate da Lenton illustra la vulnerabilità del monsone indiano, dal quale più di un miliardo di persone dipende per la sua pioggia. Il monsone sarebbe minacciato dall'instabilità generata da due fattori opposti. Da un lato c'è «l'ossido di carbonio presente nell'atmosfera, che gli dona ancora più energia», dall'altro c'è «la fuliggine generata dagli incendi che blocca l'energia apportata dal sole, indebolendo il monsone». La conflittualità dei due fattori potrebbe far sì che un anno il monsone potrebbe arrivare, quello successivo no. Altro possibile punto critico è quello che riguarda lo scioglimento dei ghiacci dei poli e della Groenlandia.

Uno scenario drammatico? – Guterl dalle colonne del New York Times dice che «nella peggiore delle ipotesi un evento del genere potrebbe essere l'innesco di una cascata di cambiamenti climatici». Magari non drammatici come negli sceneggiati hollywoodiani, ma comunque in grado di stravolgere le nostre previsioni sull'innalzamento del livello degli oceani o sul surriscaldamento globale. «Ai politici non piace discutere di teorie dei sistemi dinamici – conclude Guterl –  Fortunatamente scienziati come Scheffer e Lenton stanno cercando di fargli chiamare idea. Per prevenire certi disastri, ci serve un tipping point del clima politico».

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