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Il tribunale dà ragione agli Amici del Museo Bartali Sport

Il Tribunale di Firenze ha emesso stamani la sentenza sulla causa civile promossa dalla 94enne signora Adriana Bani, vedova di Gino Bartali, contro l’Associazione Amici del museo Bartali di Ponte a Ema per ottenere i cimeli personali del marito che si trovano esposti nel museo stesso ritenendosi l’unica e legittima proprietaria.
  Ma la sentenza emessa del giudice Salvatore Palazzo non le ha dato ragione sentenziando invece che tali cimeli sono di proprietà dell’Associazione Amici del Museo.
  Il presidente Andrea Bresci – dalla sua parte in questa causa anche Biancamaria e Luigi, due figli di Bartali; mentre l’altro figlio Andrea era “schierato” con la madre – ha confermato che tali cimeli resteranno esposti nel museo alla condizione che i proprietari della struttura – Comuni di Firenze che detiene il 66% e l’altro 33% diviso tra i Comune di Bagno a Ripoli e Provincia di Firenze – si decidano in tempi brevi a dare un definitivo assetto gestionale al museo in questione.
  Altrimenti l’Associazione Amici del museo potrebbe anche decidere di trasferire tutti i cimeli esistenti nel museo di Ponte a Ema in altra sede.
  Nelle motivazioni della sentenza si legge che nel testamento olografo di Gino Bartali in data 8 ottobre 1996, pubblicato dal notaio Andrea Venturini di Firenze con verbale in data 23 maggio 2000 : “Sublego al museo che alla data odierna è in via di costituzione, realizzato per commemorare le mie imprese sportive, il diritto di pervenire all’acquisto dei trofei e precisamente: le medaglie d’oro, la bicicletta d’oro fatta a mano dall’incisore ed orafo Robini; una bicicletta da pista del 1935, costruita dai fratelli Galmazzi di Milano, ambita dai collezionisti, e quella da strada del 1950; la bicicletta di mio fratello Giulio di quando correva ed adattata da viaggio.
  Durante il dibattimento sono stati sentiti molti testi tra i quali Eugenio Giani; Enrico Bougleux; Sabatino Allocca; Mauro Zampoli. Dichiarazioni confermate dai testi Alessandro Cecchi, Giampiero Fici, Annarita Scotto e Bruno Tognaccini. Sentiti anche Giuseppe Di Tuoro, Luciano Bartolini, Mario Primicerio, Alberto Brasca, Renato Giusti.
  Insomma il Tribunale di Firenze, in composizione monocratica, ha respinto la domanda di Adriana Bani ed Andrea Bartali nei confronti dell’Associazione Amici del museo di ciclismo Gino Bartali di Ponte a Ema che rimane la proprietaria dei cimeli in questione.
   Al Tribunale di Firenze è arrivata in fase conclusiva l’altra causa civile promossa dalla signora Bani, contro l’Associazione Amici del Museo, gestori della struttura, e tre sponsors del museo stesso. La vedova di Bartali chiede 2.400.000 euro di risarcimento per l’indebito sfruttamento, a partire dal 2005, del nome e dell’immagine del marito. La sentenza è attesa per giugno.
Franco Calamai

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