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Il tunnel del Brennero: cambia la natura della grandi opere Opinion leader

Firenze – Dottorandi ci vanno a fare la tesi, laureati per seguire master sul campo, i ragazzi delle scuole superiori per stage bimestrali e quelli delle inferiori per venire a contatto con quell’attività che trasforma l’ambiente per migliorare le condizioni di vita delle comunità umane.

Diventa un caso di scuola il grande cantiere della società italo-austriaca BBT che sta realizzando il più lungo tunnel ferroviario del mondo nella stretta valle dell’Isarco che da Bressanone arriva a Vipiteno. Quando sarà terminato il traforo di 55 chilometri da Fortezza a Innsbruck, dotato di un sistema di gallerie di linea e di servizio per 230 chilometri, entrerà nei libri di storia come il Frejus o il Sempione e anche nei manuali di ingegneria .

Perché nei  cantieri del Tunnel di Base del Brennero si mettono alla prova tutte le conoscenze nel campo della geotecnica e delle costruzioni. Ci sono tecnici e specialisti in quel tratto cruciale per i trasporti europei, che pur avendo operato in tutto il mondo non avevano ancora azionato le grandi frese TBM o affrontato le difficoltà di escavazione che si incontrano laggiù sotto montagne che arrivano fino a 2000 metri.  Neppure l’Eurotunnel sotto la Manica (50 km) aveva messo le “talpe” di fronte alle stesse difficoltà.

Nonostante tutto ciò, l’opera civile titanica che si prevede sarà conclusa nel 2024 resta lontana dall’attenzione dell’opinione pubblica nazionale, condizionata da un preoccupante clima di ostilità nei confronti delle grandi infrastrutture. Un’opposizione pregiudiziale che non nasce, come qualche decennio fa, da riserve di carattere ideologico, tipo ” il capitale trionfante che con le sue macchine sfrutta il lavoro umano e lo rende socialmente del tutto marginale”.

Oggi le comunità non accettano più supinamente le scelte che passano sopra le loro teste e stravolgono la loro vita quotidiana, mettendo a rischio la stessa salute fisica. Hanno tutte le ragioni del mondo. Fino a pochi anni fa le grandi infrastrutture venivano progettate in base a ragionamenti quasi esclusivamente di convenienza economica, con poco (o nessun) riguardo per l’impatto sul territorio e sulla vita dei suoi abitanti.

Sono state realizzate così opere gigantesche che non solo non corrispondono più alle dimensioni del traffico che nelle previsioni dovevano contenere, ma la loro stessa presenza è il simbolo di una cultura che pensava solo alla crescita economica, agli affari.

Questo è il motivo per cui le grandi opere assumono un carattere diverso da quelle del passato. Andate nella valle dell’Isarco lungo la vecchia statale dell’Abetone e del Brennero e vi renderete conto del perché le comunità locali non solo non si sono mai opposte alla realizzazione del grande tunnel e anzi ne sollecitano ogni giorno la realizzazione.

La vecchia autostrada in esercizio dal 1974 che si inerpica sulle alture con viadotti e piloni giganteschi e invasivi è ormai intasata da autotreni e Tir di ogni dimensione. La ferrovia da Innsbruck a Bolzano costruita dall’impero austriaco nel 1867 è percorsa da lunghi convogli merci trainati da più locomotori che emettono un rumore di ferraglia che impedisce di dormire a chi non è abituato. L’emissione di anidride carbonica è a livelli sempre più alti.

Il nuovo tunnel non soltanto favorirà l’aumento degli scambi commerciali, ma avrà il compito di ridurre a un terzo il traffico su gomma e l’inquinamento acustico e atmosferico. La ragione dello straordinario  impegno finanziario, tecnico è pertanto anche quella di rimediare ai guasti fatti nel passato e di riportare condizioni di vita migliori sia dal punto di vista della salute che della serenità del vivere quotidiano.

In quest’ottica devono essere viste tutte le grandi opere. Seguire lo sviluppo del commercio e dei trasporti, certo, ma anche rimediare ai guasti compiuti nel passato. Il compito di chi guida le comunità locali spesso animate da una strana miscela di ecologismo radicale, difesa strenua del territorio, ripiegamento sul proprio particolare (controllabile e gestibile) di fronte a un attacco da forze esterne (smisurate e incontrollabili), è dunque ragionare e valutare fino in fondo cause e conseguenze, vantaggi e svantaggi per poi andare avanti, magari con l’idea di realizzare qualcosa di grandioso.

Con l’autorevolezza di chi, in qualunque momento e sotto qualunque condizione, fa rispettare le regole che ci sono e sono perfettamente all’altezza delle esigenze di severità e rigore richieste dal territorio.

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