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Il velo, gli affetti, le amarezze: l’esperienza di sei ragazzi immigrati Società

«Qui la gente sembra sempre troppo chiusa, cupa, sembra che tutti vadano a un funerale. Sarà che io vengo da un paese caldo gioioso… per me non è facile vivere qui». «Il problema maggiore è stato imparare l’italiano. Poi, oggi, è dura sopportare le grida di scherno di altri ragazzi italiani che mi dicono: “Torna al tuo paese!”». «Sono stata esclusa da uno stage estivo in un albergo perché avevo il capo coperto: non mi sono nemmeno seduta al colloquio, l’unica domanda è stata: “Puoi levarti il velo?” Ho detto no e mi hanno mandata via».
Benvenuti a Prato, in terra toscana, raccontata dagli occhi di Chanel, cubana; di Elisabetta, cinese; e Hajar, marocchina. Adolescenti che vivono a Prato; che studiano nelle scuole pratesi con coetanei italiani, che a Prato ci si sono trasferiti insieme alle loro famiglie in tempi più o meno recenti; eppure, ancora oggi, faticano a farsi accettare come italiani. A dar loro voce, con le luci e le ombre che si aprono sulla loro contrastata esperienza, è stato “Il caleidoscopio: visioni interculturali”, un cortometraggio realizzato da un gruppo di ragazzi immigrati durante le ore del doposcuola all’istituto Datini, sotto la guida del prof. Luciano Luongo e del video maker Ivan D’Alì. Figli di genitori dediti al lavoro, questi ragazzi lasciano il loro paese e sono già grandi; sentono nostalgia degli affetti lasciati indietro e provano l’amarezza di non essere pienamente riconosciuti come italiani. Eppure, nelle loro parole si legge la voglia di starci, di crescere qui e trovare qui anche loro la loro strada: con sogni semplici, simili a quelli di tanti ragazzi italiani – diventare hostess di albergo, fare la cuoca. «Mi trovo meglio con gli stranieri – dice Yana, giovane russa con un bellissimo sorriso – gli italiani li trovo un po’ superficiali». Passeggiando per le strade di Prato, esplorando quella che è anche la loro città, i sei ragazzi protagonisti parlano di emozioni che emergono partendo dal vissuto quotidiano; di nostalgia e di affetti, di storie complesse, di difficoltà con la lingua (che resta l’ostacolo maggiore all’integrazione) e le diverse abitudini ma anche della voglia di sentirsi accolti. Un cortometraggio senza buonismi che può essere utile per capire, davvero, che molte delle nostre città – Prato può essere una per tante – ancora sono “solo” multientiche ma non di multiculturali. “Il caleidoscopio” resta per ora appannaggio della scuola, ma ben presto potrebbe trovare circolazione grazie alle istituzioni che ne hanno supportato la realizzazione, come la Provincia di Prato.

Nella foto, i ragazzi protagonisti del video, il video maker Ivan D'Alì, il prof che ha seguito i lavori Luciano Luongo, e la vicepresidente della Provincia di Prato Ambra Giorgi.

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