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Il verde pubblico in Italia va ripensato per il benessere dei cittadini e il rilancio del vivaismo My Stamp, Pistoia

Da Flora Trade le richieste al governo da parte di Sandro Orlandini (Cia Pistoia) e Francesco Mati (Confagricoltura) sul verde urbano.Tra le proposte, piantagioni per ripopolare il patrimonio arboreo distrutto dalle calamità naturali, sostituzione delle piante in cattive condizioni, centralità ai piani di verde urbano, utilizzo di professionisti del settore e sostegno al ddl del senatore Susta sulle detrazioni per gli interventi a verde privati. Sandro Orlandini: «la legge regionale 241/2012 di sostegno al vivaismo e valorizzazione del verde urbano ha ottime intenzioni, ma per ora è inefficace e non ha impedito costosi e inutili adempimenti come le pareti a verde imposte nei capannoni dei vivai pistoiesi». Per Francesco Mati «il verde pubblico in Italia è indietro rispetto a Francia e Germania, perché non è affidato ad operatori competenti del settore florovivaistico».

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Gli spazi verdi, soprattutto quelli pubblici, sono molto arretrati in Italia rispetto ad altri Paesi europei quali la Francia o la Germania, e quel che c’è di buono risale al secolo scorso. Le politiche per il verde devono essere ripensate con normative e misure che favoriscano davvero gli investimenti nel settore e interventi di maggiore qualità progettati e realizzati da operatori e aziende qualificati. Tutto ciò migliorerebbe la qualità della vita dei cittadini, ma aiuterebbe anche il nostro settore florovivaistico, e in particolare il comparto vivaistico ornamentale, uno dei fiori all’occhiello dell’agricoltura italiana, a risollevarsi dalla crisi economica che lo ha colpito, al pari di tanti altri settori. Tra le azioni più significative da intraprendere subito possono essere ricordate, oltre alle piantagioni necessarie per ripopolare il patrimonio arboreo distrutto dalle sempre più frequenti calamità naturali, una costante sostituzione delle piante giunte a fine ciclo di vita o comunque in cattive condizioni, un ruolo centrale fra gli strumenti urbanistici a piani di verde urbano fatti da professionisti competenti in grado di scegliere le giuste tipologie di piante e l’introduzione di detrazioni fiscali per gli interventi a verde dei privati così come previsto dal disegno di legge del senatore Susta. In Toscana c’è la legge regionale n. 241 del 23 luglio 2012 (Disposizioni per il sostegno all’attività vivaistica e per la qualificazione e valorizzazione del sistema del verde urbano) che dà una risposta a tali esigenze. Ma, prima di estenderla su scala nazionale, va migliorata, quanto meno nel regolamento attuativo, perché per ora non ha prodotto risultati significativi e, anzi, in alcuni casi ha favorito l’introduzione di inutili adempimenti per i vivai.
Queste, in sintesi, le richieste avanzate in primo luogo al governo nazionale, ma in seconda battuta anche agli altri livelli amministrativi, dal presidente del distretto vivaistico ornamentale pistoiese Francesco Mati, nel suo ruolo di presidente della federazione di prodotto florovivaistica di Confagricoltura, e dal presidente di Cia Pistoia Sandro Orlandini, intervenuto in sostituzione del presidente nazionale di Cia Dino Scanavino, durante il convegno “L’utilizzo del verde per la tutela del territorio e del paesaggio” tenutosi ieri a Flora Trade, la fiera florovivaistica in corso dal 23 al 24 settembre a Rimini Fiera. Un convegno a cui era annunciata la presenza del ministro delle politiche agricole Maurizio Martina, che ha poi dovuto dare forfait, e che era moderato dal presidente del Cespevi (Centro sperimentale per il vivaismo) di Pistoia Renato Ferretti, il quale ha dato il suo contributo tecnico alla definizione delle richieste di Cia e Confagricoltura.
«Bisogna cambiare mentalità e sforzarci di capire quale dovrà essere il verde del futuro – ha detto Francesco Mati nella sua relazione -. Non interessa più a nessuno il giardino con l’alberello e la panchina. Vado all’estero e quando torno in Italia e confronto le aree verdi che ho visto in Germania o in Francia con quelle italiane, mi vergogno. In Francia e in Germania è il verde pubblico a dettare le tendenze, qui da noi è il contrario e il verde pubblico è arretrato rispetto al verde privato. Il problema è che da noi spesso si fanno fare gli spazi verdi a chi non è competente». «Noi stiamo vivendo di rendita – ha continuato Mati -. Per esempio, a Firenze stiamo parlando di spazi verdi che risalgono al periodo tra il 1500 e il 1900. E in due casi, a marzo ed agosto di quest’anno, sono cadute 30 mila piante, mentre complessivamente in Toscana 330 mila alberi. Noi dobbiamo preoccuparci di sostituire e rinnovare questo patrimonio. Nel piano di settore florovivaistico sono indicate le direzioni e le misure da intraprendere, ma vanno messe in pratica». «Nel sangue ho ormai un po’ di linfa – ha concluso ironicamente Mati – e non voglio mollare nonostante la crisi. Voglio fare tutto ciò che serve per risollevare il nostro settore verde. Sogno di vedere anche in Italia quello che vedo in Usa: etichette sugli alberi in cui c’è scritto “questo albero produrrà alla fine del suo ciclo di vita utili per 3800 dollari”», alludendo alla contabilità sull’anidride carbonica prevista dal protocollo di Kyoto e ai «benefici che un corretto verde pubblico ha nel risparmio energetico ed infrastrutturale».
«Nella nostra regione, sul piano normativo, siamo in condizione migliore che a livello nazionale – ha detto nel suo intervento Sandro Orlandini – perché la legge regionale 241/ 2012 si propone di “qualificare, valorizzare ed innovare il sistema del verde urbano […] incentivando azioni volte all’incremento della qualità ed alla riconoscibilità delle trame del verde, contribuendo a promuovere la riqualificazione dei paesaggi degradati” e prevede pure che i Comuni censiscano “il proprio patrimonio verde aggiornandolo periodicamente, avendo cura di dedicare apposita sezione al censimento del popolamento arboreo cittadino ed a redigere appositi piani di gestione nei quali inserire una programmazione economica finanziaria”. Ma, per ora, all’atto pratico tale legge, nonostante l’entrata in vigore del relativo regolamento attuativo (Decreto del presidente della Giunta n. 25 del 13 maggio 2014, ndr), non si sono visti effetti positivi ed aumenti delle richieste di piante ai nostri vivai, che, anzi, hanno dovuto registrare l’introduzione di nuovi adempimenti costosi e inutili sul piano ambientale, come ad esempio le pareti verticali a verde obbligatorie per i nuovi capannoni nei vivai della provincia di Pistoia». «Quindi deve essere corretta – osserva Orlandini – magari proprio nella direzione auspicata da Renato Ferretti di una migliore integrazione e maggiore centralità negli strumenti di pianificazione urbanistica dei Comuni di piani di verde urbano affidati a professionisti e imprese del settore». Orlandini non si è limitato a parlare del sostegno al verde pubblico, ma si è soffermato anche sulla proposta di legge del senatore Susta che prevede detrazioni del 36% su spese di privati (per importi tra 2 mila e 30 mila euro) o di condomini (tra 5 mila e 50 mila euro) per nuovi giardini o adeguamenti di giardini esistenti, «che può dare un contributo al sostegno delle aziende vivaistiche ed è oltretutto a beneficio anche delle fasce medie della popolazione». «Anche se, ovviamente – ha concluso -, per il rilancio del florovivaismo non basterà il sostegno al verde pubblico e privato, ma ci vorranno serie politiche di promozione del settore sui mercati esteri e grande attenzione a logiche produttive capaci di mantenere alta la competitività delle nostre aziende».

Ufficio stampa di Cia Pistoia

 

 

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