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Il vino entra nella guerra dei dazi Cina-Ue Economia

Ora rischi per l'export, le nostre bottiglie "valgono" l'8% del mercato di Pechino. E' l'allarme lanciato dalla Cia Confederazione italiana agricoltori in seguito alla decisione annunciata dalla Cina di voler imporre dazi sul vino europeo. Il Governo di Pechino avvierà infatti un'indagine anti dumping nei confronti del vino importato dall'Unione europea, in reazione alla scelta comunitaria di mettere dazi ai pannelli solari cinesi. In 7 anni l’import della Cina di “rossi” e “bianchi” si è quasi decuplicato, passando dai 500 mila ettolitri del 2006 ai 4 milioni attuali. E due terzi sono “made in Ue”. Allarme anche dalla Coldiretti che evidenzia, attraverso un'analisi su dati Istat, come dal 2008 ad oggi le esportazioni nazionali in valore nel paese asiatico sono passate da 19 milioni di euro a 77 milioni di euro, e anche i primi due mesi dell’anno hanno confermato il trend, con un aumento record del 42 per cento. Nella tigre asiatica – precisa la Coldiretti – si è registrato il piu’ elevato tasso di aumento del pianeta nei consumi che hanno raggiunto i 18 milioni di ettolitri, con il gigante asiatico che si classifica  al quinto posto tra i maggiori paesi bevitori. Il boom del vino è il frutto dell’aumento delle importazioni dell’8% per un valore di 3,4 milioni di ettolitri nel 2012, ma soprattutto della produzione interna che la Cina ora intende tutelare con l’avvio di una indagine antidumping nei confronti del vino di provenienza europea che rappresenta il 58,7% del totale delle importazioni nei primi due mesi del 2013.
I numeri della filiera vitivinicola in Cina: ettari coltivati 570mila, consumi: 18 milioni di ettolitri, e le importazioni dall’Ue: 290 milioni di ettolitri (fonte: elaborazioni Coldiretti su dati Istat, Oiv)

Il vino italiano entra incolpevole in una guerra di dazi che rischia di frenare l’export verso la Cina, dove l’incidenza delle nostre bottiglie sul mercato di Pechino, spiega la Cia, è passata da appena l’1% di fine anni Novanta all’8 per cento attuale, con un volume d’affari in costante crescita che oggi sfiora gli 80 milioni di euro. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando la decisione del gigante asiatico di aprire un’indagine anti dumping nei confronti del vino importato dall’Ue, in risposta alla decisione comunitaria di imporre dazi ai pannelli solari cinesi dal 6 giugno.

Si tratta in ogni caso – afferma la Coldiretti – di un duro colpo per la produzione vitivinicola europea che è costretta a fare i conti con consumi che sono cresciuti leggermente solo in Francia, sono stabili in Germania, Portogallo e Grecia mentre calano, oltre che in Italia, anche in Spagna di ben 60 milioni di litri in un anno.

Nell’ultimo anno le esportazioni di vino “made in Italy” in Cina sono aumentate del 15 per cento -ricorda la Cia- e anche nel primo bimestre del 2013 la spesa per le nostre bottiglie è cresciuta del 41,5 per cento per 32.596 ettolitri venduti oltre la Grande Muraglia solo tra gennaio e febbraio.
E’ chiaro, quindi, che la volontà di Pechino di mettere dazi sul vino andrebbe a incidere pesantemente su uno dei driver di crescita del “made in Italy”, visto che le nostre etichette rappresentano il 20% di tutto l’export agroalimentare con un fatturato oltreconfine di 4,8 miliardi di euro -sottolinea la Cia- che va a compensare il calo netto dei consumi interni, con un bicchiere in meno ogni quattro sulle tavole degli italiani.

Ma si tratta di una decisione che avrà grosse ripercussioni in tutta Europa -aggiunge la Cia- visto che solo nel 2012 la Cina ha importato circa 4 milioni di ettolitri di vino, due terzi dei quali proprio provenienti dai Paesi comunitari. E, più in generale, in soli sette anni l’import cinese di “rossi” e “bianchi” si è quasi decuplicato, passando dai 500 mila ettolitri del 2006 ai 4 milioni attuali e balzando dal ventesimo al 5° posto nella classifica dei maggiori Paesi bevitori.

Foto www.fisar.org

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