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Ilva: drammatico effetto domino per le pmi Economia

 Il fermo degli impianti dell'Ilva di Taranto è già cominciato e dalla segreteria del CNA Nazionale arriva la preoccupazione per le pesanti conseguenze che ricadranno sull'indotto del paese. Un numero elevatissimo di piccole e medie imprese manifatturiere dipende per l’approvvigionamento dall’Ilva e già negli ultimi mesi hanno dovuto modificare la rete dei fornitori, vedendosi cambiare i costi e le condizioni di fornitura.

A questo problema va a sommarsi la crisi economica in atto e la situazione critica del polo siderurgico di Piombino, che convolgono oltre 100 piccole e medie aziende, da cui dipendono 1500 lavoratori. La crisi generata dall’Ilva ha proporzioni enormi, investendo intere filiere produttive e rischia di trascinare nel baratro l’indotto e le comunità locali.

“ Alla CNA Nazionale arrivano a getto continuo segnalazioni molto preoccupate di imprese che operano nei settori della carpenteria metallica, della lavorazione di lamiera fino a quelle specializzate nelle minuterie metalliche e nella componentistica. Conseguenze inevitabili e pesanti per il blocco degli impianti di Taranto e per l’impossibilità di commercializzare, dopo il sequestro disposto dalla magistratura, il materiale prodotto nelle scorse settimane.” , fa sapere l’associazione di categoria.

Occhi puntati, dunque, sull'incontro tra Governo Monti e parti sociali, convocato nella giornata di oggi a Palazzo Chigi, per discutere della bozza di D.L. messa a punto dal Ministro dell'Ambiente Clini, che consentirebbe all'Ilva di riprendere subito l'attività, dopo il blocco provocato dal sequestro dell'area 'a freddo' deciso dalla magistratura di Taranto, lunedì scorso. Il provvedimento permetterebbe la prosecuzione dell'attività per 24 mesi dall'entrata in vigore del decreto, grazie al rafforzamento del valore dell'Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia).

Il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, sottolinea come in questo modo l’azienda possa risanare gli impianti, continuando la produzione: "é in ogni caso autorizzata la prosecuzione dell'attività" per due anni "salvo che sia riscontrata l'inosservanza anche ad una sola delle prescrizioni impartite nel provvedimento stesso". Nella bozza del decreto si evita inoltre la nomina di un commissario di governo per l'Ilva, stabilendo che nei 24 mesi "la responsabilità della conduzione degli impianti" resta "all'impresa titolare dell'autorizzazione all'esercizio degli stessi sotto il controllo dell'autorità amministrativa competente". La responsabilità comporterebbe anche il rispetto di ogni obbligo di legge o amministrativo, inerente il controllo delle emissioni.

La Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa richiama alla responsabilità tutti i soggetti coinvolti: “E’ assolutamente paradossale che, nel pieno di una crisi che non lascia intravedere sbocchi positivi, una diatriba inconcludente tra proprietà, istituzioni e magistratura, rischi di togliere dal mercato degli approvvigionamenti di acciaio, una quota che supera il 40% dell’intera produzione nazionale. Tutto questo accade, va ricordato, in un contesto di generale disattenzione per le sorti della nostra siderurgia.”. Ma, qualcuno si domanderà, " … e la salute?"

La CNA si augura, dunque, che l’incontro tra Governo e parti sociali, “costituisca un appuntamento in grado di produrre decisioni precise e soluzioni operative realmente percorribili, tese ad evitare il fermo definitivo degli impianti”.

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