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Immigrati e sindacalisti insieme, storie di coraggio e impegno sociale Società

Firenze – Migranti divenuti sindacalisti. Se ne è parlato oggi in occasione del seminario organizzato da Cgil Toscana “Cgil e Migranti – Includere, organizzare, rappresentare”, che ha dato la parola ai diretti interessati, immigrati che da anni rappresentano fabbriche, servizi e categorie nel nome dell’uguaglianza. Un rapporto di vecchia data, quello tra il sindacato e gli immigrati, che già ai tempi in cui si parlava di “fenomeno immigrazione”, negli anni Ottanta, tentava di incanalare le esigenze degli stranieri in forma di rappresentanza e di educazione ai loro diritti. Un legame rinforzato dalle crescenti iscrizioni dei migranti alle categorie e sfociato nella tutela per l’inserimento nel mondo del lavoro.

Oggi realtà irreversibile, la presenza di immigrati comincia ad essere fenomeno palpabile alla guida di quegli stessi organismi di rappresentanza in cui loro stessi hanno trovato risposta e assistenza. È il caso di Rexhep Paja (Fillea CGIL Livorno) che, arrivato in barca dall’Albania è oggi laureando in Scienze Politiche e attivo nella categoria degli edili, o di Sall Mamadou (Filctem CGIL Firenze), senegalese in Italia da vent’anni, delegato sindacale di un’azienda farmaceutica fiorentina. Hanno raccontato le loro vicende e il loro impegno proprio nel giorno in cui, dal Viminale, è partita la richiesta a tutte le Prefetture d’Italia di attivarsi per l’accoglienza degli ultimi profughi sbarcati sulle nostre coste. Ottomila persone in fuga dai loro paesi (soprattutto siriani, eritrei e somali) arrivati negli ultimi quattro giorni, saranno in 700 ad essere accolti in Toscana dove, ha dichiarato il prefetto Varratta, “se gli arrivi dovessero andare avanti con questi ritmi, sarà necessario utilizzare tendopoli e caserme dismesse”.

Rexhep Paja e Sall Mamadou sono solo due dei molti esempi di immigrati che stentano, oggi, a dichiararsi stranieri. È in Italia che vivono da anni, è qui che studiano, lavorano e hanno una famiglia. È in Italia, infine, che hanno ricevuto la fiducia necessaria a diventare rappresentanti dei loro colleghi. “All’inizio – ha detto Osmani Abedin (Fillea CGIL Pisa) – quando andavo a parlare con i datori di lavoro come delegato sindacale, mi dicevano che ero lì per rappresentare solo gli interessi degli stranieri. Con il tempo hanno capito che rappresento tutti i lavoratori, perché è questo quello che fa il sindacato. Restano molte resistenze, come la drammatizzazione di un errore commesso da un lavoratore straniero. La strada, quindi, è ancora in salita”. Lo dice anche l’ultimo rapporto del Censis sul livello di accoglienza, che registra in Toscana un quadro non uniforme, dove – con l’eccezione di Firenze – il clima complessivamente emerso è avverso allo “straniero”. Tra le cause, vecchi luoghi comuni duri a sfatare (“ci rubano le case”/”ci rubano il lavoro”), ma anche zone ancora molto in ombra del sentire comune su scolarizzazione, accesso al welfare e sicurezza.

Particolare il caso di Prato, in cui la fetta grossa del campione di ostilità viene da donne e giovani; “le prime – ha spiegato Alberto Tassinari, ricercatore di Ires Toscana – in quanto vere custodi della casa, i giovani perché si sentono minacciati da potenziali rivali nel mondo del lavoro”. Resta questo, del resto, il nodo di criticità più duro da sciogliere, il lavoro. “Si respira un clima pesantissimo – ha dichiarato Rexhep Paja – e dovunque io vada incontro lavoratori italiani che si lamentano dei loro colleghi immigrati, per qualunque cosa. Pochi giorni fa, ad esempio, nel pullman che ci portava ad una manifestazione a Roma, per poco non è scoppiata una rissa tra italiani e stranieri per la storia che gli immigrati avrebbero più facile accesso alle case popolari”. Sotto accusa anche il sindacato stesso. “Non abbiamo diritto di voto, eppure le casse dell’Inps sono sempre sanate dal lavoro degli stranieri. Quanto a rappresentanza, anche nella CGIL, non ci siamo”. Se si riconosce l’importanza dell’assistenza ricevuta a suo tempo, si denuncia infatti anche la perdita della grinta iniziale. “La Cgil continua ad essere un punto di riferimento fondamentale – ha dichiarato Ditila Hako di Inca CGIL Pistoia – ma deve tornare ad affrontare i conflitti come faceva prima”. “Dobbiamo lavorare insieme per ridare alla CGIL il ruolo di emancipazione che ha sempre avuto – ha detto Sofia Hurtado (FP CGIL Firenze) – partendo dall’ascolto delle necessità degli immigrati, che sono stanchi di essere solo destinatari delle politiche di governo. Vogliono esserne anche i protagonisti”. Protagonisti come lo sono del sindacato stesso.

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