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Impiego pubblico, addio al posto fisso STAMP - Lavoro Nuovo

Per un certo periodo, vigeva il principio che la sicurezza garantita era riequilibrata da un trattamento economico inferiore a quello di chi naviga nei marosi dell’economia, ma anche questo trade off si è nel tempo molto ridotto e salari e stipendi si sono gradualmente livellati a quelli dei lavoratori del settore privato che hanno visto negli ultimi anni forti perdite di potere d’acquisto.
Era dunque inevitabile che prima o poi si sarebbe posto mano a una situazione che rappresentava un ulteriore squilibrio all’interno di un mercato del lavoro già pesantemente diviso fra lavoratori garantiti e lavoratori non garantiti. Così sono arrivate le misure del decreto sulla spending review, fra le quali forse la più traumatica per la tradizione del dialogo sociale in Italia è proprio il capitolo che riguarda i dipendenti pubblici.

Fra i tabù intoccabili c’erano il posto fisso, la non licenziabilità, l’impossibilità di fatto di far scattare la mobilità, la carriera assicurata e tanti benefit, molti dei quali chiaramente frutto di uno Stato ricco e generoso e di una stagione di vacche grasse. Così ci troviamo in poche settimane a discutere e a modificare una situazione che avrebbe dovuto essere affrontata negli anni passati.  Significativo, per esempio, è il fatto che il titolo dei quotidiani di oggi, Addio al posto fisso, era stato fatto dai quotidiani tedeschi oltre dieci anni fa, in un paese dove l’impiego statale è stato sempre un pilastro del buon funzionamento dei servizi e quindi della fiducia dei cittadini.

Fra i tanti problemi che il decreto affronta e che vengono messi in rilievo dalla stampa, c’è il problema della sproporzione fra dirigenti e impiegati, frutto degli automatismi di carriera che avvengono senza alcuna corrispondenza con le esigenze dell’organizzazione e con l’effettiva capacità di chi viene promosso. La conseguenza viene segnalata in molti uffici: nel momento in cui le assunzioni sono bloccate, la sproporzione fra chi coordina e chi opera sul campo produce l’inevitabile declino delle attività e delle competenze.

La rassegna stampa del 7 luglio su www.lavoronuovo.org

http://www.lavoronuovo.org/archives/793

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