energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Imprenditori, “Ricontrattare gli affitti e aiuti concreti per riaprire” Breaking news, Economia

Firenze – Sangue che cola dalla carne viva della città, è questa l’impressione che si ha ascoltando, stamattina, le parole dei commercianti, artigiani, ambulanti, ristoratori, baristi, esercenti del divertimento e locali notturni, insomma, di tutti quei lavoratori imprenditori che hanno messo in sella Firenze. Un mondo variegato e composito, diverso e molto articolato, che ha in comune due cose: da un lato, l’azzeramento dei ricavi da lavoro, dall’altro, il fronte delle spese. e che ha bisogno di ricominciare a lavorare: ovviamente, come dicono il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni e il presidente della FiPe Confcommercio Toscana Aldo Cursano,  “ricominciare in sicurezza, i nostri operatori sono pronti a farlo e disponibili a collaborare con le autorità preposte purché si rispettino tutte le regole necessarie a contenere il contagio”.

“Per bar e ristoranti – sottolinea Cursano – è più importante determinare le condizioni che non il momento dell’apertura . Se dobbiamo ripartire con gli stessi costi di prima e gli incassi dimezzati per il rispetto delle distanze imposte, è del tutto inutile ed anzi dannoso riprendere l’attività”. Ma è anche qualcosa di più: a fronte di quasi 7mila imprese che rischiano di chiudere nella sola provincia di Firenze (sono 128mila le aziende sotto il tallone della chiusura in tutta la Toscana e 25mla rischiano di non aprire)  il problema, come sottolinea il presidente di FiPe Confcommercio, è una vera e propria svolta sociale, con un intero ceto produttivo destinato a scomparire, il che equivale a dire “perdere il nostro modo di affrontare la vita, perdere quei riti che fanno parte di una modalità identitaria del nostro Paese, il cappuccino alla mattina, il caffè, la pizza con gli amici, significa perdere la nostra anima”. Il  che equivale, a livello sociologico, a vedere (e sopportare di vedere) spazzar via un’intera classe sociale . “A favore – dicono i rappresentanti del commercio, della ristorazione, dei banchi, dell’intero terziario fiorentino – della grande distribuzione e degli acquisti on line”. Una partita esiziale, che ha la carne e la faccia vera della gente: c’è Francesco, l’artigiano che a 80 anni lavora ancora e non ha avuto il contributo di 600 euro; c’è Stefano, il ristoratore che sta cercando di combattere riaprendo con il cibo da asporto; c’è la titolare di una bancarella che, dopo la chiusura, deve ripartire assolutamente “perché se no cosa metto sulla tavola ai miei figli?”. C’è un ristoratore, ancora, che narra di una telefonata di un suo dipendente, che non sa come fare per andare a fare la spesa. E’ vero, ci sono gli aiuti, ma molti non sanno neppure come fare a richiederli: non l’hanno mai fatto, spesso non pensano neppure che gli spettino. E comunque, sono insufficienti.  Sono solo voci, solo un’infima punta di un iceberg che naviga sempre meno sott’acqua e sempre più allo scoperto. E che non ha intenzione di soccombere a “chi vorrebbe farci scomparire tirando lo sciacquone”.

I problemi, messi in fila sul tavolo, sono tanti.  Ad esempio, l’impossibilità di mantenere in piedi l’attività continuando, dopo due mesi e mezzo di fermo e quindi senza introiti, a pagare affitti ormai esorbitanti; oppure, il ritardo delle banche a dare i 25mila euro governativi di aiuto; la difficoltà a pagare le tasse locali (rifiuti ad esempio); le Cig, straordinarie o in deroga, che qualcuno ha già anticipato di tasca propria per non lasciare alla fame i dipendenti. La chiarezza delle disposizioni, o la loro non contradditorietà, come dicono i rappresentanti degli imprenditori, come il problema delle misure di sicurezza: è davvero necessario ma soprattutto utile separare ad almeno un metro di distanza due fidanzati che magari arrivano abbracciati?

Una prima risposta forte proviene dal sindaco Dario Nardella, che interviene all’incontro con la stampa convocato da Confcommercio in piazza della Repubblica, nel corso del flash mob che ha visto, da parte delle attività commerciali (negozi, botteghe, bar, ristornati…) di tutta la Toscana  aprire le porte e accendere le luci in segno di protesta e per attirare l’attenzione sulla questione. Infatti, il sindaco si dichiara d’accordo con le richieste basilari del terziario fiorentino che riguardano aiuti concreti come contributi a fondo perduto, moratoria fiscale, sostegno per pagare gli affitti e le bollette. In particolare per gli affitti dei fondi, spesso onerosissimi, Nardella lancia la proposta: la formazione di commissioni di conciliazioni d’ambito provinciale, con rappresentanze dei proprietari e dei commercianti. E per chi rifiutasse la ricontrattazione? Possibile un aumento Imu. Una proposta da portare fino a Roma, sul tavolo di Conte.

“Utilizzeremo la leva fiscale – dice ancora il sindaco – ma cig in deroga e ordinaria devono arrivare subito. Inaccettabile, per quanto riguarda le banche, che facciano  pagare commissioni e interessi, o chiedere all’azienda, un’azienda che è stata chiusa per due mesi nell’impossibilità di lavorare, la bancabilità”. Un accenno anche al credito d’imposta: “A cosa serve se sei chiuso? – si chiede il sindaco –

Ancora, Nardella promette che ristoranti e bar avranno “spazio in più dal 1 giugno”, per aiutarli “mettendo gli utenti all’aperto”. Un aiuto che riguarda da un lato la minore macchinosità, dall’altro la maggior sicurezza, secondo molti esperti, dell’aria aperta. Naturalmente, mantenendo tutti i presidi e le precauzioni necessarie. Un altro punto, proprio parlando di spazi all’aperto, riguarda gli spazi estivi. Invocato a gran voce dai ristoratori ed altri esercizi, un provvedimento per far svolgere negli spazi estivi solo attività culturali e non anche di ristorazione. Assicurata l’attenzione da parte del sindaco.

 

 

 

 

Print Friendly, PDF & Email

Translate »