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Imprese fiorentine, tiene il numero delle registrazioni ma l’area di disagio si allarga Economia

I dati emersi dall'indagine trimestrale della Camera di Commercio di Firenze sono dolce-amari per quanto riguarda i movimenti legati alla demografia delle imprese sul territorio. Infatti, se pare scongiurata la flessione nel numero delle imprese che aveva investito il primo trimestre del 2013,  il confronto con giugno 2012  dimostra che, di fronte a una sostanziale tenuta, si rivela anche un calo, se pur lieve, della componente attiva e delle localizzazioni attive, rispettivamente del -0,6% e del – 0,5%. Un dato che potrebbe essere da un lato la spia di una difficoltà per alcuni soggetti a diventare o rimanere effettivamente operativi, pur essendo inscritti o non cancellandosi dal registro delle imprese, dall'altro, denunciare l'impatto “esercitato dalla diversa performance delle forme giuridiche, le quali, nello stesso arco temporale, hanno registrato trend divaricati, premiando le altre forme (+2,4%) e le società di capitale (+1,9%), a scapito di imprese individuali (-0,3%) e società di persone (-0,9%)” come si legge nel rapporto della Camera di Commercio.

Ma l'allargarsi dell'area di disagio che sembrerebbe emergere dalla ricerca ha anche un'altra spia, vale a dire l'infittirsi di situazioni di imprese coinvolte in procedure concorsuali o che hanno avviato l’iter per lo scioglimento su base volontaria, che crescono rispettivamente del 7,7%  e del 3,5% rispetto a giugno 2012.
Interessante la distribuzione in base alla forma societaria: a fine giugno 2013 il 16,9% delle società di capitale o è in fase di scioglimento o ha procedure in corso, con un incremento rispetto allo stesso range temporale del 2012 che, in valori assoluti, è del 6,9%, vale a dire da 4.389 a 4.691 posizioni. Le società di persone in scioglimento o con iter avviato aumentano leggermente passando da 2.193 a 2.222, le cooperative continuano in un trend tutto particolare del settore con il 42, 2% che o ha in corso una procedura di scioglimento o ha avviato il procedimento, mentre per le imprese individuali si rileva una vera e propria esplosione di sospensioni di attività che va di pari passo con quelle che dichiarano di non svolgerne alcuna.

Per quanto riguarda la “conta” di nascite e morti,  nel secondo trimestre le iscrizioni sono 1.825, 1.137 le  cessazioni al netto di quelle di natura amministrativa. Il saldo del trimestre, che si attesta a 688, è inferiore di oltre 300 posizioni rispetto allo stesso periodo del 2012. Il dato a livello semestrale ne risente inevitabilmente, conducendo a uno scarto tra aperture e chiusure pari a 22 unità e confermandosi così il valore più basso dal 2010 a oggi, ovviamente sempre riferito al primo semestre dell'anno. A pesare di più su questo dato, la pochezza delle nuove iscrizioni, pari al 3,5% sullo stock delle imprese.

Ma è l'indagine sulle cause che hanno contribuito alle cessazioni che rilevano i dati più interessanti: per le società di capitale, ad esempio, il 22, 7% è conseguenza della chiusura di procedure fallimentari o di liquidazione (erano il 15,7% nel secondo trimestre 2012), quota che a livello generale si trasforma nel 3,1%, in crescita comunque rispetto al 2% del corrispondente periodo del 2012. Per il 13,8% delle cancellazioni, poi, si tratta di trasformazioni o trasferimenti in altre province.

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