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Imprese, oltre una su due chiude entro i primi 5 anni di vita, in Toscana il 55,7% Breaking news, Economia

Firenze – Un’elaborazione dell’Ufficio Studi di Cgia Mestre mostra un preoccupante trend che investe le imprese italiane, specialmente le nuove nate e specialmente quelle artigiane. E’ in effetti molto inquietante ciò che emerge dallo studio della Cgia veneta, che abbraccia 10 anni, dal 2004 al 2014: fra le nuove nate, più di una su due (55,2%) chiude i battenti nei primi cinque anni di vita. Una tendenza che se è altissima nel Mezzogiorno, investe comunque anche le altre regioni, in particolare il Centro: nelle prime sei posizioni troviamo infatti Calabria, Lazio, Sardegna, Liguria (a sorpresa, è l’unica regione del Nord presente nella parte alta della classifica) Sicilia, Campania, ma subito dietro si pone la Toscana, con un tasso di mortalità pari al 55,7% (la Campania, quella immediatamente precedente, è al 56%).

Del resto, a livello italiano, informa la Cgia, “nell’ultimo anno lo stock di imprese è diminuito di 18.400 unità e di ben 134.500 dall’inizio della crisi. Secondo una elaborazione realizzata dall’Ufficio studi della CGIA , più di una impresa su due (precisamente il 55,2 per cento) chiude i battenti entro i primi 5 anni di vita. Un dato molto preoccupante che evidenzia la grave difficoltà che stanno vivendo le imprese, soprattutto quelle guidate da neoimprenditori”.

E i motivi per cui le imprese chiudono, specie quelle giovani, specie le startup, li mette in fila Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio Studi: “Troppe tasse, una burocrazia che non allenta la morsa e la cronica mancanza di liquidità sono i principali ostacoli che hanno costretto molti neoimprenditori a gettare la spugna anzitempo. E’ vero che molte persone, soprattutto giovani, tentano la via dell’autoimpresa senza avere alcuna esperienza e/o il know how necessario, tuttavia questa percentuale di chiusura così elevata è molto preoccupante, anche perché continua ad aumentare di anno in anno”.

Dati alla mano, ecco il trend:Se nel 2004 il tasso generale di mortalità si attestava al 45,4 per cento (ovvero la percentuale di imprese ancora in vita dopo 5 anni sul totale delle imprese nate nell’anno di riferimento, ossia il 1999), dieci anni dopo la soglia è salita al 55,2 per cento; quasi 10 punti in più. Per quanto concerne i settori, invece, la quota più elevata si riscontra nelle costruzioni (62,7 per cento), nel commercio (54,7 per cento) nei servizi (52,9 per cento). Più contenuto degli altri, invece, è il dato dell’industria (48,3 per cento)”.

“La crisi economica abbattutasi nel nostro Paese – commenta il Segretario della CGIA Renato Masonha sicuramente accelerato questo trend così negativo. Rispetto a qualche decennio fa, infatti, chi ha avviato un’attività economica in questi ultimi anni, spesso ha compiuto un salto nel buio. Con il passare del tempo, molti neoimprenditori hanno sperato di poter far breccia nel mercato e di superare lo scotto iniziale senza particolari problemi. Purtroppo, però, molti non hanno retto l’urto e sono stati costretti ad abbassare definitivamente la saracinesca”.

Tornando alle regioni, la Calabria, col 58,5 per cento di chiusure dopo 5 anni di vita è in testa, ma tallonata da Lazio (58,1 per cento), Liguria (57,7 per cento) Sicilia (57,2 per cento). Arrivano poi Sardegna (56,4 per cento) e Campania (56 per cento). Al settimo posto, come visto, la Toscana (55,7%).

Le realtà meno interessate al fenomeno sono, sempre citando la Cgia veneta, le province autonome di Bolzano e di Trento (rispettivamente con il 45,8 e i 49,3 per cento), la Basilicata (50,1 per cento) e il Veneto (51,9 per cento).

Un altro motivo di preoccupazione la Cgia di Mestre lo riscontra circa i dati dell’ Unioncamere che registrano i numeri di imprese attive presenti in Italia. “Rispetto al 2015, le imprese artigiane presenti nel 2016 nel nostro Paese sono scese di 18.401 unità, attestandosi a quota 1.331.396 – si legge nella nota – una “caduta” che ormai si verifica ininterrottamente dal 2009. In questi ultimi 7 anni, infatti, lo stock di imprese artigiane è diminuito di ben 134.553 unità. Per contro, le imprese non artigiane sono in aumento dal 2014 e l’anno scorso hanno raggiunto quota 3.814.599 (+ 20.013 rispetto al 2015), allineandosi, di fatto, con il dato che avevamo nel 2009 (3.817.582)”.  

 

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