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Imprese, primo trimestre 2012 da paura Economia

Chi sono, o meglio, cosa sono le 26mila aziende mancanti all'appello dei dati presentati oggi da Unioncamere?
La risposta a questa domanda la dà la Cgia di Mestre, per la quale nei primi tre mesi dell'anno il 58% delle 26mila aziende che non rispondono "presente" sono riconducibili al settore artigiano. Il calcolo si basa sul saldo dato dalla differenza tra imprese inscritte e cessate presso le Camere di Commercio.
A conti fatti dunque, delle 26.090 aziende in meno che mancano all’appello nel primo trimestre del 2012, ben 15.226 (pari al 58,3% del totale) sono artigiane.
“I dati sono molto preoccupanti – commenta Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia – e denotano che le aziende artigiane dell’edilizia che operano nel mercato interno soffrono tremendamente il calo della domanda e la mancanza di liquidità. In particolar modo l’edilizia e il settore manifatturiero”.

Un 2012 tutto in salita dunque, come sottolinea Unioncamere, che fra le 26mila aziende "perse" a causa della crisi, segnala che sono ben 10mila quelle venute a mancare al Sud: tra gennaio e marzo 2012 le perdite sono triplicate rispetto al 2011. Mostrano capacità di tenuta solo le società di capitale che registrano il segno positivo per 7mila imprese e le coop, + 1.000.

Rispetto allo stesso periodo del 2011, le iscrizioni sono diminuite di 5mila unità mentre le cessazioni sono aumentate di ben 12mila unità, con il risultato di un saldo del periodo pari a -26.090 imprese. Praticamente il triplo rispetto ai primi tre mesi del 2011, quando erano mancate all’appello “solo” 9.638 imprese. In termini relativi, la riduzione dello stock delle imprese nel I trimestre è stata pari al -0,43%, contro il -0,16% del 2011.

Un ritorno all'indietro, precisamente al primo trimestre 2009, quando si registrò un saldo negativo pari a -30.706 unità e un tasso di crescita del  -0,5%, allora risultato della fortissima crisi economico-finanziaria esplosa l’anno precedente. Oggi, la brusca frenata della vitalità imprenditoriale è  il  risultato della fase di recessione avviatasi nella seconda metà dello scorso anno e dell’accresciuta e diffusa difficoltà ad entrare nel mercato.

“I successi del Made in Italy nel mondo da soli, non bastano a sostenere l’occupazione e a ricostruire il benessere dei territori andato perso nella crisi di questi anni” ha commentato il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. “L’anagrafe delle imprese – ha proseguito – è uno specchio fedele dell’immagine dell’economia reale che oggi ci viene restituita per quello che è:  segnata da profonde difficoltà e da una diffusa incertezza nel futuro. C’è bisogno di politiche di sostegno dell’impresa più piccola, quella diffusa da cui dipende il destino di milioni di famiglie e di giovani. Oltre a credito e semplificazione servono azioni straordinarie sul fronte occupazionale e fiscale.  Le Camere di commercio – ha concluso il presidente di Unioncamere – intensificheranno l’impegno a sostegno del tessuto economico, soprattutto di quello meridionale più in difficoltà in questo momento”.

Foto: Chi sono, o meglio, cosa sono le 26mila aziende mancanti all'appello dei dati presentati oggi da Unioncamere?
La risposta a questa domanda la dà la Cgia di Mestre, per la quale nei primi tre mesi dell'anno il 58% delle 26mila aziende che non rispondono "presente" sono riconducibili al settore artigiano. Il calcolo si basa sul saldo dato dalla differenza tra imprese inscritte e cessate presso le Camere di Commercio.
A conti fatti dunque, delle 26.090 aziende in meno che mancano all’appello nel primo trimestre del 2012, ben 15.226 (pari al 58,3% del totale) sono artigiane.
“I dati sono molto preoccupanti – commenta Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia – e denotano che le aziende artigiane dell’edilizia che operano nel mercato interno soffrono tremendamente il calo della domanda e la mancanza di liquidità. In particolar modo l’edilizia e il settore manifatturiero”.

Un 2012 tutto in salita dunque, come sottolinea Unioncamere, che fra le 26mila aziende "perse" a causa della crisi, segnala che sono ben 10mila quelle venute a mancare al Sud: tra gennaio e marzo 2012 le perdite sono triplicate rispetto al 2011. Mostrano capacità di tenuta solo le società di capitale che registrano il segno positivo per 7mila imprese e le coop, + 1.000.

Rispetto allo stesso periodo del 2011, le iscrizioni sono diminuite di 5mila unità mentre le cessazioni sono aumentate di ben 12mila unità, con il risultato di un saldo del periodo pari a -26.090 imprese. Praticamente il triplo rispetto ai primi tre mesi del 2011, quando erano mancate all’appello “solo” 9.638 imprese. In termini relativi, la riduzione dello stock delle imprese nel I trimestre è stata pari al -0,43%, contro il -0,16% del 2011.


Un ritorno all'indietro, precisamente al primo trimestre 2009, quando si registrò un saldo negativo pari a -30.706 unità e un tasso di crescita del       -0,5%, allora risultato della fortissima crisi economico-finanziaria esplosa l’anno precedente. Oggi, la brusca frenata della vitalità imprenditoriale è  il  risultato della fase di recessione avviatasi nella seconda metà dello scorso anno e dell’accresciuta e diffusa difficoltà ad entrare nel mercato.

“I successi del Made in Italy nel mondo da soli, non bastano a sostenere l’occupazione e a ricostruire il benessere dei territori andato perso nella crisi di questi anni” ha commentato il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. “L’anagrafe delle imprese – ha proseguito – è uno specchio fedele dell’immagine dell’economia reale che oggi ci viene restituita per quello che è:  segnata da profonde difficoltà e da una diffusa incertezza nel futuro. C’è bisogno di politiche di sostegno dell’impresa più piccola, quella diffusa da cui dipende il destino di milioni di famiglie e di giovani. Oltre a credito e semplificazione servono azioni straordinarie sul fronte occupazionale e fiscale.  Le Camere di commercio – ha concluso il presidente di Unioncamere – intensificheranno l’impegno a sostegno del tessuto economico, soprattutto di quello meridionale più in difficoltà in questo momento”.
 
 

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