energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Imprese straniere, la partita si gioca sulla sicurezza Economia

“La sicurezza è “una battaglia” che non conoscerà mai la parola fine”, ricorda Bruno Adinolfi, Direttore Regionale dell’INAIL Toscana, chiamato da Stamp Toscana ad interpretare i dati macroeconomici che indicano la repentina crescita dell’imprenditoria gestita da immigrati.
Il direttore Adinolfi ha sottolineato che per Inail, sia da un punto di vista assicurativo che delle prestazioni erogate, non sussiste differenza alcuna tra imprese italiane e straniere, poiché entrambe sono tenute agli stessi adempimenti previsti dalla legge. Non è affatto semplice, pertanto, riuscire a fare un’analisi tra le due tipologie di aziende dai dati in loro possesso, mirati piuttosto a ritrarre il quadro del lavoro in Toscana nella sua totalità.
Effettivamente l’attività di INAIL punta al monitoraggio della situazione lavorativa, “lavorando per obiettivi” a differenza degli altri enti pubblici, distinguendo così tra lavoro regolare e lavoro in nero, tendendo a far emergere gli episodi di irregolarità, studiandone le cause ed analizzandone le caratteristiche, distinguendo dunque tra il caso ed il fenomeno sociale. Sono circa 49 i programmi messi in piedi attualmente dall’istituto, per studiare ed offrire soluzioni tangibili alle maggiori problematiche che il mondo del lavoro registra.

Se si comincia ad analizzare i numeri emerge, tuttavia, un dato interessante che confermerebbe la crescita del numero di imprese a gestione non italiana sul nostro territorio.
Su un totale di 252.769 aziende presenti in Toscana a settembre 2011, si contava un numero di lavoratori dipendenti pari a 183.384 unità, a fronte di 26.562 artigiani. A settembre 2012 su un dato complessivo di 250.937, solo 171.079 risultano i lavoratori dipendenti e 27.362 gli artigiani.
Cosa significa? I numeri rispettano la tendenza alla diminuzione delle imprese sul territorio toscano, probabile conseguenza della crisi, tuttavia si nota un incremento del numero di artigiani, rispetto alla cifra dei dipendenti, invece in calo nel 2012 rispetto all’anno precedente: 12.305 posti di lavoro dipendente in meno, a fronte di 800 nuove posizioni artigiane aperte.

E’ all’interno di questa variazione che si puo’ rintracciare la variabile di crescita delle imprese avviate da persone straniere. Una delle cause fondamentali potrebbe basarsi sul fatto che è più semplice in un periodo di crisi, trovare lavoro aprendo una partita IVA autonoma, che attendere di essere assunti da un’azienda, i cui costi sul lavoro sono sempre più onerosi.
Le problematiche, inoltre, che riguardano i cittadini stranieri, che per lavorare devono essere in regola con i permessi, non facilita su larga scala la loro assunzione regolare. Permessi, di cui si viene in possesso d’altro canto se si dimostra di essere occupati.
“Di necessità, virtù”, si potrebbe commentare, se non fosse che “il fare impresa” in Italia ha dei costi molto elevati, per cui viene da domandarsi come faccia un così gran numero di immigrati a reperire le risorse per aprire una ditta, stando all’interno delle regole.

Adinolfi spiega che attraverso le politiche di controllo e attività formativa, che pongono sempre maggiore attenzione all’aspetto multiculturale, INAIL fotografa un successo: a fine 2012 i lavoratori regolari saranno 4547 in più, di cui 1030 emergono dal cosiddetto “lavoro sconosciuto”, dunque dall’annoso problema del “nero”, la cui percentuale va aumentando in periodi di crisi economica e di cui ad oggi è ancora difficile dare dei numeri definitivi, anche se le percentuali maggiori provengono dai settori del commercio e dell’agricoltura, che seguono in classifica l’edile.
E’ probabile che questo dato positivo derivi anche dalla stretta al settore dell’edilizia, appunto, arrivata con l’irrigidimento delle normative che regolano le gare di appalto e la relativa documentazione da produrre? Oggi le aziende appaltatrici ed i sub-appaltatori non incassano il pagamento delle fatture prodotte, se non dimostrano in primis di essere in regola con i pagamenti dei contributi, delle tasse, dell’IVA e se non sono in grado di esplicitare in fase di offerta la percentuale d’incidenza della manodopera sul prezzo, come la cifra dedicata alla prevenzione e sicurezza sul lavoro.
Mentre volano le richieste dei DURC, si riscontra che è sempre più difficile tenere in cantiere personale dipendente non regolare, interinali senza aver specificato chi siano, fornendo i loro dati preventivamente alla direzione lavori.
Considerazioni queste, che riguardano fondamentalmente l’edilizia pubblica e privata, settore peraltro, “osservato speciale” a livello nazionale.

A livello territoriale esistono altri campi, per cui l’INAIL ha predisposto dei progetti di controllo particolari. Uno di questi è il settore delle ditte che installano palchi, in cui di rado esistono rapporti lavorativi in regola e dove la sicurezza è molto spesso lasciata al caso. Non è un problema da poco, sapendo che la Toscana è una delle regioni in cui si concentra il maggior numero di manifestazioni, come festival e sagre, da cui deriva che il tema legato all’operare in condizioni di sicurezza del lavoratore, determina il grado di rischio a cui puo’ essere esposta la salute del cittadino stesso.
Poi, c’è il caso di Prato che per l’INAIL significa essenzialmente Cina.
Se è vero che Prato, infatti, ha il primato nazionale per il numero di titolari stranieri (37%), è altrettanto comprensibile quanto questo dato non rappresenti che la punta di un iceberg, che si chiama lavoro sommerso.
Adinolfi spiega che su Prato esiste un osservatorio ad hoc, in cui INAIL, forze dell’ordine e ispettorati vigilano congiuntamente.
I settori maggiormente coinvolti sono il commercio, il tessile e l’alimentare, da cui emerge che il 99% delle posizioni lavorative sono irregolari dal punto di vista dei rapporti, della mancanza delle condizioni igieniche, dell’alto grado di rischio chimico per l’esposizione dei lavoratori a sostanze dannose e tossiche, per la totale assenza di lavoro in sicurezza, niente dispositivi di protezione individuale, nessuna tutela per gli orari di lavoro e soprattutto la grande piaga dello sfruttamento del lavoro minorile e femminile

Ma esistono anche casi positivi legati al mondo dei lavoratori stranieri: da maggio ad ottobre 2012 le iniziative formative CTP Toscana-INAIL in materia di prevenzione e sicurezza legate al Testo Unico 81/08, attestano una crescente partecipazione e riguardano per il 62% lavoratori italiani e per il 38% lavoratori di origine straniera.
Il tema del lavorare in sicurezza è strettamente legato alla consapevolezza dei propri diritti e come sottolinea il Dott. David Maccioni dell’ Ufficio Attività Istituzionali INAIL Firenze, la formazione sul lavoro è sempre più un’operazione di carattere culturale che non puo’ prescindere da considerazioni di età, genere e provenienza geografica.
Adinolfi sottolinea, infatti, come il lavoro svolto da INAIL non possa che essere svolto in maniera pro-attiva, agendo all’interno della società, di cui il lavoro rappresenta un aspetto fondamentale. Attività che si realizza, pianificando progetti di formazione che seguono l’analisi delle esigenze dei diversi settori dell’economia, affrontando le problematiche e le possibili disparità di trattamento che possono verificarsi per motivi di genere, di provenienza geografica, di età con una lente di ingrandimento progressiva, man mano che si scende all’interno degli strati interni che costituiscono i fenomeni sociali legati al lavoro.

Un caso interessante è rappresentato da un’azienda di servizi, costituita per il 70% di personale africano a maggioranza musulmana.
In questa realtà l’informazione e poi la formazione sulla sicurezza ha seguito dei precisi step di approfondimento sino a radicarsi nei lavoratori, che inizialmente dovevano prendere coscienza che “lavoro è sinonimo di diritto, oltre che di dovere”. Fondamentale è stato l’apporto dato dal Responsabile dei Lavoratori per la Sicurezza (R.L.S), una giovane ragazza africana, che è riuscita a trovare il linguaggio giusto per far passare gli importanti contenuti legati alla prevenzione ed al rispetto della sicurezza dai colleghi, riuscendo infine a trovare un canale di comunicazione privilegiato anche con le lavoratrici di religione musulmana, restie e difficili da “convincere” inizialmente a questo tipo di programma, perché carenti della consapevolezza di avere un ruolo attivo nella comunità e quindi una propria dignità e dei diritti da difendere. Quando il lavoro è rispetto delle regole e significa integrazione non puo’ che rappresentare un passo avanti nella costruzione di una società più democratica.

Foto: http://www.wicomwebspace.com/

Print Friendly, PDF & Email

Translate »