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Imu e Irpef, accuse di iniquità da De Zordo e Grassi Politica

Discussione molto animata in Consiglio comunale sugli aumenti dell'Imu. Sostanzialmente, le obiezioni più stringenti incidono sull'indifferenziato trattamento che la tassa "patrimoniale" infligge a piccoli, medi, grandi e grandissimi proprietari di immobili. Cosa significa? Lo spiegano, nel loro intervento, i consiglieri Grassi (Sel) e De Zordo (perUnaltracittà). Imu e Irpef, insomma, si trasformano in misure inique dal momento che tassano in egual misura ogni tipo di reddito e per qualunque tipologia di immobili. Le alternative illustrate da De Zordo e Grassi nell'intervento in cui hanno spiegato la loro contrarietà alla modifica Imu riguardano proprio il recupero di questo "gap" di equità.

“Non è equo tassare in ugual misura tutti i cittadini indipendentemente dal loro reddito. Magari poi vantandosi, come sta facendo il sindaco in giro per l'Italia, di aver abbassato le tasse. Socialmente equo sarebbe azzerare l'Irpef sui redditi inferiori a 28.000 euro e tassare progressivamente di più coloro che percepiscono, al netto di deduzioni e detrazioni, redditi superiori ai 75.000 euro – spiegano i due consiglieri – questa era la nostra proposta, bocciata dalla maggioranza in sede di discussione di bilancio nel mese di aprile; una proposta che avrebbe fatto entrare nelle casse comunali ben 8 milioni di euro in più. Così si sarebbe abbassata la pressione fiscale sulle fasce medio-basse e recuperate risorse da destinare a settori più in sofferenza, dal sociale (RSA, contributo affitti, contributo badanti etc), alla copertura degli organici del personale degli asili nido e delle scuole materne".

Tornando agli aumenti dell'Imu che il Comune di Firenze si appresta a varare, "si è persa l'occasione per differenziare le aliquote sulla base della classificazione e del prestigio degli immobili (una villa di pregio paga la stessa aliquota di un bilocale in periferia) e anche sul numero di immobili posseduti cosicché chi ha due case paga come chi ne possiede 20, mentre quasi nessuna distinzione (0,2%) si è fatta tra le piccole attività economiche di chi gestisce direttamente l'esercizio commerciale e chi invece guadagna sulla rendita di locali in affitto – continuano De Zordo e Grassi – non è stata ascoltata neanche la richiesta delle famiglie che hanno una persona disabile, le cui associazioni tornano oggi a chiedere – anche questa era una nostra proposta bocciata ad aprile dalla maggioranza – la riduzione dell'Imu per immobili in cui abbia dimora abituale o residenza una persona disabile.
Grandi proprietari immobiliari, banche e assicurazioni sono in sostanza trattati come i piccolissimi proprietari e i piccoli esercenti, o genitori che offrono l'abitazione ai loro figli. I poveri sono trattati come i super ricchi. Dove sta l'equità sociale?”.

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