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In Alaska perle di vetro di Venezia precolombiane Cultura

Parigi – Preziose perline azzurre veneziane, montate a collana, sono state ritrovate in Alaska anni prima che in America approdasse Cristoforo Colombo. Lo rivelano sulla rivista American Antiquity archeologi dell’Università di Fairbanks (Alaska) dopo il ritrovamento in tre diversi siti dello stato americano della presenza di manufatti della repubblica marinara .

Le perline di vetro, una decina, risalirebbero gli anni 1397-1488, cioè precederebbero la scoperta dell’America del navigatore genovese. “ E’ la prima volta che materiali, senza dubbio europei, sono apparsi nel Nuovo Mondo, approdati qui grazie a un trasporto terrestre” ha dichiarato uno dei due archeologi, Mike Kunz. Secondo i ricercatori, le perle ritrovate nella catena dei monti Brooks “rimette in questione la cronologia finora in auge della loro produzione e circolazione sul continente americano.”

A loro avviso, è probabile che le perline siano arrivate in Alaska dopo un lunghissimo percorso terrestre che le ha fatte viaggiare dall’Europa del Nord all’Eurasia e infine, via stretto di Bering, nel Nord America. Una via commerciale con l’Asia settentrionale che si concludeva poi a colpi di pagaia necessari per attraversare il braccio di mare che separa i due continenti. Un percorso che aveva già portato migliaia di anni fa dall’Asia settentrionale all’America del nord il popolo degli Inuit (eschimesi) Uno dei siti archeologici in cui sono stata ritrovate le perle è a Punyk Point, un antico accampamento eschimese che si trova a un crocevia della via commerciale che collega il mare di Bering con l’oceano artico.

Un commerciante della riva occidentale dello stretto di Bering può aver messo le perline nel suo kayak e poi aver fatto rotta sull’altra riva dello stretto, nel suo punto meno largo che è di 83 km” sostengono i due ricercatori. Un’ipotesi che sembra plausibile anche all’archeologo Ben Potter del Centro studi artici dell’università cinese di Laocheng convinto dell’esistenza di un traffico su lunga distanza di oggetti preziosi e di prestigio verso l’Alaska, allora abitata dagli aleutini. Il primo europeo a mettere i piedi nello stato americano del nord era stato il marinaio danese al servizio dei russi, Vitus Bering nel 1714. L’Alaska, dapprima colonia russa, era stata comprata dagli Stati Uniti nel 1867 per 7,2 milioni di dollari ed era diventato uno Stato americano nel 1959.

Come commenta il quotidiano Le Figaro, in attesa che nuove ricerche corroborino la presenza in epoca precolombiana di artefatti veneziane, le perline di vetro azzurro “possono essere interpretate anche come uno malizioso sberleffo della Serenissima alla sua grande rivale, Genova, città natale di Colombo che sicuramente non avrebbe gradito di essere stato anticipato dai veneziani.

In Inghilterra intanto, altri ritrovamenti archeologici aprono nuove piste sul commercio durante il Medio Evo. Nello Hampashire sono state infatti ritrovate, in due siti diversi, monete cinesi dell’XI secolo, periodo in cui l’economia della Cina, sotto la dinastia Song del Nord , era particolarmente florida con prodotti cinesi (porcellane, tessili e carta) che viaggiavano verso l’Europa lungo la via della seta. Secondo gli storici, il ritrovamento di queste monete indicherebbe che gli scambi commerciali con la Cina erano più estesi e frequenti di quanto non si pensasse finora.

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