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In Amazonia scoperta la “cappella Sistina” di 12mila anni fa Cultura

Parigi – Nel cuore della giungla amazonica, sul sito archeologico colombiano di Serrania de Lindosa, è stata scoperta una delle più straordinarie collezioni di arte rupestre mai portate alla luce. Grazie allo splendore. dei suoi affreschi che risalgono a 12.500 anni fa è già  stata ribattezzata  “la cappella Sistina della preistoria”.

Lungo le pareti rupestri che si estendono per una dozzina di km prendono vita migliaia di uomini, animali e piante fornendo così non solo un importante contributo all’arte ma anche alla conoscenza di quel periodo preistorico e in particolare della sua flora e fauna. Le pitture in effetti sono state datate grazie alla rappresentazioni di animali oggi scomparsi e che risalgono alla era glaciali, come il mastodonte,  parente preistorico dell’elefante che appunto non vive più in America latina da almeno dodicimila anni. Sulle rupi colombiane appaiono anche giganteschi bradipi e paleo lama da secoli estinti.

Queste pitture inoltre, come indica il quotidiano The Guardian, lascerebbero pensare che siano stati dipinti questi primi umani a installati in Amazonia avrebbero creato una civiltà ormai dimenticata. Lo studio di questi affreschi, scoperti un anno fa, prenderà molti anni, data la loro dimensione. “Non abbiamo che sfiorato la superficie” ha dichiarato l’archeologo José Iriarte che dirige sul sito una equipe di colombiani e britannici, convinto che vi siano molti affreschi in attesa di essere scoperti.

La scoperta di questi affreschi preistorici, cui ancora non è stato dato un nome, è stata annunciata solo il mese scorso per preparare un lancio alla grande di una serie di documentari che verranno diffusi questo mese sulla rete britannica Channel 4 con il titolo “Jungle Mystery: Lost Kingdom of the Amazon “( Il mistero della giungla: i regni perduti dell’Amazzonia).

La rappresentazione di uomini, piante e animali  varia per dimensione ma, secondo gli archeologi che li stanno studiando, è così ben fatta e naturale che non ti puoi sbagliare. Così è possibile contemplare nel dettaglio “un cavallo dell’era glaciale che aveva una testa più spessa e qualcosa di più selvaggio e addirittura distinguerne i crini” ha indicato Iriarte che sugli affreschi ha anche potuto individuare piante allucinogene.

Alcuni degli affreschi, in cui prevale un colore rossastro, sono stati dipinti a una tale altezza che al momento sono impossibile da raggiungere e possono ammirare e repertoriare solo grazie ai droni. Secondo Iriarte per arrivare così in alto si sarebbero serviti di torri, come quelle che appaiano sulle rupi con a volte vicine delle silhouettes che sembrano in procinto di utilizzarle per fare il salto con l’elastico.

Altre pitture pongono anche interrogativi sulla loro vocazione religiosa, alla luce della convinzione dei popoli dell’Amazonia che piante e animali abbiano un anima e che perciò siano in grado di comunicare con gli uomini.

Il sito, secondo le testimonianze degli archeologi, è di un fascino che ti toglie il respiro e ti sommerge di emozione. Raggiungerlo però non è facile: ore di marcia nella giungla all’interno della Colombia infestata da caimani e serpenti. Fino a poco tempo fa inoltre era una zona off limits  e per potervi penetrare l’equipe di archeologi ha dovuto attendere la tregua  tra governo e guerriglieri del Farc le cui ostilità hanno devastato per quasi mezzo secolo la regione.

 

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