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In arrivo al Giglio sommozzatori della Protezione civile europea Cronaca

Dopo lo svuotamento dei 6 serbatoi di prua, le condizioni del mare sono peggiorate e, nlla giornata di ieri, 20 febbraio, tutte le operazioni sul relitto della Costa Concordia si sono fermate. Il pontone Meloria ha fatto rientro in porto e la nave cisterna Elba ha fatto rotta verso Livorno per svuotare gli oltre 1.300 metri cubi di carburante rimosso dalla nave da crociera naufragata nelle acque dell’isola del Giglio il 13 gennaio scorso. Non appena il mare sarà più calmo, i tecnici della Neri & Smit, la società olandese incaricata del defueling, riprenderanno ad operare sul relitto. La Costa Concordia, nonostante le voci degli scorsi giorni circa il cedimento delle rocce sulle quali è adagiata, è ancora stabile. Nella tarda mattinata di ieri le strumentazioni di monitoraggio gestite dai tecnici del’Università di Firenze hanno fatto registrare una leggera accelerazione del movimento della prua (3-3,5 millimetri), ma poche ore dopo si è tornati ai normali spostamenti dello scafo di 1 millimetro l’ora.

In arrivo un aiuto dalla Protezione civile europea
Nella serata di ieri, 20 febbraio, era atteso sull’isola del Giglio un primo gruppo di sommozzatori della Protezione civile europea. Come annunciato dal commissario per l’emergenza, Franco Gabrielli, nell’ultimo incontro con i Gigliesi, specialisti provenienti da alcuni paesi dell’Unione Europea (Svezia, Francia, Svizzera, Germania ed altri) saranno inviati sull’isola dell’Arcipelago toscano per dare man forte ai sommozzatori che, dal 13 gennaio, lavorano sul relitto della Costa Concordia per ricercare i dispersi. Fra passeggeri ed equipaggio sono ancora 15 le persone che mancano all’appello e la Protezione civile ha deciso di concentrare le sue ricerche sul ponte 4, che erail luogo di ritrovo in caso di emergenza all’interno della nave. Fra mercoledì 22 e giovedì 23 febbraio dovrebbero arrivare altri specialisti dei Vigili del fuoco e della Marina militare, così da allestire un cantiere di lavoro in grado di far calare i soccorritori negli stretti pozzi del ponte sommerso. Previsto, infine, l’arrivo sull’isola del Giglio di esperti in ricerche subacquee provenienti da Francia, Svezia e Gran Bretagna. Nella serata di oggi, 21 febbraio, si riunirà invece a Roma, presso la sede del Dipartimento della Protezione Civile, il Comitato Tecnico Scientifico per esaminare il piano operativo di gestione dei materiali e dei rifiuti presenti a bordo della nave presentato da Costa Crociere.

Costa Crociere a rischio: e Genova trema
Le voci sono insistenti: Costa Crociere potrebbe collassare a causa dei risarcimenti per il naufragio della Concordia. Sono solo voci messe in giro da chi ci vuole colpire, replica la compagnia di navigazione genovese. Nel capoluogo ligure, però, c’è il timore che quanto avvenuto nelle acque del Giglio il 13 gennaio scorso possa avere pesanti ripercussionio sulla vita della città e della Liguria in genere. Non solo Genova trema, ma anche Savona, il principale scalo portuale utilizzato da Costa Crociere. Trema Sestri Levante, dove la compagnia di navigazione faceva costruire le sue navi. Tremano le centinaia di persone che, a Genova, gravitavano nella sfera lavorativa di Costa. Gli avvocati Pietro Ilardi e Francesco Compagna, che assistono alcuni passeggeri della Concordia, hanno chiesto inoltre di iscrivere nel registro degli indagati anche i vertici della compagnia di navigazione. “Alla luce degli elementi acquisiti – hanno spiegato i due legali – l'iscrizione è un atto dovuto in quanto sono state violate le più elementari norme di sicurezza. Invece di sanzionare i comandanti per i passaggi ravvicinati vicino alla costa, la società avrebbe considerato i passaggi radenti come un titolo di merito”. “Siamo sicuri –hanno concluso– che in vista dell'incidente probatorio la Procura di Grosseto valuterà questi elementi con la dovuta attenzione al fine di garantire il pieno rispetto delle norme processuali”. La pratica dell’inchino, hanno spiegato gli avvocati Ilardi e Compagna, era una consuetudine per i capitani delle navi Costa, tanto che Mario Palombo l’ha ammesso nel suo interrogatorio e che, da quanto risulta, il 14 agosto lo stesso capitano Francesco Schettino aveva messo in atto una manovra di avvicinamento all’isola del Giglio ed informato di ciò anche la compagnia armatrice e la Capitaneria di porto livornese che, in quele caso, avevano taciuto.

Foto: www.farevela.net

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