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In caduta produzioni di girasole mais e sorgo Economia

Se per il grano il pericolo è scampato, per mais, girasole da cui si ricava olio di semi e derivati per mangimi, e sorgo, il rischio di un dimezzamento della produzione è molto realista. Coldiretti rilancia necessità laghetti artificiali. Tulio Marcelli, presidente Coldiretti Toscana: “Eccessi climatici stanno ridisegnando la geografia agricola della Toscana”.  Lo stress idrico rischia di compromettere la stagione del mais e dei seminativi.  Il gran caldo del mese di giugno che si è classificato al terzo posto tra i più caldi e al quarto posto tra i più siccitosi accompagnato da temperature africane anche la notte, preoccupa, non poco, i produttori toscani.
Secondo una prima stima di Coldiretti Toscana la siccità potrebbe infatti, costare in termini di mancata produzione tra il 30% ed il 40% per un valore che si aggira tra i 20-25 milioni di euro. Grosseto, Siena, Arezzo e Pisa le province dove è concentrato il grosso della produzione di mais, sorgo e girasoli. E le previsioni, per il mese di luglio, un mese cruciale per la maturazione, non mettono acqua. “E’ evidente – analizza Tulio Marcelli, Presidente Coldiretti Toscana – che esiste un problema molto serio. Se per il grano i giochi sono fatti e le prime stime sono positive per produzione e quantità, per mais e girasole in particolare, qualche preoccupazione la stiamo avendo”. Per Marcelli gli eccessi climatici ed il prolungamento di condizioni particolarmente straordinarie come la siccità, ma anche il freddo e stagioni molto piovose “stanno ridisegnando la geografia agricola della Toscana” determinando, come conseguenza, “una incertezza nelle produzioni che si traduce in una incertezza economica per le imprese. Dobbiamo abituarci ad affrontare questo genere di anomalie perché non saranno casi sporadici, saranno sempre più frequenti per diventare una regola”.

In Toscana mais significa, in termini di produzione 24 mila ettari circa, 160-180 mila tonnellate di prodotto per un valore di 40 milioni di euro. I girasoli, produzione in forte espansione che caratterizza molti tratti del paesaggio regionale, sono coltivati su 24mila ettari che rendono circa 50 mila tonnellate mentre il sorgo, utilizzato principalmente per l’industria dell’alimentazione animale rappresenta una produzione minore, ma comunque presente con 2 mila ettari per una produzione che si aggira intorno alle 5 tonnellate per ettaro. Complessivamente questi tre prodotti valgono, nello scacchiere economico, 70 milioni di euro. La siccità potrebbe quasi dimezzarli.

I primi a lanciare segnali di preoccupazione sono stati a Pisa dove Paolo Nacci, imprenditore di San Miniato ha oltre 500 ettari coltivati a cereali. La siccità rischia di stroncare la produzione di mais: “Il termometro sono le produzioni a Ponte Buggianese dove ho 100 ettari. Solitamente, ad annate normali, produco 100 quintali di granella di mais e 40 quintali di girasole. Quest’anno andrà bene se ne raccoglierò la metà”. Più in là, ad Arezzo, nelle zone di Cortona e della Val di Chiana, la situazione non è diversa: “Il girasole è in sofferenza, come il sorgo – spiega Alessandro Filippini dell’Azienda Francesco Vinciarelli – la produzione, se non piove entro qualche settimana, è destinata a essere inferiore, anche del 30%”. L’azienda ha seminato circa 70 ettari a girasole che rendono, più o meno, 30 quintali ad ettaro: “Se va avanti di questo passo il fiore resterà piccolo – spiega ancora – ed anche il sorgo, che è la prima volta che seminiamo, è in sofferenza”.

Anche i vivaisti pistoiesi hanno le stesse preoccupazioni: “Se c’è un’estate lunga come quella dell’anno scorso – ha spiegato Riccardo Andreini, Presidente Coldiretti Pistoia – per i vivaisti ci saranno gravi ripercussioni. Attingono l’acqua dall’Ombrone che questo inverno era già in una fase critica. Le piogge primaverili hanno dato ossigeno alle falde che però adesso sono ampiamente utilizzate. Un’estate prolungata, senza piogge, con temperature al di sopra della media stagionale, sarebbe molto pericolosa”.

Non solo cereali e seminativi risentono degli effetti della siccità. Il caldo ha pesanti effetti nel mondo animale con le api stremate dal caldo che non svolgono più adeguatamente il prezioso lavoro di trasporto del polline e del nettare mentre nelle stalle si registra un crollo delle produzioni del 10 per cento per effetto dello stress a cui sono sottoposte le mucche. Le api che non riescono a prendere il polline e il nettare mettendo a rischio la produzione di miele dopo che l'estremizzazione delle temperature medie invernali, con un febbraio di forte gelo perdurante e poi un marzo con punte di calore estive, non ha certo favorito l'uscita dall'inverno degli allevamenti apistici. Ma l'afa e le temperature hanno tolto l'appetito anche ai maiali che stanno consumando fino al 40% in meno della consueta razione giornaliera. Una soluzione Coldiretti l’ha più volte proposta: la creazione di laghetti artificiali da cui le imprese possono attingere durante periodi di siccità. “La Toscana deve attrezzarsi – conclude – e dare il via ad un piano di pozzi e laghetti dislocati su tutto il territorio regionale da cui le imprese, di tutti i settori, possono in caso di emergenza attingere”.

Foto www.conipiediperterra.it

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