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In centinaia in memoria di Idy, tensione, spintoni e insulti a Nardella Breaking news, Cronaca

Firenze – Momenti di tensione, sul ponte Vespucci, a Firenze dove centinaia di persone si sono radunate oggi in memoria di Idy. Una parte dei senegalesi presenti al corteo ha cercato di indirizzarsi verso Palazzo Vecchio, formando un corteo non autorizzato, insieme a gruppi di appartenenti ai centri sociali, ma sono stati respinti dalla polizia in assetto antisommossa.  Il sindaco Dario Nardella, invitato dalla stessa associazione senegalese che ha organizzato l’iniziativa, si è allontanato, fatto bersaglio di insulti e spintoni non solo da parte di alcuni esponenti della comunità, ma anche di alcuni italiani appartenenti a centri sociali e estrema sinistra. Il sindaco è stato fatto segno anche di uno sputo, sempre da parte di un appartenente ai centri sociali.  All’indirizzo del sindaco anche urla “Vai via razzista”. Il primo cittadino ha scelto di allontanarsi “per non divenire oggetto di polemiche e scontri”. E se la comprensione è per chi ha perso un amico, e il cordoglio della città è stato immediato, “non possiamo tollerare la violenza”. La Digos e i carabinieri hanno allontanato anche gli appartenenti ai gruppi dei centri sociali. Solo qualche ora prima, sulla sua pagina Facebook Pape Diaw, esponente molto conosciuto della comunità senegalese fiorentina, aveva lanciato un messaggio esortando tutti alla calma. All’iniziativa, oltre a Pape Diaw, anche l’assessora al welfare del Comune di Firenze Sara Funaro e l’assessora di Scandicci alla pubblica istruzione Diye Ndiaye. 

Sono in centinaia, sul ponte, per la maggior parte uomini e donne del Senegal, ma non solo. C’è Firenze, nei suoi vari colori, che oggi si trova sul quel ponte che non scorderà mai una morte assurda, atroce, senza senso. Ieri, su quel ponte, insieme alle famiglie e ai passanti, un uomo camminava sotto la pioggerellina leggera, offrendo i suoi ombrelli, senza sapere che la morte, sotto forma di sei proiettili sparati da un ex-tipografo in pensione, lo avrebbe colto di sorpresa. Lui, proprio lui, l’uomo del Senegal, 54 anni, una compagna, un figlio. Una vita. L’uomo che ora guarda sena vedere da una foto attaccata sopra il suo nome, un biglietto, un messaggio, riempito di foglietti, testimonianze, saluti e fiori. La Firenze che è rimasta sbigottita, gli amici, quelli che l’hanno conosciuto e aiutato. I passanti, che si sono fermati a mettere fiori e parole, chi ha scritto, “Mi vergogno”, chi parole d’affetto.

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Ieri, il giorno della tragedia, della rabbia, del dolore. Perché non si vuole sentire ragioni, quel “per caso”, che ha adottato l’ex-tipografo per dare almeno un tentativo di spiegazione a un gesto che rimane in buona parte incomprensibile, non suona del tutto veritiero, alla comunità senegalese. Perché “il caso” ha portato a un’uccisione, di nuovo, di un uomo dalla pelle nera. E non si può fare a meno di pensare a quel 13 dicembre del 2011, quando Firenze si risvegliò sotto i colpi omicidi di Gianluca Casseri, simpatizzante di estrema destra, che lasciò una scia sanguinosa da piazza Dalmazia a piazza del mercato a San Lorenzo, prima di suicidarsi.

 

Eppure, sembra ancora che, a parte l’amore per le armi da fuoco, l’ex-tipografo in pensione non avesse mai mostrato affiliazioni particolari. “Se risultasse davvero così nel corso delle indagini – dice una giovane fiorentina, che è venuta al presidio con il compagno – sarebbe forse un gesto ancora più oscuro”.

Oggi è il giorno del commiato. Il presidio è traboccante, riempie non solo ponte Vespucci, ma  dilaga per le spallette dell’Arno. “La gente è molto arrabbiata”, dice una ragazzina di colore,   accento fiorentino. Un senso di smarrimento, nelle sue parole: “Devo aver paura ad uscire? Sono   nata qui, sono cresciuta fra San Frediano e l’Arno. Come posso anche solo pensare che questa   non  sia più casa mia?”. Le amiche la consolano. Se ne vanno fra la folla.

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Intanto, circa duecento senegalesi rimangono presso quel ponte, e prende il via un’assemblea contro il razzismo, la cultura strisciante che lo genera, l’assuefazione al pensiero razzista. E’ poi il richiamo alla preghiera dell’imam Izzedin Elzir a calmare definitivamente gli animi: molti senegalesi si inginocchiano e si raccolgono in preghiera.

Ciò che sembra appurato, ciò che è ormai chiaro, è che questo gesto è comunque qualcosa che è cresciuto dentro un contesto, un pensiero, una linea ben precisa.  Ma ora su quel ponte, si piange la morte di un uomo, ammazzato a Firenze, alle 12 di un giorno qualsiasi, mentre vendeva ombrelli qualsiasi, sotto una pioggerellina uggiosa. Una pioggia qualsiasi.

Foto: Luca Grillandini

 

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