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In Italia chiude un’impresa al minuto Cronaca

Una candela accesa ad ogni minuto che passa, a simboleggiare un’impresa in più che chiude i battenti, un nuovo imprenditore che perde la sua attività. «Perché in Italia muore un’impresa al minuto – spiega Giuseppina Virgili, presidente del comitato Piccoli imprenditori invisibili e promotrice della singolare forma di protesta – E tutte le storie si assomigliano. Il committente, pubblico o privato, comincia a non pagare, le banche non ti fanno più credito, e dopo un po’ non riesci a andare avanti e ti ritrovi costretto a chiudere». Dalla mezzanotte di ieri Giuseppina ed altri piccoli imprenditori da tutta la Toscana presidiano l’ingresso della Regione in Piazza Duomo, accendendo una candela al minuto, nonostante il freddo e la stanchezza. Ci resteranno fino alla mezzanotte di oggi, come ci spiega la stessa Giuseppina, ex piccola imprenditrice del settore tessile che un anno fa, ritenendosi non tutelata e non adeguatamente rappresentata dalle associazioni  tradizionali,  ha creato il Co.P.I.I., associazione che raggruppa circa 1500 piccole imprese sparse in quasi tutte le regioni italiane tra artigiani, liberi professionisti, lavoratori autonomi. «La nostra associazione offre consulenza legale e supporto psicologico ai membri del cosiddetto “popolo delle Partite Iva”, micro e piccoli imprenditori in difficoltà – racconta Giuseppina – Quando mi raccontano la loro storia so di cosa parlano, perché tutte le nostre storie si assomigliano. La verità è che la micro impresa, che va da 1 a 20 dipendenti, dovrebbe sottostare a regole sul credito, sul costo del lavoro e sugli adempimenti burocratici del tutto diversi da quelle delle medie imprese, che arrivano anche a 500 dipendenti». Lei, ad esempio, è stata per 30 anni titolare di una micro azienda di abbigliamento a Scandicci, 5 dipendenti e una parte del lavoro svolto da un contoterzista. Dal 2008 inizia il declino: il cliente che non paga, la banca le chiude il credito, le garanzie che non bastano più. Concorrenza del lavoro nero, pressione fiscale e adempimenti burocratici hanno fatto il resto. «A Scandicci, come a Prato, l’abbigliamento è morto – dice Giuseppina – Ormai non c’è più nessuno che produca, e poiché noi eravamo il ceto medio, ci siamo tirati dietro anche i negozi, che stanno chiudendo uno dietro l’altro». Al presidio altri piccoli imprenditori, spesso ex imprenditori, come Raffaele, albergatore di Pistoia che con la crisi ha perso prima la clientela, poi anche il suo albergo, ma che con la Legge Fornero potrà riscuotere la pensione solo nel 2020. Oppure l’imprenditrice di Pisa, che con la sua famiglia gestisce una piccola azienda di piastrelle in ceramica, «oggi con molta difficoltà –racconta – poiché i nostri principali committenti sono imprese del settore edile, che al momento è del tutto fermo».

 

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