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In mostra Isadora Duncan: ha inventato la danza moderna Cultura, Opinion leader

Firenze – Perché ci si può innamorare di Isadora Duncan senza riserve né condizioni? Forse perché è morta ancora giovane, a 50 anni,  e in modo tragico soffocata dalla sciarpa che era uno dei simboli più pregnanti della sua arte? Perché ha visto morire annegati nella Senna due figli e, suicida,  il secondo marito, il poeta russo Sergej Esenin? Gli eventi drammatici della sua vita in realtà hanno  contribuito a creare il mito della “divina Isadora”, ma hanno messo in secondo piano la grandezza di una donna che ha inventato un nuovo linguaggio della danza liberandola dai lacci e dalle accademie senza anima del balletto della fine dell’800.

Lo ha fatto in nome dell’utopia, sconvolgente in quell’inizio del secolo scorso, di un’umanità danzante del futuro “liberata nel corpo e nello spirito dai condizionamenti sociali, reintegrata nel suo primigenio rapporto con la natura, i suoi moti e le sue forze”, che “trova lo strumento primario di realizzazione nella pedagogia del movimento, colto nel suo rapporto con i moti interiori dell’animo”, come scrive Chiara Bertotti che per la Casa Usher nel 1980 tradusse in italiano per la prima volta le lettera della danzatrice californiana.

Una magnifica mostra aperta oggi 13 aprile a Villa Bardini e al Museo Stefano Bardini restituisce alla cultura italiana tutta la forza  e la creatività di un’artista ispiratrice di artisti, mettendo in luce con una grande ricchezza di opere, immagini e documenti (175 pezzi, più di 70 i pittori, gli scultori e i fotografi italiani e stranieri presenti nelle sale espositive) quanto Isadora ha contato nella cultura europea del secolo scorso.

Curata da Maria Flora Giubilei e Carlo Sisi, con la consulenza della storica della danza Patrizia Veroli, la mostra “A passi di danza. Isadora Duncan e le arti figurative in Italia fra Ottocento e avanguardia” è la prima in Italia a renderla protagonista insieme agli artisti italiani che ne hanno subito il fascino e la seduzione.

Fu concepita nel 2009 a Genova per iniziativa anche di Eleonora Barbara Nomellini, figlia di Plinio che la vide danzare sulla spiaggia di Viareggio e la ritrasse innumerevoli volte. Uno dei dipinti “Gioia” viene riunito nella mostra per la prima volta dopo 30 anni grazie al prestito di Silvio Berlusconi e che è stato scelto come icona della mostra.

La sala di Nomellini è solo uno dei momenti di un’esperienza ricca ed emozionante del visitatore della mostra per merito dell’allestimento di grande gusto e fruibilità. I curatori hanno realizzato un percorso che permette prima di tutto di conoscere le fonti ispiratrici della rivoluzione portata da Isadora nel mondo della danza.

Una statuetta fittile, detta “Tanagrina” (II secolo a.C), che rappresenta una menade che danza con un leggero peplo e i sandali si contrappone nella prima tappa a un dipinto di Federico Zandomeneghi , la “grande danseuse” (1900) in tutù e scarpette dalla punta di gesso.

Lo studio dell’arte greca, dei bassorilievi nei quali la forma e il movimento sono in perfetta armonia l’una con l’altro, è la fonte prima dell’arte della Duncan come ci esemplifica la parte della mostra ricca di grandi sculture e dipinti nel muso Stefano Bardini.

Con i suoi spettacoli e le sue performance l’artista cominciò a influenzare l’intero mondo delle arti a cavallo del novecento attirando l’attenzione di scultori e pittori. Fra il 1905 e il 1907 frequentò Firenze dove visse con il primo marito, lo scenografo Edward Gordon Craig e lavorò con l’amica Eleonora Duse conosciuta  a Berlino.

Troppo lungo citare tutti gli artisti, da Auguste Rodin a Casorati, Depero e Wildt, presenti nella esposizione ciascuno dei quali offre un esempio della molteplice rappresentazione della danza, pittorica o plastica. Ed è alla fine questa, insieme alla fotografia, l’unica possibilità di fermare e rendere eterna l’arte effimera del corpo umano.

“Se riuscissi a trovare nella mia danza – scrive Isadora nella “danza del futuro” – alcune o anche una sola posizione che lo scultore potesse riportare nel marmo, così da conservarla, il mio lavoro non sarebbe stato vano”. E conclude: “Oh, sta arrivando la danzatrice del futuro, il libero spirito che abiterà il corpo della nuova donna: più gloriosa di qualsiasi donna mai esistita, più bella di tutte le donne dei secoli passati. L’intelligenza più elevata nel corpo più libero”.

La mostra è promossa da Fondazione CR Firenze e da Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron, con il patrocinio del Comune di Firenze, in collaborazione con il Museo Stefano Bardini. Resterà aperta fino al 22 settembre 2019.

Foto: Franz von Stuck, Ringeltanz, 1899

sotto: Plinio Nomellini, Isadora Duncan, 1914

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