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In politica occhio alla questione cattolica Opinion leader, Politica

La questione dei cattolici  in politica si è riaperta con forza. Infatti, il Forum che si terrà nei prossimi giorni a Todi, ove si riuniranno esponenti del mondo sociale, politico e sindacale cattolico a convegno, segna un passaggio rilevante tanto che la relazione introduttiva sarà tenuta dal presidente della Cei, quel cardinal Angelo Bagnasco che, come ci dice il discorso tenuto ai vescovi italiani nel quale ha censurato il governo e chi lo presiede, non è certo uno che le manda a dire per interposta persona. E quando il giornale della Cei, “Avvenire”, denuncia per penna del suo direttore, ”l’insignificanza dei cattolici nel centrosinistra”, è chiaro che una certa sveglia ha cominciato a suonare anche per il partito democratico.
E' naturale che il parere del giornale della conferenza episcopale italiana rifletta il pensiero dello stesso Bagnasco che certo non si scomoderà per un’operazione puramente culturale, al di là delle forme, che saranno quelle confacenti a un sì alto prelato. Ciò, in buone parole, significa che la diaspora democristiana ha trovato un suo riferimento per ricaratterizzarsi non necessariamente cercando di rifondare la DC; cosa che sarebbe impossibile. Non lo è, invece, collegare  in una rete politica che agisca secondo intenzioni comuni tutti coloro che, in quanto cattolici politicamente democristiani, sono al centro, non tanti invero, ma i ben di più che, a destra e a sinistra, patiscono  una medesima sofferenza.
Il primo fattore che porta a riunirsi e confrontarsi sotto l’ala di Bagnasco e, quindi, sotto una patente legittimazione vaticana – non vanno dimenticati i ripetuti appelli lanciati dal Papa ai  cattolici perché si impegnino di più in politica – risiede in quanto scritto dal giornale della CEI: insignificanza. Dopo la lavata di capo fatta a Berlusconi dal capo dei vescovi italiani, citare solo la parte di centrosinistra vuol dire  che tale sentenza è già stata pronunciata  nei confronti di coloro che militano nella parte opposta.
Ci si può sbizzarrire su cosa verrà partorito a Todi; poi ci sarà la replica della realtà. Va tuttavia sottolineata una cosa che non ci sembra essere sufficientemente considerata: la DC, qualunque sia il giudizio storico su di essa, esprimeva uomini che nella testa avevano la politica; non solo quella del governo, del sottogoverno o dell’occupazione del potere, ma la politica intesa nella sua dimensione strategica. Ogni considerazione è ammessa, naturalmente; ma oggi ciò di cui soffre la Repubblica è la mancanza di una vera cifra politica tanto che  la democrazia si irretisce nel personalismo sfrenato e la competizione tra le parti viene ridotta a governismo, opportunismo e trasformismo. In questo vuoto di politica sta, poco a poco, sprofondando la democrazia italiana e  sfarinandosi la Repubblica, nonostante gli sforzi continui e attenti del presidente Napolitano.
Ecco allora quale è il punto: a Todi vi sarà la politica oppure solo lo sfogatoio dell’insoddisfazione? C’è da augurarsi che vi sia la politica, naturalmente perché ciò significherebbe, a  fronte del politicantismo accentuato dell’era presente, che si riapre l’esigenza di quei percorsi democratici che hanno permesso all’Italia di essere un Paese assai migliore dell’attuale. Se l’esigenza di ricostruire una politica democratica nasce dai neodemocristiani, anche chi non è sulle loro posizioni, non può che salutare l’ evento come positivo.
Ci permettiamo di dire che alla prova è chiamato anche il cardinale Bagnasco; chissà se anche i cardinali sono capaci di miracoli? Vedremo.

Paolo Bagnoli, è professore ordinario di Storia delle Dottrine Politiche presso l’Università di Siena

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