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In ricordo di Venturino Venturi Notizie dalla toscana

“… un ricordo bello e altissimo di quel tempo in cui ci siamo conosciuti e che siamo stati vicini. Questo ricordo deve essere rinfrescato”. Queste parole, tratte da una lettera inedita del 1940 di Venturino Venturi, rappresentano il filo conduttore e il senso di tutte le attività che saranno dedicate nel 2012 alla figura dell’artista.
Sabato 28 gennaio al Museo Venturino Venturi a Loro Ciuffenna (Ar), alle ore 17.00, si terrà il primo incontro sulla figura di Venturino, organizzato dal Comune di Loro Ciuffenna e dall’Archivio Venturino Venturi, cui interverranno varie personalità che hanno conosciuto l’artista o vicini alla sua opera tra cui S.E. Mons. Luciano Giovannetti Vescovo Emerito di Fiesole e Antonio Natali direttore della Galleria degli Uffizi. Leggono degli scritti inediti di Venturino, I Leggomanti in collaborazione con Pandora Associazione Culturale. E’ l’occasione per vedere, per chi non lo avesse ancora fatto, il nuovo percorso espositivo del Museo, inaugurato a ottobre 2011, che contiene la più importante collezione pubblica di opere di Venturino: 54 disegni e 38 sculture, tra cui capolavori come il ritratto in cemento di Ottone Rosai del 1938 e Ventre, scultura di bronzo del 1961, che inutilmente Henry Moore cercò di acquistare dall’artista per la sua collezione personale.
Il 2 febbraio al National Museum of History and Art della città di Lussemburgo (MNHA), si terrà la cerimonia di donazione di una delle più importanti sculture di Venturino Venturi, Ritratto di mio padre del 1943 (cemento, cm 42) alla presenza dell’Ambasciatore italiano in Lussemburgo, Raffaele de Lutio,  del Direttore del MNHA Michel Polfer e del Direttore dell'Istituto Italiano di Cultura in Lussemburgo Francesco Neri. Una donazione decisa da Lucia Fiaschi, nipote dello scultore, per rinsaldare ulteriormente i legami esistenti tra il Lussemburgo e Venturino dove l’artista ha trascorso gran parte della sua infanzia e a cui hanno dedicato varie iniziative e mostre nel passato. In Lussemburgo, Venturino aveva vissuto fino all’età di 18 anni, quando finiti gli studi decide di tornare in Toscana, affascinato dai racconti del padre, per vivere nei luoghi che avevano visto nascere e operare i grandi artisti del passato: tutti “nati a pochi passi da casa mia”, com’era solito dire. Il padre Attilio, scalpellino, era stato costretto a lasciare l’Italia, nel 1921, per le sue opinioni politiche riparando in Francia e poi in Lussemburgo con la famiglia. Anni difficili di estrema povertà. Appena dodicenne Venturino inizierà a seguire il padre nei cantieri, cimentandosi con la lavorazione della pietra e realizzando, nonostante la giovane età, le sue prime sculture.
In uno scritto del 1936, Venturino scrive parole commoventi sul padre, la stessa forza e umanità che ritroveremo sette anni dopo nella scultura Ritratto di mio padre: “Il mio babbo! Che figura magnifica. La sua persona nervosa, piena di muscoli induriti: Quelle spalle un po’ ricurve dal lavoro e dal tempo. Le mani dai lineamenti fini ma dure come il ferro. Quella bella testa mobile, la fronte vasta e tormentata. Sembra un genio che fa lo scalpellino…. Uomo di pietra. Non conosce che il dovere, non segue che il suo sentire: Nessuno può piegare questa siluetta tanto nobile e potente. Sembra un ulivo tutto nodoso. Non teme gli uomini, come dice lui – Ho paura solo degli spiriti, perché non li conosco”.
Nel mese di aprile 2012 ci saranno ben tre mostre dedicate a Venturino e la presentazione a Firenze, Fiesole, Pontassieve e Loro Ciuffenna del primo volume del catalogo generale dell’opera di Venturino Venturi, con 400 tra dipinti e sculture dal 1950 al 2002, edizioni Carlo Cambi.
La prima delle tre mostre, “Il dono dell’assoluto, Venturino Venturi a Fiesole”, si inaugurerà Il 12 aprile a Fiesole, in più sedi, nell’ambito delle iniziative per il ventennale della morte di Ernesto Balducci a cui Venturino fu legato da profonda amicizia. La mostra, organizzata dal Comune di Fiesole, dalla Diocesi, dal Capitolo della Cattedrale e dalla Fondazione Ernesto Balducci, indaga il rapporto dell’artista con il sacro attraverso l’esposizione di 50 opere, tra sculture e dipinti, tra cui vari inediti.
Il 14 aprile sarà la volta della mostra “Venturino Venturi 1958” nella Sala delle Colonne a Pontassieve, organizzata dal Comune con l’Archivio Venturino Venturi, che con l’esposizione di grandi carte inedite a tempera e cera, verterà su un anno cruciale per la vita e la produzione dell’artista. Il 1958 fu, infatti, l’anno che vide Venturino riprendere la propria attività dopo la terribile crisi depressiva che lo aveva colto al termine dell’impresa al Parco di Collodi. Ancora ricoverato nell’ospedale psichiatrico di San Salvi a Firenze, i medici gli concessero di disegnare e così, esprimendo la propria sofferenza, si avviò alla guarigione. Con quelle grandi carte con Pinocchio, la Madre e gli amici più cari, Venturino conduce la propria creatività alle sorgenti stesse del fare arte.
Sempre nel mese di aprile, a Prato, si terrà la presentazione al pubblico dell’opera “ Il Vangelo” acquisita dalla Diocesi di Prato per il Palazzo Vescovile. Si tratta di 44 formelle di gesso e polvere di marmo dipinte a olio che rappresentano le storie del Vangelo e di 15 lamine in alluminio a sbalzo con una Via Crucis.
In agosto sarà la volta di una giornata di studi sulla figura e l’opera di Venturino Venturi presso l’Abbazia di Vallombrosa. Per l’autunno, infine, è prevista una mostra dedicata agli splendidi gioielli d’artista realizzati da Venturino Venturi.

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