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In Senato il libro Ettore Bernabei e il primato della politica Cultura

Roma – Si è svolta a Roma nella Sala Capitolare presso il Chiostro del Convento Santa Maria sopra Minerva, la presentazione del libro scritto dal giornalista Piero Meucci,«Ettore Bernabei. Il primato della Politica.La storia segreta della Dc nei diari di un protagonista».

Un incontro moderato dal giornalista Aldo Cazzullo, promosso dalla senatrice Paola Binetti a cui hanno partecipato oltre all’autore e alla famiglia Bernabei, giornalisti, colleghi, politici ed amici. Con la loro presenza hanno voluto testimoniare, a cento anni dalla nascita, l’importante figura del fervido intellettuale toscano, il cui acume politico unito alla spiccata sensibilità ha fortemente contribuito a dar vita all’identità politica ed istituzionale del nostro Paese.

“Un libro che nonostante le 400 pagine – così in apertura la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, – ho letto tutto d’un fiato per scoprire grazie al materiale inedito, il dietro le quinte della nostra storia più recente”.

Nel volume, scritto per ammissione del suo stesso autore durante il forzato lockdown, ci sono aneddoti ed  episodi che hanno caratterizzato la nascita della Prima Repubblica. Bernabei nato in un Paese negli anni in cui la libertà era stata sospesa, si e ci racconta una serie di fatti dapprima come giornalista militante, poi da direttore della Rai, in seguito da presidente di Italstat ed infine come produttore cinematografico della Lux.

“Vide da lui stesso creata. Ma Ettore Bernabei fu anche molto altro. Fu “l’uomo cerniera” negli anni in cui la politica aveva il suo primato, quella cioè capace di governare la società,di offrire una visione di futuro nonostante i grandi cambiamenti e le tensioni sociali uniti da uno sviluppo economico e strutturale senza precedenti nell’Italia del  dopoguerra. Dal piano casa, alla nascita in politica del centro sinistra, alla nazionalizzazione dell’energia elettrica, all’obbligo scolastico,all’autostrada del Sole, alla Rai per arrivare,in tempi più recenti, ai due  Referendum del divorzio, dell’aborto e al drammatico rapimento Moro. Ma mai come allora unica protagonista di quel tempo in chiaroscuro era  la politica. Essa era al centro di una serie di rapporti più o meno visibili tra lo Stato e gli altri centri di potere: la Chiesa, compresa la cattolica, le potenze mondiali, l’alta finanza, i potenti gruppi imprenditoriali,e persino le Brigate Rosse.

“Quella politica non c’è più – così il ministro Giancarlo Giorgetti della Lega – e la Lega nasce non a caso in quei territori dove la Dc era allora fortissima, quasi una reazione al venir meno, per una serie di fattori, tra i quali un allentamento e allontanamento dalla Chiesa locale, che invece lì era fortemente radicata”.

Per il senatore Matteo Renzi, “il messaggio di Bernabei è attualissimo non solo per chi fa politica ma per chi crede nella «res publica». Era un uomo che aveva una visione delle cose non comune, e ogni pagina di questo libro fa scattare qualcosa”. E sulla realtà delle cose descritte  da Bernabei, Renzi leggendone  la prima pagina,  “essa è sempre molto più complessa di come appare”. Sulla distanza abissale della stagione politica vissuta da Bernabei rispetto a quella attuale, parla invece il senatore Pier Ferdinando Casini. Si chiede se oggi nel nostro Paese possiamo ancora affermare  l’esistenza di un primato della politica vista la sua subalternità ai poteri forti della finanza e della magistratura.

“Ma  non c’è da essere nostalgici, piuttosto adoperarsi per costruire un nuovo progetto  che finalmente collochi la politica al suo giusto posto che deve tornare ad essere in primo piano e non subalterna”. In chiusura gli interventi di Stefano Lucchini responsabile Affari Istituzionali e Relazioni Esterne di Intesa San Paolo e Luca Bernabei amministratore delegato di Lux Vide, che ha tratteggiato un ritratto del padre non senza una velata commozione. Ha ricordato che lui aveva due sane ossessioni: il bene comune e i giovani. Che non parlava mai in famiglia del suo lavoro, tranne negli ultimi anni quasi a voler lasciare un testamento alla famiglia di quanto da lui fatto. Luca Bernabei racconta di  un decalogo scritto di pugno dal padre e al quale ispirarsi. Esso riflette non solo l’amore per il prossimo, ma una fede in Dio immensa. Così come lo era la fiducia nella Provvidenza di cui Bernabei parlò ai familiari riuniti per il suo ultimo compleanno attribuendole ogni merito.

“La presenza di Dio non è solo nella storia; Dio è presente nella storia del mondo, dei popoli ed anche nella vita di ognuno di noi. Ho fatto tante cose nella vita ma per merito dei miei maestri e dei collaboratori più bravi di me.Lo spirito soffia dove vuole e come vuole. Vi ringrazio di tutto quello che avete detto. È vero. Non avete esagerato. Vi ringrazio con tutto il cuore”.

Foto: Maria Elisabetta Alberti Casellati

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