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In Vaticano il trionfo dell’incoerenza Opinion leader

Il “caso Galileo” dopo 400 anni Comitato istituzionale promotore del convegno era costituito, tra gli altri, da: la Pontificia Accademia delle scienze, il Pontificio Consiglio della Cultura, la Specula Vaticana, l’Università Gregoriana del Collegio Romano, l’Archivio Storico della Compagnia di Gesù, l’Istituto Storico della Compagnia di Gesù.Tra i relatori del Convegno, significativi sono stati gli interventi di Nicola Cabibbo, presidente della Pontificia Accademia delle Scienze, George Coyne direttore dell’Osservatorio vaticano e presidente della relativa Fondazione
I lavori del convegno furono giudicati di alto profilo da tutti gli studiosi. Il significativo apporto alla sua organizzazione e sviluppo, da parte delle indicate Istituzioni vaticane, aveva portato a pensare  ad uno  sforzo del Vaticano per superare le regole (terrene) che gli derivano dal passato. Quelle che   erano state, nel 1633, la causa della condanna di Galilei
Già il Concilio Vaticano Secondo aveva iniziato questo cammino, indicandolo come necessario nel  presente e nel futuro, per la Chiesa inserita in questo mondo. Mondo caratterizzato da un accelerato sviluppo della scienza e da rapporti tra gli uomini, progressivamente più ampi ed intensi, che ora definiamo frutto della mondializzazione.
Dopo l’uscita degli atti del Convegno, Civiltà Cattolica ha chiesto a padre Ennio Brovedani, presidente della Fondazione Stensen ed animatore della iniziativa, di scrivere un saggio sui risultati significativi ottenuti. Dal saggio proposto da padre Brovedani vengono tagliati dei passaggi, tra questi: “il rispetto dovuto alla libertà di coscienza ed all’autonomia e responsabilità personali che dal punto di vista antropologico e teologico rappresentano la manifestazione più alta della dignità e  creaturalità umane”, il rischio che “la mentalità che aveva presieduto all’errore del 1633 si riproponesse su temi nuovi”, il cenno relativo alla “crescente interculturalità e interreligiosità”,  l’indicazione che, nei fatti, il convegno si configurava come un’anticipazione del “Cortile dei Gentili”, lo spazio comune tra atei e credenti voluto dal Cardinale Ravasi, ed altri ancora.
Padre Brovedani, dopo ampia riflessione, aveva accettato i tagli. Successivamente gli è stata comunicato che ulteriori tagli potevano essere richiesti dalla segreteria di Stato.Tagli che sarebbero stati notati dagli studiosi che avevano letto le bozze preliminari dell’articolo. Da qui la decisione, da parte della redazione di Civiltà Cattolica di non pubblicare il saggio. Questa vicenda  meraviglia non poco. Dopo quattro secoli il Vaticano non ha ancora “digerito” la vicenda Galilei. Galilei ha dato un contributo di fondo allo sviluppo dell’età moderna caratterizzata, in particolare in Occidente, dagli stati nazionali e dallo sviluppo dell’industrializzazione.
Questa fase storica è tramontata nel corso della seconda metà del ‘900. Ora siamo in un contesto storico diverso, definito della “mondializzazione” e post-industriale. Come sono  possibili, come sono spiegabili, ancora oggi, comportamenti come quelli che hanno determinato la censura subita dal presidente della Fondazione Stensen?  

La versione integrale dell'articolo è leggibile al seguente link:

Il "caso Galileo" dopo 400 anni

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