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In viaggio tra le emozioni Cultura

Firenze – gennaio 2018

In viaggio tra le emozioni

Si parla di Stati d’animo di Beniamino Sidoti, Introduzione di Marco Dallari, Collage Paolo Rinaldi, Rrose Sélavy Editore, 2017.

Beniamino Sidoti ha immaginato le emozioni e i sentimenti come stati da attraversare e visitare: Silenzio, Fantasia, Rabbia, Purificazione, Passione, Solitudine, Invidia, Generosità, Desiderio, Durezza, Crescita, Fine, Mancanza, Menzogna, Rinascita, Speranza, Dissipazione, Malinconia, Errore, Necessità, Nutrimento, Libertà, Gioco, Paura, Felicità. Mescolando vari “stati d’animo”.

Ho qui davanti a me un libro graficamente molto bello e divertente da leggere.  Puoi parlarcene e dire due parole su di te? Cosa fai nella vita e come è nato il libro.

Beniamino-Sidoti_ritratto“Sono uno scrittore, giornalista e autore di giochi e lavoro da diversi anni su due campi diversi: gioco e editoria. Mi interessa tutto ciò che porta al centro il lettore, i meccanismi di compartecipazione e di gioco,  lo scambio fra lettori e mi interessa molto anche la narrazione come strumento di scoperta, di conoscenza e apprendimento, tramite e con il gioco e la storia. “

A quale target ti rivolgi, a quale tipo di pubblico?

“In generale lavoro con tutte le fasce di età, con i bambini che frequentano il nido così come con gli ospiti dei centri per gli anziani. “Stati d’animo” il libro che è uscito nell’estate del 2017 è nato proprio  per tutte le età, non si tratta di letteratura per l’infanzia.”

Di cosa parla esattamente

“Nel libro metto al centro venticinque sentimenti e stati d’animo descritti da un punto di vista infantile. Si tratta di una scrittura pensata  per l’esperienza di lettura ad alta voce.”

Che tipo di risposta hai avuto dai tuoi lettori/ascoltatori

“Quando scrivo faccio anche una “prova su strada”: prima che il libro uscisse l’ho portato a vari festival proponendolo a lettori di diverse fasce di età . E’ venuto fuori che  i lettori lo hanno visto  come una specie di album, forse per il suo formato quadrato. Pare che la maggior parte di loro si sia divertita con questa forma di lettura circolare, che è proprio quello che volevo. Leggendolo insieme agli adolescenti, alla fine della presentazione, ho visto che i ragazzi copiavano sul diario i passaggi che erano loro piaciuti, qualcosa di simile al mio prendere nota dei brani musicali di un disco, quando avevo la loro età.”

Quindi  intuisco che lo hai portato nelle scuole?

“Ho già presentato il libro in occasione di due festival  a Cosenza e a Rimini. A Cosenza ho incontrato alcune classi, a Rimini  l’ho letto ad alta voce ai ragazzi,  giocandoci, perché il libro prevede il gioco. In pratica quando hai esplorato e finito di leggere il diario di una narrazione di viaggio, un percorso  attraverso i sentimenti, come “solitudine”o “speranza”, puoi decidere di andare avanti  in maniera lineare oppure scegliere uno dei tre territori che io dico essere confinanti, come la speranza che confina con la fine, la malinconia e la generosità. In qualche modo, a secondo del sapore che vuoi dare al tuo viaggio sentimentale, puoi scegliere se passare dalla speranza alla generosità oppure dalla malinconia. Facendolo in gruppo, con un obiettivo, è stato molto divertente vedere come alcuni adolescenti decidessero di concludere il proprio viaggio nel paese di speranza, mentre altri  volevano finirlo nel paese di passione o in quello di errore.”

Quindi anche l’errore per te fa parte di questo gruppo

“Sì, poiché sono io che ho scelto i sentimenti,  ho potuto inserire tra gli stati d’animo elementi che non si possono considerare tali come fine, errore, gioco e libertà che per me  è anche uno stato d’animo.”

Ora che mi ci fai riflettere errore può essere  anche  un modo di sentire.

“Per me corrisponde a quel momento in cui penso di sbagliare tutto, o mi chiedo in cosa sto sbagliando, e allora capisco che quella domanda influenza il mio modo di vedere, non posso pensare ad altro se non con quella domanda in testa.”

Posso chiederti  come ti è venuto in mente di scrivere questo libro, è successo qualcosa, è stato forse il bisogno di trovare una risposta alle domande degli adolescenti?

“In realtà è qualcosa intorno a cui sto lavorando da tempo, cioè vedere le emozioni come territori,  paesi da attraversare, una suggestione a sua volta letteraria.  La prima mappa delle emozioni è stata realizzata nel ‘600 francese, come gioco di salotto. Non so se hai mai sentito parlare della  Carte de Tendre  o carte du tendre, carta del cuore, mappa di un paese immaginario chiamato Tendre ispirato a “Clélie, histoire romaine” di  Madeleine de Scudéry, mappa che è diventata un piacevole intrattenimento nei salotti parigini. Quando l’ho letto mi è venuta immediatamente voglia di giocarci con animazioni e laboratori. Poi è giunto il desiderio di scriverne una mia versione, riveduta e modificata, cosa che ha incuriosito Massimo De Nardo editore di di Rrose Sélavy, con il quale si è instaurato un dialogo molto bello che ci ha condotti a una fisionomia precisa del libro, con una gestazione lunga, sfociata poi in un chiarimento improvviso quando con l’editore gli abbiamo dato una bella veste. Tra l’altro il libro è illustrato con i venticinque, bellissimi  collage di Paolo Rinaldi.”

Quindi ne è venuto fuori un bel gioco anche dal punto di vista grafico, mi sembra di capire.

“Sì, come un bel contenitore per idee liquide che ne prendono la forma. In questo caso il ruolo dell’editore è stato fondamentale, perché mi ha fornito il contenitore.”

Quando scrivi con chi verifichi i contenuti?

“Dipende, quasi sempre con la mia compagna, in generale scrivendo programmo momenti di rodaggio, occasioni in cui sperimento ciò che scrivo in contesti molto simili a quelli a cui il libro è destinato. Scrivo per singoli pezzi, non scrivo tutto di filato, poi dopo faccio un bricolage, un incastro.”

Anche questo fa pensare a un gioco, quasi un montaggio di mattoncini.

“Sì, è vero. Un po’ monto un gioco e un po’ mentre faccio questo montaggio mi rendo conto se il “mobile” è bello ma non sta in piedi.  In quell’occasione mi rendo conto se c’è una scena di troppo o se manca un personaggio.”

Sono previste presentazioni anche in Toscana?

“Le abbiamo in programma, durante l’inverno e la primavera del 2018 lo porteremo in giro. E’ una cosa che mi piace fare perché è divertente condividerlo, è un libro pensato sia per una lettura individuale che di gruppo, e in questo caso è ancora più divertente.”

Quindi, se capisco bene, sarà una presentazione animata.

“A seconda dei contesti si tratterà di una lettura ad alta voce oppure di un’occasione per “ragionare” sulle emozioni. Uno degli stimoli che ho seguito mi è stato suggerito dall’etimologia della parola emozione, non quella  latina “motus animi”, ma quella proveniente dalla letteratura  provenzale che, con il termine “émotion”, esprime  l’idea classica e ancora molto cavalleresca di movimento e di attraversamento, di passaggio da un luogo all’altro. Con questo libro ho provato a costruire un meccanismo che permetta di attraversare le emozioni : come si arriva a provare un’emozione, qual’era quella che la precedeva, verso quale altra emozione si sta andando?

Devo precisare che il termine emozione come moto dell’anima, che si è ormai ridotto all’idea di stato d’animo che in qualche modo ci governa, non lo sento mio.”

Cosa mi dici del film animato Inside Out che per l’appunto parla di stati d’animo?

“Ho visto che sia i ragazzi che gli adulti, dopo aver visto Inside Out,  hanno pensato alle emozioni come a cinque personalità che litigano dentro una cabina di regia, che secondo me è una visione semplicistica e non narrativa. Tutto ciò che impariamo delle storie si basa sul cambiamento, sull’attraversamento, pensa solo a come nelle fiabe il tempo passa con un espediente narrativo che dice “cammina cammina …” . Mi piace proprio questa dimensione del muoversi, attraversare, camminare.”

Un po’ andare verso un luogo, entrare in un bosco oscuro o entrare in una dimensione pericolosa, da cui poi infine si esce cambiati, perchè è stata trovata una soluzione, di solito anche un lieto fine.

“Proprio così, ma se noi oggi pensiamo al bosco spesso vediamo soltanto il buio, la paura e perdiamo la dimensione fiabesca in cui si entra nel bosco per scoprire che “cammina, cammina arrivarono …”, una condizione della narrazione bella, condivisa. In un film è forse più forte la tentazione di calcare la mano sulla minaccia costituita dal bosco, sulla paura, la tentazione di rendere quel bosco più forte possibile.

In fondo la mia idea è sostanzialmente che le emozioni non sono gironi infernali, sostengo che le persone passano da un’emozione all’altra, talvolta attraversano la rabbia per arrivare alla passione.”

Per la presentazione del tuo libro hai pensato a contesti idonei?

“Come luogo e come pubblico mi interessano i gruppi di lettura,  con qualcuno che interagisce con il narratore, mi interessano culture e situazioni diverse, la biblioteca, diversa dalla libreria, poi i festival, che ultimamente ho frequentato molto, ma alla fine trovo che ciò che conta veramente è il valore che emerge dalla conversazione.”

C’è altro che desideri aggiungere.

“Un ringraziamento all’editore per l’entusiasmo con cui ha contribuito alla realizzazione del libro. Sono felice che abbia tenuto il prezzo  di 13 euro, che rende il libro accessibile a tutte le tasche. Con questo libro l’editore ha inaugurato una nuova collana: Il Grande Vetro, una collana per tutte le età, così denominata in omaggio a Marcel Duchamp.”

Stati d’animo di Beniamino Sidoti
Collana: Il Grande Vetro
Pagine 120 + copertina, stampa in quadricromia
Isbn: 978-88-941220-7-7
€ 13,00
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A proposito di Beniamino Sidoti  [Wikipedia]

 

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