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Incidente nucleare russo, cosa c’è dietro il test fallito Breaking news, Opinion leader

Le interminabili vicende per formare il nuovo governo hanno assorbito – comprensibilmente – la nostra attenzione, a scapito di molte altre vicende che si svolgono intorno a noi. Proviamo ad aggiornarci su una notizia che riguarda la Russia.

L’8 agosto, nel poligono di Nenoska vicino a Severodvinsk, durante un test, è esploso un missile da crociera 9M730 Burevestnik. Il missile, secondo una fonte norvegese, sarebbe stato lanciato da un piattaforma e sarebbe finito in acqua. Recuperato con una gru dai tecnici e dai militari della base sarebbe poi esploso una volta sulla chiatta di lancio, a causa di un incendio causato dal combustibile liquido. Forse le esplosioni sono state addirittura due.

Cinque specialisti nucleari di Rosatom, la società statale russa per l’energia atomica, e due militari sono rimasti uccisi; le autorità hanno proclamato uno stato di lutto.  Il portavoce di Vladimir Putin, Dmitri Peskov, ha commentato “È importante ricordare i nostri eroi, che perdono la vita proprio a causa di questi incidenti”.

  In seguito si è registrato un picco di radiazioni per quaranta minuti, circa 20 volte sopra i livelli normali; uno dei sensori avrebbe registrato un livello di 1,78 microsievert per ora, sopra la media ma largamente sotto i livelli di allarme; infatti si tratta di dosi equivalenti a un quinto della dose che ognuno di noi assorbe ogni giorno a causa delle sorgenti naturali!

 La comunicazione (20 volte sopra …), che non includeva l’informazione che si è comunque entro i limiti di sicurezza, ha suscitato allarmi infondati; il New York Times  lo ha descritto addirittura come «forse uno dei peggiori incidenti nucleari avvenuti in Russia da Chernobyl (1986»)! Il fatto che la radioattività registrata fosse al di sotto del livello di allarme è però in contrasto con le notizie sugli iniziali piani di evacuazione, poi rientrati.  Intanto in rete si moltiplicano assurde informazioni che allarmano sul pericolo provocato dalle radiazioni.

Per alcuni giorni fu difficile capire cosa fosse realmente accaduto, quale fosse l’origine della radioattività. Ora, grazie all’analisi degli isotopi radioattivi rilasciati (*), è possibile affermare che si è trattato di radionuclidi tipici di quelli contenuti in un reattore nucleare e non di una fonte isotopica, come quelle installate su alcuni satelliti. L’agenzia russa ha informato che nella nube radioattiva si sono trovati isotopi di bario, stronzio e lantanio, tutti prodotti di fissione di breve vita media originati dalla reazione a catena dell’uranio. Inizialmente sembrava che mancasse un altro radionuclide che in caso di incidente a un reattore dovrebbe esserci, lo iodio 131; in seguito pare sia stato trovato; manca invece un altro dei radionuclidi che dovrebbe trovarsi tra i prodotti di fissione, il cesio 137. Questi dati, pur con qualche incertezza, fanno pensare che nell’incidente si sia avuta anche l’esplosione di un piccolo reattore nucleare compatto.

Il direttore scientifico del centro nucleare infatti in seguito ha parlato di un piccolo reattore nucleare, ma non ha chiarito il suo ruolo nella propulsione del missile.

Una possibile spiegazione: un reattore compatto sarebbe stato installato sul missile da crociera Burevestnik; questo utilizzerebbe un sistema a combustibile liquido per il decollo e la prima fase del volo, durante le quali è necessario erogare una potenza molto alta, che non può essere ottenuta da un piccolo reattore; il reattore nucleare entrerebbe in gioco per la propulsione “da crociera” e consentirebbe al missile di sostenersi in volo per tempi lunghi.

Non è chiaro come funzioni la propulsione nucleare. Una ragionevole ipotesi: il reattore riscalda l’aria che penetra dalla presa sulla fronte del missile fino a temperature e pressioni elevate, per poi espellerla da un ugello posteriore, così da realizzare la spinta necessaria. Poiché un tale motore può funzionare solo a velocità supersonica, il missile deve avere anche un propulsore a combustione per la fase iniziale.

La realizzazione di un tale reattore (statoreattore nucleare) è una sfida tecnologica, che molti esperti ritengono ancora lontana. Gli USA hanno sviluppato a cavallo fra gli anni ’50 e ’60 il progetto Pluto per un tale motore da impiegare nel previsto mastodontico missile cruise Supersonic Low-Altitude Missile (SLAM) dotato di 26 armi termonucleari, fortunatamente cancellato prima di ogni test.

Il direttore del progetto Pluto Theodore Merkle nel suo rapporto del 1959 (attualmente de-classificato) metteva in evidenza gli enormi problemi tecnici da superare: le dimensioni e la durata del reattore (necessariamente compatto e leggero), la sua resistenza agli stress dovuti a i sbalzi di pressione e di temperatura e alle accelerazioni, la necessità di materiali speciali; altri problemi di tipo ambientale: la dispersione di materiale radioattivo nell’atmosfera, intense onde sonore e onde d’urto. Il prototipo di statoreattore nucleare Tory-IIC venne comunque positivamente testato su rotaia nel 1964 per alcuni minuti, ma il progetto Pluto fu definitivamente chiuso e mai ripreso dagli USA.

N.B. – la presenza di reattori nucleari nello spazio, su missili o stazioni spaziali, presenta seri problemi di sicurezza; se installati su un missile dovrebbero essere costruiti in modo da resistere a un impatto (il missile prima o poi dovrà terminare la sua crociera) senza sfasciarsi, disperdendo il materiale radioattivo accumulatisi durante il suo funzionamento.

(*) Gli isotopi sono atomi di uno stesso elemento chimico (quindi con la stessa carica elettrica al nucleo atomico) che differiscono per il peso atomico; possono essere stabili o instabili, quindi radioattivi.  Un esempio; l’idrogeno, l’elemento chimico più leggero, ha tre isotopi: l’idrogeno leggero, che costituisce il 99,985% dell’idrogeno naturale, il deuterio, che ha una massa doppia e costituisce il rimanente 0,015%, e il trizio, radioattivo, che è prodotto artificialmente.

Gli isotopi forniscono la “impronta digitale” delle reazioni nucleari dalle quali hanno avuto origine, in particolare della fissione di nuclei pesanti.

*****

L’esperimento russo, pur fallito, è una spia allarmante del fatto che le potenze nucleari, invece di attuare gradualmente il disarmo nucleare totale, come richiesto dal sesto articolo del Trattato di non proliferazione (NPT), perseguono lo sviluppo di nuove armi. Anche gli Stati Uniti forniscono numerosi esempi in questo senso.

Una coincidenza: l’otto agosto Matteo Salvini ha deciso di sfiduciare Giuseppe Conte e rompere con il Movimento 5 Stelle. Una strategia suicida. Così uno dei grandi amici del povero Putin, nella stesso giorno dell’incidente, è uscito di scena.

Foto: centrale nucelare da Wikipedia

 

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