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Inciucio e resilienza: come cambia il gergo della politica Opinion leader

Firenze – Espressioni idiomatiche e modi di dire caratterizzano come una sorta di gergo vari settori della vita sociale come i mondi della politica, dell’economia, dello sport e vari altri. Ma tali espressioni, proprio perché ripetute continuamente, si usurano e scompaiono. Eccone alcune.

Durante la prima repubblica e soprattutto negli anni ’70-’80 si usava a ogni piè sospinto il verbo “glissare” (dal francese glisser) per dire “sorvolare” su un argomento, evitare una domanda… la politica paludata ne faceva grande uso.

Ballon d’essai nel linguaggio politico, notizia, comunicata per saggiare le reazioni dell’opinione pubblica. Talvolta veniva preannunciata una proposta impopolare per capire  quali reazioni suscitasse poi, se del caso, se ne presentava una più moderata.

Pourparler  deriva dal mondo della diplomazia. Un colloquio, informale in cui non si punta a un risultato ma a saggiare il terreno. Molto usato quando la politica era fatta di mosse tattiche e di incontri riservati.

Querelle disputa. Ma più che un braccio di ferro, una contesa a colpi di fioretto.

Convergenze parallele. L’espressione più tipica della prima repubblica per lo più usata in modo ironico per stigmatizzare i tatticismi e il politichese. Infatti, viene ricordata come un ossimoro. Sappiamo, infatti, che le rette parallele non si incontrano mai (almeno nella geometria euclidea). Quindi, di solito viene messa in relazione all’avvicinamento tra DC e PCI negli anni ‘70e attribuita ad Aldo Moro. Ma era già stato chiamato governo delle convergenze parallele quello presieduto da Fanfani dal luglio 1960  al  22 febbraio 1962 con l’astensione del Psi e patrocinato da Moro allora segretario della DC..

In realtà sembra che questa espressione sia stata coniata da Scalfari nel 1960. Moro aveva parlato solo di convergenze democratiche. Tra l’altro non si tratta di un vero ossimoro perché non allude alle parallele ma a un parallelo percorso che avrebbe portato a una convergenza.

Dopo il 1989, in occasione del passaggio da PCI a PDS si parlò di malpancisti per indicare quanti si adattavano a fatica a questa novità

Sempre negli anni ’90 prese campo l’espressione cerchiobottisti per indicare il “Destreggiarsi fra due contendenti, dando un po’ di torto all’ uno e all’ altro, in modo da non scontentare nessuno e mantenersi in una posizione non compromettente” come spiegò Giovanni Valentini che aveva coniato l’espressione  “cerchiobottisti di professione”, in un articolo su Repubblica del 2 marzo 1996

Bipartisan Decisione sulla quale convergono maggioranza e opposizione. Termine di derivazione anglosassone ma negli anni ‘90 si trovava anche bipartizan mutuato da accordi tra le parti in conflitto in Stati ex comunisti.  

Lacrime e sangue. Per molti anni ,quando si prospettava la necessità di ridurre il debito pubblico, con tagli e inasprimenti fiscali si parlava di programmi di governo “ Lacrime e sangue” con riferimento al famoso discorso di Churchill pronunciato il 13 maggio 1940 dopo l’entrata in guerra contro la Germania il 13 maggio.

La prima repubblica vedeva schermaglie continue fra i partiti. Politici e giornalisti facevano  numerosi riferimenti a episodi storici usati come metafore, non sempre di immediata comprensione. Ad esempio si diceva lavorare per il re di Prussia quando, da una certa mossa, scaturiva un vantaggio per altri  esponenti politici. Il riferimento era a Luigi XV che condusse una guerra molto gravosa per la Francia e da cui trasse vantaggio solo il suo alleato, il re di Prussia, appunto.

Tra le molte espressioni introdotte nella seconda repubblica segnalo:

Inciucio dal termine napoletano onomatopeico ( ciu.ciu) che stava per pettegolezzo.. questo ciu ciu  è passato a significare intesa sottobanco come rilevato in https://www.treccani.it/vocabolario/inciucio/

Sdoganare, sdoganato espressione usata nei confronti di chi si avvicinava alla politica e che aveva il consenso dei gruppi dirigenti di un certo partito

Implementare  più che alla politica appartenevano  al gergo aziendale. C’era un periodo in cui tutti “implementavano”. Ricordo un intervento  in cui l’oratore in una decina di minuti  usò una decina di volte questa espressione. Poi è scomparsa, logorata dal troppo uso.

Fare un passo di lato  non è solo un eufemismo rispetto al passo indietro…segnala che si lascia un certo incarico ma si rimane sempre nell’orbita.

Alzare l’asticella  frase usata spesso da parte di persone che non riuscendo a raggiungere un certo obiettivo se ne pongono uno più ambizioso

Resilienza. Non è un sinonimo di resistenza perché come leggo in    https://salerno.unicusano.it/universita/cosa-vuol-dire-resilienza/   indica  la capacità di resistere ad uno sforzo prolungato, mediante la capacità di un sistema di adattarsi al cambiamento. Mututato dal linguaggio delle scienze fisiche, dell’informatica e della psicologia, deriva dal verbo latino resilire, rimbalzare, saltare indietro. Ma a noi viene dall’inglese  resilience.

Proattivo  pervenuto dal linguaggio aziendale, di chi opera con il supporto di metodologie e strumenti utili a percepire anticipatamente i problemi, le tendenze o i cambiamenti futuri, al fine di pianificare le azioni opportune in tempo  www.treccani.it /vocabolario/ proattivo.

Un’ultima annotazione: nel linguaggio politico ho sentito spesso l’intercalare oggettivamente ridondante  “quelli che sono”  Esempio  “ vogliamo attuare quelle che sono le riforme più urgenti” Come si vede,  basterebbe dire “vogliamo attuare la riforme più urgenti” ma la ridondanza  consente di dare più rilievo all’enunciato.

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