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Incontro Sunia-Bundu, “il problema abitativo riprenda il centro dell’agenda politica” Breaking news, Politica

Firenze – Un incontro è avvenuto oggi nel primo pomeriggio, in seguito alla lettera aperta che il Sunia ha inviato a tutti i candidati sindaco, sulla questione casa-emergenza abitativa fra la candidata della Sinistra Antonella Bundu e la segretaria di Firenze del sindacato degli inquilini, Laura Grandi, che ricopre anche la carica di segretaria regionale. Un incontro proficuo e a tratti molto tecnico, vista la presenza anche di figure specificatamente impegnate nel settore, come Maurizio Bertelli, del direttivo del Sunia, e la candidata della lista Sinistra Italiana Donatella Masini. 

Intanto, la candidata sindaca Bundu ha confermato di essere assolutamente d’accordo con quanto prodotto dal Sunia, nel documento inviato a tutti i candidati. Punti di vista diversi emergono però su alcune delle modalità necessarie per fermare l’emergenza sfratti; per Bundu serve “il blocco per un anno delle esecuzioni, per avere il tempo di trovare, con tutti i soggetti della partita, i meccanismi per dare soluzioni concrete alle famiglie sotto sfratto”, mentre Grandi ribadisce la necessità ” di ridare efficacia allo strumento della commissione per il disagio abitativo che, mettendo insieme tutti gli attori, consente una calendarizzazione trimestrale degli sfratti, permettendo nello stesso tempo di pensare a soluzioni per i gruppi di famiglie via via sotto esecuzione”. Da parte di Bundu, forte sottolineatura anche della ricerca di modelli alternativi, già in uso in molte città europee, come il potenziamento dell’autorecupero, in particolare per i contenitori pubblici. Una tematica, quella abitativa, che, è convincimento comune di tutti gli intervenuti, “va di pari passo per importanza con quella sui redditi”.

Insomma, la casa come priorità politica, convincimento necessario anche per spostare risorse ed energie sul punto. Del resto, i dati del sindacato parlano chiaro: al di là del discorso tutto particolare dell’affitto turistico, la città non è immune da storiche forme di sfruttamento del mattone che va scaricarsi sulle fasce più deboli. E’ il famoso “mercato a due velocità” di cui il Sunia, dall’osservatorio privilegiato che deriva dal suo essere a costante contatto con la problematica, aveva già parlato qualche anno fa, quando prospettava un mercato “normale”, fatto di case decenti e con canoni che scontavano il fatto che Firenze è in proporzione una delle città più care d’Italia, e uno “dedicato”, soprattutto a migranti, extracomunitari e fasce povere della popolazione, costituito da alloggi privi persino delle normali condizioni igienico sanitarie. Un mercato, è bene ricordarlo, in cui spesso i canoni richiesti non si discostavano se non in modo irrisorio da quelli per abitazioni “normali”. Ed è bene sottolineare che negli ultimi anni, con l’avvento della fascia sempre più numerosa dei working poors, incapaci magari di consegnare al proprietario quelle caparre sempre più alte cui si sta assistendo, con richieste che arrivano persino alla fideiussione, in questo girone infernale sono incappati molti di quella fascia che, in tempi migliori, godeva del “mercato normale”.

Un disagio storico, quello abitativo, che sconta ora l’ingresso di un nuova, formidabile, mazzata: quella dell’affitto turistico. Un affitto che negli ultimi tempi (si parla di mesi) sta assumendo addirittura caratteristiche nuove. La spia, le sempre più numerose offerte di vendita di appartamenti del centro storico in particolare ma non solo, che, ristrutturati e già inseriti nel circuito delle locazioni turistiche, stanno evidenziando come ci sia una rapidissima evoluzione anche in questo campo.

“L’offerta sempre più allargata di alloggi impegnati in affitti turistici – spiega la segretaria regionale del Sunia – ha cominciato a convincere molti proprietari della convenienza di vendere l’immobile, dal momento che forse i redditi cominciano a essere più contenuti. In compenso, l’immobile, ristrutturato e con il valore aggiunto dell’inserimento “a reddito”, continua a essere valutato molto, contribuendo a mantenere molto alto il livello dei prezzi del mercato”.

Il problema è che il meccanismo sottrae abitazioni al fabbisogno abitativo dei residenti, le confina a un’utenza abbiente che è in grado di pagare canoni alti e si permette acquisti altrettanto “expensive”, espellendo di fatto sempre più dal mercato i residenti, o meglio, non solo i “lavoratori poveri”, ma anche il famoso ceto medio. Che sta sempre più ricorrendo all’acquisto fuori Firenze. Con un altro problema: questa corsa alla casa fuori dal Comune dove si lavora e si vive, non fa altro che provocare l’aumento di canoni e prezzi di compravendita anche nei comuni limitrofi al capoluogo. Una tendenza che, d’altro canto, è seguita anche da chi esercita attività di affitto turistico, che ormai ha raggiunto, dicono dal sindacato, anche Comuni come Sesto e Scandicci.

Se questo è il problema nelle sue linee generali, il cambiamento del panorama dell’affitto turistico offre anche un fenomeno nuovo: si sta assistendo infatti a una generale corsa dei fondi immobiliari a quel che resta del patrimonio storico cittadino. In altre parole, non solo gli appartamenti messi in vendita “al minuto” soggiacciono a questa legge, ma sono ormai sempre più frequenti gli acquisti di interi palazzi storici del centro, a suon di 5-6-7 milioni, da parte dei fondi immobiliari. Un’operazione che da un lato aumenta senz’altro la ricettività della città, ma dall’altro rischia di andare ad incidere anche sulle norme che regolano l’acquisizione del centro storico fiorentino come “patrimonio dell’Unesco”, dal momento che, come osservano i “tecnici” del sindacato, l’acquisizione vale se vengono rispettati precisi requisiti, fra cui anche una quota di residenza “reale” nell’area e di negozi storici.

Il problema, nel caso dell’affitto turistico, non è di facile soluzione. Infatti, per un vero controllo dell’acquisto di interi immobili e in generale  circa il proliferare degli affitti dedicati al turismo, il Comune ha strumenti molto limitati, con forse una maggiore efficacia per quanto riguarda le regole urbanistiche, attraverso il regolamento urbanistico cittadino. Ma in campo ci sono forze istituzionali maggiori, a cominciare dalla Regione, fino al Governo centrale.

“Tuttavia qualcosa si può fare – conclude Bundu – a partire dalla destinazione d’uso, al censimento degli immobili comunali per quanto riguarda l’emergenza abitativa “storica”, fino a rimettere in moto le ristrutturazioni dei circa 800 alloggi Erp ad oggi vuoti per mancanza di fondi”. Anche perché, alla fine, spesso le risorse sono anche una questione di priorità politiche. E dunque, di scelte. Infine, pieno appoggio alla proposta del Sunia fortemente sostenuta dalla segretaria Grandi per quanto riguarda il “cambio” di tassazione: chi possiede un alto numero di immobili nel giro delle locazioni turistiche, paghi le tasse come profitto d’impresa. Ma questa, come le limitazioni al  numero stesso degli appartamenti sfruttati  a fini turistici, o altri limiti imposti in altre città europee come Parigi, Berlino o Lisbona, in Italia è una partita che si gioca con un altro arbitro; ovvero, lo Stato.

Foto: Luca Grillandini

 

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