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Inpdap soppresso, futuro incerto per 22 dipendenti Cronaca

Un presidio di oltre 50 persone ha protestato, questa mattina 19 dicembre, contro l’assorbimento dell’Inpdap (previdenza per i dipendenti pubblici) e dell’Enpals (previdenza per i lavoratori dello spettacolo) nell’Inps. Una manovra che, se attuata nei termini previsti, porterebbe, in Toscana, all’iscrizione di circa 20 persone nelle liste di disponibilità. Tutti dipendenti Inpdap, tutti dei livelli A e B, i più bassi. Questi lavoratori, che si trovano nell’extra-organico dell’ente, sarebbero infatti quelli che si trovano “in esubero”.
“Siamo in mobilitazione da 10 giorni – spiega Paola Tinghi, esponente dell’Usb, dell’Inps – ciò che vogliamo far comprendere è che è erroneo pensare che questi enti si occupino solo di pensioni, in quanto il loro è un servizio allargato, che si cura in generale di servizi alla comunità”.
Il decreto legge “salva Italia” (201/2011) ha previsto la soppressione dei due enti previdenziali per “migliorare l’efficienza amministrativa nel settore previdenziale e assistenziale”.
Ma alcuni punti restano tutt’ora oscuri: chi pagherà i trattamenti di fine servizio? Che fine faranno le prestazioni di carattere sociale (piccoli prestiti, mutui, assistenza agli anziani …)? Come sarà garantita la continuità del pagamento delle pensioni?

Non solo. L’art.21 del decreto prevede in modo esplicito che “i due posti di direttore generale degli Enti soppressi sono trasformati in altrettanti posti di livello dirigenziale generale dell’Inps”. La salvaguardia vale anche per il personale del Collegio dei sindaci e del consiglio di indirizzo e viglanza. Esclude esplicitamente il trasferimento delle posizioni “soprannumerarie, rispetto alla dotazione organica vigente degli enti soppressi” quelle relative al personale di livello più basso, compreso quello transitato in seguito della dismissione degli immobili già di proprietà dell’Inps.

I dipendenti che transiteranno nell’Inps in Toscana sono circa 100-110. Di cui 22 a rischio.
Cosa voglia dire “ a rischio” lo spiega Tinghi. “Essere in disponibilità significa restare 24 mesi in attesa di essere ricollocati in altri settori della pubblica amministrazione. Se non vengono riassorbiti entro questo termine, rimangono senza lavoro”.

Amarezza e delusione si tagliano col coltello. “Amarezza anche perché in questi giorni non si fa altro che sventolare la parola “equità” – spiega un lavoratore, di quelli “a rischio” – ma indovinate un po’ chi è a rischio: tutti dipendenti dei livelli più bassi. Quanto ai dirigenti, in questo vero e proprio transito (parlare di fusione non è corretto) sono tutti al sicuro”. Vale a dire, che nessuno dei dirigenti è stato messo “in disponibilità”.
“Si tratta di manovre in generale con una forte connotazione classista – incalza un altro esponente Usb, Franco Aucello – a conti fatti, sono sempre gli stracci a volare in aria”.
E cosa voglia dire “volare gli stracci”, ce lo spiega un altro dipendente dell’Indpap, di quelli a rischio. Attraverso l’ente, ha stipulato alcuni piccoli prestiti. Fra l’altro, ha il mutuo sulla casa. “Tolte le rate sulla casa e sull’auto – spiega – mi restano 700 euro circa. E siamo una famiglia a monoreddito”. Se non è la fame, quasi.
“Siamo allo smantellamento della pensione pubblica – continua Aucello – ovviamente per fare pressione sulle persone affinchè ricorrano alla pensione complementare. Trascurando un piccolo dettaglio: le pensioni complementari sono legate alle vicende della finanza e delle banche. Il che suggerisce quanto possa essere rischioso anche questo sistema”.

Ma c’è anche un altro particolare. Lo mostra una lavoratrice cui restano pochi mesi prima di andare in pensione. “sono una fortunata – racconta – lavoro alle relazioni col pubblico, e, pochi mesi fa, ci hanno consegnato l’egenda per il 2012. Vede lo slogan?”. Si legge, sotto la scritta a grosse lettere Inpdap: “Tutto pensato per te!”. Data: 2012.
“Aggiungo che ci hanno fatto svariati corsi di formazione per stare al pubblico – racconta – corsi costati svariati milioni di euro. A che pro? Dove andranno a finire le nostre competenze?”.
Insieme, sono tanti anche i dipendenti dell’Inps. L’assemblea, che si tiene in via Masaccio, sul marciapiede, fin verso mezzogiorno, si protrae poi all’interno. Una cosa è certa: per i lavoratori, non finisce qui.
 

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