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Industria 4.0, tallone d’Achille dell’economia toscana Breaking news, Economia

Firenze – Già finito, lo slancio toscano? Parrebbe di sì, almeno secondo quanto illustrato stamane nella relazione della Banca d’Italia a livllo regionale. Paragonando infatti i dati dell’ultimo semestre a cavallo fra 2018 e 2019, e il primo periodo del 2018, preoccupanti segnali di ristagno sembrano emergere. Si tratta in definitiva di una tendenza legata all’andamento nazionale, con qualche dato positivo precipuo della realtà toscana. Ad esempio, l’export, che si conferma pilastro dell’economia regionale, con una crescita del +4.5%, nettamente superiore alla media nazionale, che si ferma intorno al 3,1%; analizzando i settori, la vera star è la farmaceutica, che da sola realizza circa la metà dell’accrescimento della percentuale positiva; per quanto riguarda i settori tradizionali dell’export, la moda continua a contribuire positivamente (+2.0%), mentre flettono tessile e abbigliamento, parzialmente compensate tuttavia dalla crescita di pelli e calzature. Bene le esportazioni di metalli, in cui i preziosi sono cresciuti del 10.7%, nonostante il ribasso subito dal prezzo dell’oro, mentre continua il calo della meccanica, in particolare dei macchinari, mentre in crescita appare l’epsortazione di apparecchi elettrici. Una svirgolata positiva proviene dal settore mezzi di trasporto, che vede continuare il calo della componente degli autoveicoli (-21,8%) ma in compenso registra una crescita dell’export nella nautica (+18,1%).

La sorpresa, questa volta negativa, riguarda l’industria 4.0, che rischia di diventare un vero freno per le imprese toscane. Con industria 4.0 si designa l’adozione da parte del sistema produttivo delle tecnologie legate alla cosiddetta “quarta rivoluzione industriale”, che comprende voci come robotica avanzata, internet delle cose, intelligenza artificiale e big data. Innovazione in grado di garantire processi più flessibili ed efficienti, grazie allo scambiio di informazioni fra macchine, oggetti e persone lungo tutta la catena del valore. Se l’Italia è “indietro” su questo punto rispetto alla media europea, la Toscana accumula al momento un ulteriore ritardo sulla media italiana, in particolare nella comparazione fra la sua performance e quella di regioni del centro nord, fra tutte proprio quella più similare, vale a dire l’Emilia Romagna: infatti, lo iato della quota di imprese che adottano tecnologie 4.0 rispetto a quest’ultima regione, è di 20 rispetto a 40, naturalmente a sfavore della Toscana. I dati provengono dall’indagine svolta da Invind nella primavera del 2018 che ha preso in considerazione circa 3.800 aziende con almeno 20 addetti di cui quasi 300 toscane. Così, si scopre che la quota di imprese che in Toscana adottavano o intendevano adottare entro l’anno 2018 tecnologie 4.0 era poco più del 20 per cento, contro una media italiana pari al 33%.

Ovviamente, la questione pone una domanda: perché la Toscana è così restia all’adozine delle tecnologie di quarta generazione? Un domanda semplice, per un risposta molto difficile, che al momento continua a non essere del tutto esauriente. Il tentativo che è stato fatto dal settore ricerca economica della Banca d’Italia toscana per legger meglio il fenomeno, è stato quello di introdurre, nei dati Invind, alcune integrazioni locali. Ad esempio, la dimensione delle imprese, che spesso in Toscana sono piccole e a conduzione famigliare, ma anche la collocazione settoriale delle stesse, oltre ad altre variaibli come la produttività, l’appartenenza a un sistema locale urbano ma anche la disponibilità di capitale umano con competenze adeguate a livello locale.

Una serie di integrazioni che, pur avvicinando “l’asticella” alla media nazionale, tuttavia non danno la risposta per l’intero. Un’altra variabile, più di tipo ideologico che economico e che tuttavia potrebbe influenzare almeno in astratto la resistenza alle tecnolgie di ultima generazione, potrebbe essere quella che riguarda i timori circa lo “spiazzamento” del lavoro rispetto a queste ultime. Tuttvia sembra che quest’ordine di riflessioni non influenzi molto la decisione delle imprese, dal momento che emerge che solo una piccola quota delle imprese 4.0 intervistate si aspettano, almeno in un orizzonte temporale di breve termine, che il “passaggio” compporti una riduzione dell’occupazione, almeno nel triennio successivo alla diffusione, sia in Toscana che in Italia. Restando fermo il punto che le valutazioni conseguenti alla rivoluzione 4.0 sono, almeno nel lungo periodo, molto difficili da formulare. Tuttavia, come ricordano dagli uffici di ricerca di Bankitalia, un dato resta: il problema si pone in buona sostanza per le piccole imprese ed è molto meno sentito per imprese grandi e medio-grandi.

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