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L’industria deve essere al centro delle strategie anticrisi STAMP - Lavoro Nuovo

"Il settore industriale impiega il 35% della forza lavoro. Ogni posto di lavoro nel settore industriale è collegato ad almeno due posti di lavoro di alta qualità nel settore dei servizi".
E’ un  passaggio del documento congiunto che Confindustria italiana e Bdi, l’associazione degli industriali tedeschi hanno consegnato ieri a Mario Monti e Angela Merkel. I fatti confermano questi argomenti, basta soltanto leggere gli indicatori della crisi nei Paesi europei. La Germania è tornata a essere  la locomotiva europea, l’Italia cerca di superare la crisi del debito grazie alle sue industrie che si sono attrezzate e hanno mantenuto le loro posizioni nei mercati esteri, la Spagna versa in cattive acque perché il suo boom ha avuto cause più finanziarie e immobiliari che industriali.

Nel vertice di mercoledì 4 luglio, Angela Merkel e Mario Monti, seppure non sulle stesse posizioni, rappresentavano bene nello stesso tempo il passato, due paesi che hanno basato il loro successo sull’industria e anche ciò che si deve fare per garantire nuovamente un futuro di crescita: tornare all’economia reale perché è da questa che possono venire i posti di lavoro. Del resto di questo è convinto anche il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi che messo il manifatturiero al centro della sua strategia per il rilancio dell’economia regionale.

Questa regione ha bisogno di posti qualificati per fermare la fuga dei cervelli e dunque di attività innovative, che soprattutto l’industria può generare. Perché la qualità e l’alta sofisticazione dei servizi si producono quando vi è un’industria di alto livello che li richiede.

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