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Inedito, il giornalista-scrittore Paolo Ciampi: “Così non s’aiuta la cultura” Cultura

Inevitabilmente, la sospensione, seppur per ora temporanea, del Festival dell'Inedito si accompagna con una salve di polemiche e riflessioni sul vero senso del far cultura. Un merito, dunque, lo ha sicuramente avuto, questo tentativo dichiarato di frammischiare business e cultura, speranze e salate gabelle, cornice e contenuto in un'insalata mista di generi, forme, tipologie (si andava da romanzo, a poesia, a format televisivi, al cinguettìo del twitter a testi teatrali a sceneggiature …. ): e il merito è quello di aver fatto riflettere riflettere la città sul come fare cultura.

Ne abbiamo parlato con Paolo Ciampi, giornalista e scrittore fiorentino, autore di svariate opere di successo fra cui "Gli occhi di Salgari" (2003) con cui ha vinto il Premio Castiglioncello. Dal suo romanzo Un nome(Premio Villa Morosin) è stato tratto il lavoro teatrale Un nome nel vento. Con Romano Editore, è direttore responsabile della collana di narrativa. E, soprattutto, è fra i primi firmatari dell'ormai famosa lettera-appello con cui cinquanta giovani scrittori hanno contestato la "tassa" d'accesso al Festivale dell'Inedito scatenando la rezione a valanga non solo degli scrittori, ma dell'intero mondo culturale anche nazionale.

"Che l'idea non fosse buona – dice lo scrittore – lo dimostra la reazione istintiva innazitutto di tutti i protagonisti dello scrivere. L'idea qual'era? Mettere in piedi una sorta di lotteria del sogno su cui è stato fatto un calcolo economico. L'idea non poteva essere buona, in quanto non può essere questo il modo per far emergere il mondo dell'inedito".

Forse, viene da pensare, la  modalità era stata escogitata per venire incontro al disperato bisogno di risorse che ha ha il settore.
"E' innegabile che il settore del libro ha bisogno di risorse, ma questa è una modalità che in realtà è fallimentare. Il processo, per essere vituoso, è inverso, e parte dal libro, dal suo contenuto, non dalla speranza di pubblicare il libro. Si installa così una specie di tassometro, tu paghi, io leggo e forse, se sei fortunato, vinci il terno al lotto e una grande casa editrice si occuperà di te. Che garanzie mi dà, questo metodo, di individuare il talento? Si misura a colpi di centinaia d'euro? Il problema che è emerso in questo caso è vecchio: ci sono persone che speculano sulle speranze. Come fanno ad aiutare il mondo della scrittura?".

Insomma, si tratta, secondo te, del solito giochino di fare intravedere la possibilità del colpo fortunato, una sorta di costoso gratta e vinci che, oltre a non risolvere la questione culturale della lettura e dello scrivere, non aiuta in alcun modo nè la cultura, nè lo scrittore.
"Sicuramente è così. Per fare un esempio, si tratta, a mio parere, dello stesso meccanismo svelato da una bella inchiesta sul quotidiano La Stampa circa il mondo non delle modelle, ma delle aspiranti modelle. Un giro di soldi basato su provini e false speranze, che non è neppure vicino a quello vero della professione reale. Pur accettando la buona fede degli organizzatori, fare queste kermesse è inutile, e fatali gli equivoci su cui l'intero Festival è scivolato".

Se vogliamo parlare di una sorta di trabocchetto culturale, allora dovremmo ammettere che la stessa amministrazione comunale ha bevuto, e ha bevuto grosso ….
"L'intera faccenda ha messo a nudo la pochezza della politica culturale della città. Si è trattato di una scintillante costruzione sul nulla che è stata messa in crisi dal classico granellino di sabbia, vale a dire la protesta degli scrittori. Un "incidente" di cui l'amministrazione non poteva prevedere la portata. Ma, tirando le somme, se gli organizzatori potevano essere in buona fede, non può esserci un alibi per l'amministrazione comunale, che, partendo dalle esigenze vere del mondo del libro, prima di acquistare a scatola chiusa "un evento", poteva arrivare a un momento di vera sfida culturale, magari creando una sorta di laboratorio, di cantiere, un incubatore per giovani scrittori, accompagnando quello che è un delicato momento di transizione per l'intero mondo del libro.
Del resto, l'inerzia e il sostanziale silenzio della politica cittadina si vede nei fatti: le librerie chiudono e diventano altro, gli editori del territorio entrano in crisi, mancano idee forti sul libro. E non è vero che non si può ancora inventare: pensiamo ad altre iniziative che si tengono in altre città, come la prima che mi viene in mente, Pisa col suo festival della piccola e media editoria.
Allora, per chiudere: mettaimoci tutti insieme, attorno a un tavolo in cui siano presenti tutti i protagonisti e confrontiamoci sulle idee. Ci sono riusciti con un bellissimo Festival, quello del Gelato, che ha guadagnato anche un suo risvolto economico, perchè non farlo per il Libro?…".

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